nella vita

Guardando e sorridendo, ci si può accorgere che nella vita nella gioia o con tristezza e come ogni giorno, che la natura esprime compitamente il proprio vivere e nella suo modo più naturale e semplice, il tempo di nascere e nutrirsi e funzionare nel modo più limpido del corpo, è lo stesso che si forma nella sua limpidezza prima del momento del morire del corpo e che impiega come lo stesso tempo di quando si è nati. Se si narrasse immaginando ciò con due fotografie, identiche, come quella di un bambino nudo che guarda disceso a pancia sotto sopra una coperta.

Nella vita

se si potesse immaginare esattamente la condizione umana la si pensa mentre la si vive. E in ciò c’è un compimento universale della spiritualità. Così Dio fattosi uomo pone se stesso, prossimo la condizione umana. Così Gesù fattosi sé pone l’esistenza nella vita stessa di Dio come se stesso che ama. Questo spirito santo che si riversa e contempla nel medesimo istante, pone forse la condizione come parte del tutto. Con il quale può esservi. Gesù fa un estremo di sé e della condizione umana, contemplando il momento – siate pronti, non sapete né come né quando. Si riferisce così alla morte, che identifica come un ladro e un assassino che non ruba cose ma il momento umano dell’esistenza. Questa è una condizione prima e ultima di una umanità. Lo stesso Gesù entra a farvi parte e la vive, come umanità ch’è infinità, ma umanità. Lui spiega ch’è nel compimento di Dio nell’uomo, e come dove vi è spirito vi è essere, così vi è Dio e il suo essere. San Francesco fa sì che la condizione sia amata prima che abbandonata, fa della vicinanza ad essa come spirito e essere, la presenza stessa di Dio espresso nello spirito santo che Gesù espleta. Se per mezzo e per esso può esservi nella vita il pane quotidiano le opere dello spirito sono presenti anche dove nell’eternità di ciò ch’è amato incondizionatamente. L’amore salvato, l’amore ch’è.

per sempre

Da qualche giorno è morto tra le mie braccia mio padre di 96 anni. Di morte naturale. Di lui non vi parlerò, ma vi racconto un suo modo. Se io dovessi contare le penne a sfera che mio padre à consumato non potrei farlo con il taccuino o un foglio. Oramai per il mondo, si ispirò la notte il giorno ed anche quando lavorò. Nell’immediato voglio scrivere due di quelli che ò. Non esplicano i tutti e i molti, ma li ò trovati con molto significato. Non pensò mai di fare soltanto letteratura.

la luce eterna è con il

tramonto del giorno a l’alba

del giorno che viene in vita

eterna in luce di vita eterna

in terra

\

in§

cielo§

cè voce§ cè Dilio§

di Porto d’Ascoli§

oggi il mio nome è Dilio Marozzi§

ieri ero Marozzi Dilio§ sono nato§

a Porto d’Ascoli§ nel comune§

di Monteprandone§ sono§

stato§

chiamato§

per due volte§

simile in Omero§

in Ulisse§ a Polifemo§

che ripete§

il suo nome§ per due volte§

inimmaginabile

inimmaginabile mai considerato o mai voluto fare e non c’è motivo di farlo. Poi sappiamo se qualcuno immagina quel motivo o lo fa per far e fare assiste ma non capisce ma forse crede di ottenere.

Così, Soltanto con l’amore si fa sesso. il desiderio spinge il sesso nel piacere ma non si svela, si rivela nella possibilità d’amare.

Il sesso come possibilità di sapere il proprio dare e il proprio amore nell’altro per amore ma per sesso. Così l’amore spinge la libertà nella conoscenza e nella possibilità del desiderio, nel sesso come possibile o voluto dentro la vita del proprio perche e dell’altro.

E certo che l’effetto del sesso sembra avvenire per partecipazione naturale ed indipendente. Così quando ti appresti ad amare può esservi il sesso.

