Premessa senza premessa

Premessa senza premessa

Questa premessa senza premessa s’intende ed è fatta a proposito di ciò che si verificò nell’edizione del Faust. Questo libro nacque con questo nome, inizialmente composto di altre tre parti separare. La realizzazione del libro si è sviluppata in un arco di tempo molto ampio, sia per espressione che tecnologia usata prima dell’avvento del compiuter e con esso. Nell’arco di questo tempo è nato anche il manifesto del movimento minollico. Così volto a queste realizzazione il libro è stato da me modificato ancora, sino alla sua ultima edizione che si chiamò: Letteratura. C’è un motivo perche è avvenuto ciò e in parte va spiegato. Appunto, con questa premessa non premessa. Ora giunto alla sua realizzazione, del Faust, e le altre tre parti, separate come altri libri per ognuna delle parti, iniziai a spedirne una alla volta ad alcune case editrici. Con relativo invio, letture e risposta da parte di esse. Ora nel mezzo di tutto ciò, mi trovai ad andare per alcune sedute terapeutiche appunto da uno psicoterapeuta – non proprio per mia volontà, ma a detta di mia sorella che sovente ragiona come una capra, fui indotto ad andarvi. Così dopo alcune sedute, mi disse che non avevo necessità di tali sedute, perche forse potevo essere anche un genio. Ma non per questo gli dissi di fare comunque qualche altra seduta, insieme, in fin dei conti vedevo c’erano state delle dinamiche di pensiero e di comportamento, che si potevano meglio approfondire. Così un bel giorno in una di queste dopo che ebbe letto il mio libro gli dissi, che avevo saputo leggendo il giornale di uno psicanalista di Roma, un certo Mario Trevi, che era addentro sia delle tematiche di Jung, che della coniugazione con i principi dell’arte. Aveva un numero di telefono sull’elenco telefonico e indirizzo e volevo inviargli questa richiesta. Di un breve scritto che fosse d’introduzione al mio libro. Volle il caso, mi disse che lui aveva conosciuto, Mario Trevi, e che era stato lo psicanalista di riferimento del suo psicanalista di riferimento. Così mi disse che avrebbe potuto contattarlo lui per me, per chiedergli come era nelle mie intenzioni una breve riflessione sul mio libro, come una premessa per aiutare il lettore. E così fu che inviai il mio libro tramite lui a Mario Trevi. Che come lo ebbe gli fu rubato insieme alla mia lettera e alla sua borsa con altre cose o lavori. Restituitagli, poi dai vigili urbani di Roma, non mi stupisco che qualcuno volesse leggervi cosa vi fosse scritto, perche c’è un mondo che pensa che esiste soltanto ciò che pensano loro e che se qualcuno lo sa pure gli interessa e per questo forse non si può dire. Ora in aggiunta a ciò, l’amico psicoterapeuta decise di sua iniziativa di mettere una sua lettera, dove aggiungeva che forse io potevo anche sentire una condizione, che espresse con un codice, dove in sostanza io percepivo che ci fosse una follia intorno a me e che temevo potesse contagiarmi, ciò anche per rendere più appropriata la relazione, Sua, con Mario Trevi. E così alla fine il Sig. Mario Trevi letto il mio libro, rispose al mio amico psicoterapeuta – Nel frattempo di ciò io ebbi in lettura un libro del suo amico e psicanalista di riferimento che Trevi conosceva e aveva letto, soltanto che io ebbi la netta percezione nella suo ipotesi di terapia della possibile difficoltà personale di costui per sostenere sino in fondo la possibile immagine che aveva generato quel libro. Senza remore lo comunicai al mio amico psicoterapeuta, e, che in seguito con la concomitanza dei giochi paralleli assurdi dell’esistenza si evidenziarono in un modo molto tragico e inaspettato, tra l’identità e la possibile psicanalitica. Ciò per assurdo a dato anche un momento di deviazione a ciò ch’è stata la connotazione del mio libro. Così prima di tutto ciò, giunse la lettera di Mario Trevi al mio amico psicoterapeuta, coi stabilirono avrebbe scritto prima a lui. Sostanzialmente il mio amico terapeuta disse che non aveva identificato la letteratura del mio libro. In realtà, quando me la lesse, io mi resi conto che era andato ben oltre la verifica e si fosse spinto anche nella relazione tra sé e il mio amico psicoterapeuta e la sua stessa realtà personale e del libro con una capacità e valutazione e principio onesto. Feci una fotocopia della sua lettera autografa, ora riprodotta da qualche parte nei miei libri in scritto stampa. Certo si confuse un poco dato che il libro appartiene a un tempo narrativo che non descrive propriamente, ma vive riversando sulla descrizione la percezione interiore, Tanto che disse che nell’impossibilità reale delle sue forza di valutare, che io potessi essere un autistico, seppur probabilmente un autentico creatore. Così dopo ciò ci risolvemmo io e il Sig. Mario Trevi in una telefonata da me fatta. È bene dire che in quei periodi uscì una sua intervista sul quotidiano L’unità, dove lui in certo modo si riteneva scettico che potesse esistere un aspetto mitopoietico in un modo generativo prettamente istintuale. E del resto bisogna riconoscere che gioco forza, la sinistra politico predilige un aspetto conflittuale più freudiano, proprio per la dialettica politica su cui cercava di fare riferimento. Così a un certo punto della storia del mio libro, il Faust, lo lascio per del tempo vincolato al pensiero di Mario Trevi, e anche quegli episodi della tragicità della relazione che si era sviluppata, tra il mio amico psicoterapeuta e il suo riferente, tragicamente scomparso. Mi rendevo conto che qualsiasi lettore si potesse trovare spaesato dopo avere letto la lettera di Trevi, proprio su come dovesse affrontare la lettura del libro. Finché un bel giorno capii che tutta questa storia attorno al mio libro non ci entrava e non c’era. Comincia a pulire ciò che vi era scritto che riguardava la situazione e che mi aveva coinvolto in altro modo non certo nella letteratura del Faust. Così decisi di vedere come un punto di vista la relazione di Trevi con il libro, ritornai sul pensiero e la costruzione della letteratura che vi era, e così chiamai quel libro letteratura, che nel frattempo era divenuto un solo libro delle quattro parti e che si apre in altre formazioni di letteratura in altri libri. Così anche il lettore a preso ad avvicinarsi ad esso più spontaneamente con sé stesso.