Si ama attraverso il corpo e con il corpo, sia per i sensi e il sesso che per pensiero e animo. Quindi diciamo che lo scambio è inconcepibile. Il dare implica il conoscere, il conoscere il dare. E quindi quando è presente l’effetto del sesso il motivo della sua comprensione è l’amore e più libero.

Quindi se si attribuisce all’incontro sessuale lo scambio economico la cosa è inconcepibile, seppure, appare ovvio nella necessità di altri modi di esistere del proprio corpo e del corpo altrui, ma in definitiva il desiderio è molto soggiogato dall’effetto e il desiderio come l’amore vengono controllati o semplicemente attribuiti alla situazione e manca quella ch’è la libertà sia della conoscenza che della parola sulla verità. E il bisogno della propria esperienza sulla comunicazione che avviene, e non si parla di sé ma si cerca di soggiogare l’atteggiamento interponendo un altro significato al significato, e sia nella presenza che nel modo della comunicazione. Così in definitiva apparve inconcepibile una tale situazione d’incontro soltanto sublimizzato al piacere e alla possibilità, ma controllato dal denaro e dal controllo su di esso. Ma allora se per malaugurio o per pratica si vive un modo siffatto può avvenire di capire che la posizione è irrilevante come il luogo in rapporto del perche se non si vive la possibilità dell’amore che si vive sia nel sesso che fuori dal sesso. Perche l’amare il prossimo in sé e come sé si decripta se si scopre questo sé. Che per paradosso si fosse una conoscenza così coercitiva e con queste regole di controllo, si potrebbe ritrovare nella stessa forma e innaturale nello scambio tra il significato e il ruolo.

Ciò che sembrava immutabile può cambiare radicalmente tra il prostituirsi e non volerlo fare più. Come tra l’essere nell’inconcepibile della logica che fa la prostituzione e l’essere come persona senza che vi sia più questa mediazione che appare inconcepibile e l’essere sé in autenticità, sia nella parola come nella possibilità tra la sincerità e l’esperienza, come fosse una conoscenza che ritorna nella sua catarsi.

Ma la conseguenza e la definizione appaiono sia logiche che illogiche in mancanza della nuova parola sull’esperienza. Come nella possibilità dell’incontrarsi che si fa in autenticità senza la necessità o la coercizione di mostrarsi in altri ruoli, come fossero appunti ruoli diversi tra la possibile e libera conoscenza dell’amore e l’obbligo dell’effetto nel controllo senza sincerità o nascondendo nel prossimo come se stesso l’intima conoscenza.

Il tempo è soggiace, ma l’incontro può essere sempre presente come esperienza e amore.

l’archetipo

Sentite questa parola. E per un poco fate di pensare che la pronuncia Eduardo De Filippo, così. Archetipo. E perche dico si può pensare a Eduardo! Perche Eduardo la vista nel suo artifizio, come soggetta al simbolo e all’immaginazione. Per chi consce la commedia: “Le voci di dentro” dico che essa appare proprio come sembra che il mondo potrebbe essere se ci si mettesse a pensare e spiegare l’Archetipo. Eduardo, così proprio preciso dice che succede al mondo e al simbolo e al significato stesso delle cose. E già, perche possiamo pensare ciò di questo evento del Teatro nella commedia, Le voci di dentro. Perche così ci appare il tempo come la spiegazione. Ma allora l’archetipo non esiste ma sembra esistere? Dipende. Si potrebbe rispondere. Il tema è già qualcosa di profondo, ma la tematica è già argomentata seppure non si spiega, ma si dice e si fa. Difatti, quello di cui parla Carl Gustav Jung è l’espressione stessa di cosa sia percepire e provare l’archetipo, come evento non del tutto spiegato ma risolutivo nella comunicazione dell’inconscio collettivo, ma che si fa individuo nella storia personale nel coscio e nella vissuto profondo di quella persona. Così l’archetipo è risolutivo per immagine e percezione e sentire. Come tra un dialogo tra la coscienza e l’ombra e che sviscera i suoi stati, l’archetipo raggiunge l’apice della risoluzione tra conscio e inconscio dell’anima psichica che indaga la condizione materiale della spiritualità nella consapevolezza presente dell’universalità di quella persona umana. Il manifestarsi di tutto ciò ch’è proprio di quella condizione umana, che deve ritrovare questa realtà per tornare a comprendere il presente e il suo tempo in vita essa si manifesta a questi livelli non in spiegazioni ma in risoluzioni che si collocano per immagini e significato in tutto il cammino di un percorso umano evoluto nel tempo in quel singolo manifestarsi e quell’individuo. Cosicché immaginare di formularsi come assoluto interprete di questo sé evolutivo, ma presente e personale è qualcosa che non completa il pieno contenimento questa universalità psichica e interiore e che si completa non soltanto nella percezione del sé, ma nell’esperienza possibile ma impossibile di ciò, come manifestazione e reale comunicazione e accettazione del possibile dialogo tra la coscienza e l’inconscio. Questa esperienza e questa immagine non è immaginabile è vivibile. Del resto se questo percorso è indispensabile non è del tutto accertabile come lo sono molte manifestazione dell’inconscio che accadono nella persona e che risolvono autonomamente la conflittualità che vi si può generare, può darsi senza che sia indispensabile conoscere ciò ch’è avvenuto nel loro rapporto di armonia. Ma quando la coscienza a bisogno di questo manifestarsi esso apparirà e si manifesterà nel sogno come nella percezione del presente armonico del quotidiano personale. Allora è bene comprendere quando c’è e quando è indispensabile e quando diviene altro, che si coniuga come avviene perfettamente, anche, nella commedia le voci di dentro di Eduardo De Filippo, come rappresentazione e simbolo di ciò ch’è vero ma viene detto impropriamente e spiegato come fatto non ben individuato. Del resto, ora potremmo citare l’esperimento fatto dall’esimio Cabito Calotto, l’antropologo – che in ragione di ciò per meglio comprendere l’attitudine a tale essere, appunto di antropologo – a posto alcune persone nella condizione diretta di ascoltare un esperienza e un evento personale direttamente dalla persona e nel suo luogo. Susseguentemente a ciò a lasciato queste persone intraprendere il percorso di studi che dovrebbero portarle, dovrebbero portarle, appunto ad essere un antropologo, Cosicché quando Cabito Calotto, l’antropologo a chiesto a costoro cosa avesse detto quel tal de tale in quel luogo – chi avesse risposto, chi a risposto, Già. Con le parole che ascoltò, Cabito Calotto l’antropologo disse e verificò la sua esperienza proponendo che sì, costui era adatto per essere un antropologo. Ma se qualcuno o qualcuna di codesti studiosi rispose, a risposto non con ciò che conobbe e ascoltò direttamente, dico direttamente dalla persona nel luogo. Cabito Calotto l’antropologo optò che l’attitudine all’antropologia non fosse completamente disponibile nel pensiero della persona che ascoltava e propose che così, si fosse più consono all’archeologia.

nella libertà di Dio e nell’amore di Gesù

questo mitico proclama dell’uguaglianza e dell’immagine. Forse il grande caos e l’ossessione. In natura nulla è uguale all’altro e niente e nessuno può essere lì stesse. Sì forse vi è la somiglianza e una similitudine ma tutto sembra uguale soltanto se è diverso, anche soltanto del relativo più ristretto: diverso allora può dirsi simile anche se appare una similitudine che lo fa sembrare lì stesso. Come dire gli uomini sono tutti nudi e tutti vestiti, e le donne. Fossero anche come dicono gli uomini. non sarebbero lì stesse. E perche se il mondo fosse numero non si potrebbe dire come si dice, sembrano uguali ma sono diversi e quando sono uguali stanno ognuno per suo conto. Oh! bella e che siamo allora tutte queste cose e nessuna di esse. Certamente perche se Dio ama Gesù lo ama. Ma lo fa sa sé. viceversa se lo facesse con sé lo farebbe da solo. E che vuol dire l’amore è sempre.

certamente ma se l’uomo e la donna anno memoria di sé tutto quello che sanno è unico ma universale. E certo che significa se ci si veste tutti uguale sembra che lo si fa insieme ma ognuno per suo conto. Oh! bella e che vuoi contare uno sono, sono tutti uguali con lo stesso vestito. Il vestito sembra uguale ma ognuno lo indossa per sé. E che si vede che s’immagina così, ogni volta che ne incontri uno ti dice la stessa cosa. Ma uno di che? Ma di vestito, e che vai a pensare. E sì allora se tutti sono vestiti parlano insieme, invece se sono nudi parlano da soli e uno alla volta. Mi sembra ovvio, se c’è una immagine parla da sé, se c’è la persona parla con sé. Eh! e che si dicono. Che si dicono, a saperlo sempre quello che c’è bisogno di dire e sapere e che cosa ti dice quello che sai, che vai a scoprire che pensavi fosse di un altro di chissà quale tempo e invece lo conosci per te come se ci fossi tu e ci sei, e ci sei per te con sé, con sé che ti dice e con sé che dici. Eh! allora se uno pensa può vedere con il cervello di un altro che so da un altra parte e sentite con le sue orecchie quello che gli succede. Be’! si sa e non si sa. del resto che vuoi dire se ti piace una donna ti piace la donna, non mi verrai a dire, dico non mi verrai a dire che tutte le donne sono uguali. Sì forse nel luogo e in qualche tempo ci si fa per quel che capita. Che se fossero fatte proprio tutte uguali, spiccicate uguale più che sosia gemelle, come anche la conformazione universale ci mostra ogni tanto, tu vedresti la stessa donna e invece d’immaginarla vorresti copulare con lei come fosse sempre la stessa? Eh! ch’è successo al mondo non è proprio questo? Ma che dici se anche ci provi non ci riesci neanche se tutti fossero costretti a fare quello che fanno. Siamo tutti uguali è per questo che facciamo le stesse cose. Eh! prova un po’ a fare la stessa cosa nelli stesso momento se state nello stesso posto come se non ci fosse il posto e neanche voi, per dire che state nello stesso posto come se non ci fossero due ma uno in due. Eh, che rifai il tandem. No con il tandem che vuoi vedere la schiena mentre pedali. Ti muovi e fai la figura. Allora se si sente insieme si è insieme ma sempre duo. Oh! ma non vorrai dire che il corpo e l’anima sono lì stesse ma stanno lì stesse e ognuno pensa il tempo ognuna al suo tempo e conoscono quel che conoscono. Oh! perbacco! Oh! pebacco. Allora non è proprio come la visita di leva dove trovi per sommo distretto prima del battaglione persone nate lo stesso giorno e lo stesso anno numerato, ma non si sa a che ora. E a che ora è! Ma!

A presso a me

Nel mondo ciò che scompare e si rifà, sembra sempre diverso e poi uguale. Come se si dice, o bella come l’ò detto. E così a sta situazione si conviene come fosse d’uopo o necessità. Ma a fronte di tutto questo cosa accade? Che ci si pensa e ci si rifà sempre con il carattere. E già, forse è per questo stesso motivo che forse se la. E, Va là che sia che ritorni sempre dove eri e non sembra accorgersi di questo fatto. Sovente, sì! si dice una cosa e se ne prova un altra, ma come va che sta che si cerca di dire, appunto una cosa per provare sempre quell’altra cosa, appunto la cosa. O, Bella! si potrebbe dire, ma se non ti accorgi che il carattere è come lo metti e perche lo dici, non ti accorgi neanche di provare quella cosa. E così capita che per tristezza o per superbia, si rifà sempre li stesso come se fosse buono a farsi e non stancasse affatto. Ora, io mi domando e dico, dico, se sei per quell’altra cosa perche non ti accorgi della cosa che fai e che sei. E così fa lo stesso che il carattere si invidia da sé, ma facendo finta di non invidiare un altro. Come a dire io lo sento lo provo ma non lo capisco, tanto a te lo do. E bravo, ma perche lo dai a me e che genere di altruismo è. Se non dici a te stesso quello che è non separi il carattere dal suo artefice invidioso, perche lo dai a me e dicendo che provo io quello che tu non sai di avere e cerchi solidale, solidale, come ti viene in mente anche se non lo vedi qualcuno a cui raccontare questo fatto. OH, qui ti volevo perche qui non c’è fatto e se non c’è fatto come fai a dire quel ch’è fatto soltanto perche lo ai detto, vedi che provi e senti più che vedere anche se fai del tutto per dirlo, quasi ti cercassi io mentre sei tu a farlo. Proprio come in carattere con l’invidia che non si conoscono e si frequentano. C’è un detto che fa, che bisogna sempre benedire, mai maledire. Un fare un poco compassionevole come di essere afflitto con gli afflitti, triste con chi è triste, e gioioso con chi è gioioso. Oh! bella ma con chi ti scoccia bisogna scocciare. Sì, va be’ giochiamo a cococcette con l’uovo sodo. Bisogna sempre benedire anche i tuoi nemici. E se mi invidia?, Chi?, Il nemici. Tu benedici, benedici sempre. Stai a contare quante volte lo fai, anche davanti lo specchio benedici sempre. E chi benedico lo specchio!

Del resto anche a Gesù capitò un fatto del genere. Ti ricordi quando Ponzio, dico Ponzio. Non potendo egli stesso trovare nessuna colpa sul comportamento di Gesù, gli manifestò la Sua dico Sua possibilità di potere come di salvarlo dalla morte. Chiese a Gesù quale fosse il suo potere e se fosse figlio di Dio. Gesù che rispose? Eh! che rispose! sentiamo. Disse a Ponzio Pelato, se tu lo dici tu lo sai, io lo sono! Pilato no Pelato. Eh! qui casca l’asino. Eh! Che Vola. Che vola. Eh! E allora com’è che quando andò dinanzi la folla acclamante con Barabba, tutti urlarono Barabba per liberalo al posto di Gesù. Non so non conosco questo Barabba, chi è? Chi è, un ladro e un assassino. Perche tu lo conosci, e poi si sa la solidarietà cerca sempre di accomodarsi, si sa lascia fa. Eh! ma Gesù fu condannato a morte e crocifisso. Oh! bella è li stesso. Come lo stesso. E sì, perche se lo avessero liberato e ucciso Barabba, sarebbe dovuto morire lo stesso, un altra volta ma sempre gli sarebbe toccato. Oddio che cosa tremenda! E, che vo fa! Sa da campa! A me piace. E se nessuno lo avesse mai ucciso? Difatti! Come difatti! Lascia fa non ci pensare! Benediceme a mammeta.

Il giorno

In quel giorno era crocefisso Gesù. E dopo il tuono, il tempo, lo squarcio del velo del tempio e il terremoto. Mentre il suo corpo venne tolto dalla Croce, passa davanti a quel tempo che era sul monte calvario, un uomo che avvicinandosi ad un altro che guardava tutto da un poco distante, chiese: Cosa è accaduto? Rispose l’altro, non so. Anno crocifisso il Re dei Giudei. Questo è scritto sulla croce. Questo a scritto Ponzio Pilato. Perche, chiese ancora l’uomo, che si era avvicinato. Forse i Giudei anno proclamato costui Re? Rispose l’altro, non so, non credo, la cosa non è molto chiara, è stato consegnato a Ponzio Pilato per essere giudicato perche si è proclamato figlio di Dio, gli stessi sacerdoti del tempio lo cercarono e lo consegnarono al giudizio della legge di Roma, perche fosse giudicato. Perche, cosa aveva fatto? chiese ancora l’uomo. Non so, non mi è chiaro, disse l’altro. Per essere condannato a morte e per proclamazione il giorno in cui il popolo può chiedere la liberazione di un prigioniero. Liberato Barabba dalla galera e Gesù, così si chiama quell’uomo che tolgono dalla croce, ora. E che quelle donne piangono. Condannato alla crocifissione, dopo essere stato flagellato e inchiodato alla croce. Di cosa parlò chiese ancora quell’uomo? Rispose l’altro, dell’amore per mezzo e per esso anche la morte terrena sarà vinta. L’uomo guardò, ancora l’altro, e disse: Come può essere accaduto tutto ciò. In che mistero è l’esistenza umana, se a creduto di poter separare l’amore, in uno utile e uno inutile, in un Re o un Altro.

Non ci facemmo la doccia

Che dire disse, egli, quando si ricordano delle cose da fare e non si sa neanche perche. E allora, egli disse di quella volta che non si fecero la doccia. Meglio lei voleva farsi la doccia. Be’ si la faremo, quando sarà. Ma pensò anche che importa. Così una volta lei era pronta per uscire e si era fatta la doccia da sola e lui si stava facendo la doccia. Così ella volle guardare, bussò e chiese di aprirgli. Immaginava che la stesse forse tradendo sotto la doccia. Così lui nudo la guardò mentre lei l’osservava sempre con quel desiderio e una sorte di ammirazione anche per il suo sesso, che se non era eccitato. Appariva sempre formato tanto facevano all’amore insieme. Egli disse faccio subito, arrivo. E lei chiuse la porta. Poi successe che continuarono a fare la doccia ognuno per conto suo, non si fecero mai la doccia insieme. Egli se ci pensa e pensa a quante volte erano stati abbracciati e si erano baciati il fatto che non si fossero fatti la doccia insieme era una cosa che proprio non gli importo. Ecco ora che egli ricorda questa cosa della doccia pensa, anche, ora che importa. Farsi la doccia insieme e forse con l’acqua che può giungere fredda, o è troppo calda, o non importa come. Non è una cosa che mi manca. Sarebbe, proprio il flusso e il senso del significato che sarebbe com’è. Del resto molto cambia anche se si confà. Il senso dello stupore quello sì, può lasciare senza una ragione specifica, come se si cerca si sapere ma vuoi sfidare lo stesso quello che sai e vuoi sapere. Allora non accade e pensi non è accaduto, era così divertente che non ò capito bene in quel momento ed è stato un poco diverso.

astrolabio

Come se stessi dentro il campo di concentramento. E quello che vedo e che sento non mi stupisce, la detta condizione umana. Si sono visti così tanti disastri dediti alla soppressione umana che questo luogo sembra non stupire più per questo ricordo. I luoghi sono importanti e la sensibilità dell’individuo lo comprende, ci sono posti o abitazioni personali dove qualcuno à vissuto e à sinceramente apprezzato la bontà della vita. In questo campo come si è giunti chi vi giunse? E non vediamo soltanto i prigionieri, ma anche chi li detiene. Sono identici in quanto svolgono una percezione consona a un quotidiano che termina dove finisce e dove si esalta. Se molti di questi prigionieri sono destinati alla morte, in un modo che li uniforma come individui, gli altri gli uccisori sono imprigionati in un concetto di affermazione a tutti i costi, anch’essi schiavi e uniformati. Quando il popolo tedesco non vedeva la differenza e seppur caduco dalla differenziazione della distruzione e della percezione come affermazione, del bisogno sulla necessità come ideologia e controllo sociale dopo la violenza della propaganda della prima guerra mondiale.

Così delle persone ognuna con le proprie giornate quotidiane e aspirazioni creative e personali, sono state identificate dalla stratificazione legale dello stato sociale nazista come possibili percettori della differenza ed è difficile per chi non lo è sentircisi su un concetto principio di verità e di supposizione nel contempo. La propaganda e l’ideologia sociale del disprezzo come dell’affermazione, assoggettò la figura e lo stilema immaginativo dell’ebreo popolo errante in cerca di una terra. Dietro i fuochi individualistici del controllo sociale, vi era una sorte di appagamento auto stimolante nella psicologia di massa e, che così si fa energia e forza. Così queste persone al campo di concentramento sono state derubate dei loro averi in modo che si possono finanziare anche le guerre e le espansioni proprio come gli antichi e le guerre di secessione e successione che depauperavano gli altri popoli e magare rubare il fuoco agli Dei ed essergli pari. Ora se molte persone sono ridotte in povertà assoluta private della possibilità di fare ed esprimersi diventano un corpo sociale di cui non ci può essere più controllo. Così in tal modo si cerca di toglierli dalla spazio sociale, è ovvio che per tale principio e concetto s’inneschino moti di superiorità ideologica della superiorità sociale come collettivo e universale e suprematismo della differenza sulla differenza, come attributo stesso dell’esistenza in razza e specie concettuale. E, così è evidente che in questa metrica il suprematismo della razza sulla salute non implica più una cura ma una ricerca per il perfezionamento, come di una locomotiva ferroviaria. Cosicché appare evidente e logico che ogni forma di funzionamento non articolata socialmente sull’identità e la perfezione del macchinario è deleteria per l’immagine stessa del suo significato. Appare oltre modo grottesco e paradossale il discorso fatto da Goebbels, fautore della propaganda del regime esprimersi contro gli andicappati fisici e la loro soppressione per ridurre il costo e i benefici a favore della razza pura, appare paradossale perche era poliomielitico e zoppo. Come dire anche un tipo sulla sedia a rotelle con la forza e con il potere può essere peggiore per esaltazione a paura per affermazione degli altri.

Il cosiddetto uomo vitruviano, nel disegno di Leonardo Da Vinci, ci mostra uno spazio e un movimento, come se il cerchio sia una sfera e il quadrato un cubo e il corpo una particella dello spazio, come spazio stesso della particella infinitamente grande e infinitamente piccola, se così può essere percepita anche di là del modello architettonico. Il principio del disegno di Leonardo Da Vinci, è in molta considerazione ciò che può essere definito, un mito della creazione dello stesso Leonardo Da Vinci. Sembra un auto ritratto sulle proporzione dello spazio nel tempo e la conoscenza, come in effetti se in definitiva ciò che appare è al contempo per l ‘appunto sia visibile che invisibile, come particella e spazio come particella nello spazio. E di fatto è una condizione peculiare anche attraverso il pensiero, e più che nella forma nel tempo e significato.

E allora come virtù dell’esistenza come rappresentarci una situazione, come se fosse disegnata o scritta, effettivamente come visibile e invisibile per quel che concerne l’atto e non la persona, cioè l’atto è visibile come per esempio questo scritto e non io che scrivo, e come la forma nella sostanza e la sostanza nella forma. Dico ciò per fare un breve pensiero su Silvia Romano, per sostanza concreta dell’informazione io potrei pensare che questa donna è viva da qualche parte e vive felice, che non sia nel sequestro narrato e che abbia una visibilità nell’invisibilità. E di fatti mi trovo su di una posizione altra il suo corpo e il suo stato nella sua condizione, e, ciò come appare evidente è sempre, ma in situazione che non ò l’oggettiva presenza. Se per ipotesi io dicessi che nel proseguo del pensiero e delle narrazione possa avere manifestato in me un desiderio di carattere sessuale la dimensione sarebbe non relativa, pur potendo apparire pragmatica. E di fatti io potrei significare dei significati sulle mie ipotesi di ciò ch’è accaduto alla narrazione della situazione, ma la circostanza che appare evidente è la mia non oggettiva comunicazione personale con la Sua persona fisica. E allora l’interruzione non c’è se non nella narrazione sia interiore che palese nella visibilità. Di Fatto questa donna potrebbe essere circostanziata in avvenimenti precisi relativi e conosciuti, ma obliterati da un significato o un pensiero. Se Silvia Romano fosse morta particolareggiare il momento che potrebbe essere già nel pensiero, sarebbe esplicativo non del significato ma dell’impossibilità della ragione e del suo significato. E come anche se Silvia Romano fosse viva. In realtà co sono delle modalità che spiegano le sorti e potrebbero anche identificare i momenti, le ragioni ovviamente sono sempre surrettizie. Forse appaiono visibili ma non ànno contenuto e quindi diventano nosografiche rispetto alla possibilità e l’effettivo essere.