Per il mio amico psicoterapeuta, concordammo nell’ultima seduta che ci vedemmo, che non avrei pagato la seduta così si sarebbe relazionato meglio quel ciclo d’incontri.

è lui Arnold?

Non so trovare altro che quello. non c’è un suono, non c’è uno strumento che mi faccia ascoltare quello che scrivo. Quello che ò scritto. Ma di fatto le identità sono forse anche infinite nell’ensemble dei suoni stessi. Molteplici in orchestra strumenti. Se si poggia male una mano non si può comporre come si sa. Se fossi soltanto sordo. O ascoltassi in più. trovo un tempo come fosse una suono e tutto il tempo ascolto insieme a chi è quel suono. Un percorso senza più toni. Ma è il metodo che è eufonie o il significato insieme. è ora e ovunque in una gravità nella gravità. https://it.wikipedia.org/wiki/Arnold_Sch%C3%B6nberg#Discografia https://it.wikipedia.org/wiki/Fonografo https://it.wikipedia.org/wiki/Erwartung https://vimeo.com/25347807 https://youtu.be/AxvAC67fEfE

Tutto il tempo in ultimo giorno è Dio che ama

… amate i vostri nemici. Che merito avrete ad amare chi vi ama. Può darsi che così, o è così. Come tra amare e il decidere di amare. Quando si è amati si ama più facilmente.

Amatevi come vi ò amato. Come ci amò Gesù, amando Dio, parlando dell’amore di Dio, colui che ama. L’essere umano come possibilità conosce il sesso e il piacere, lo stare bene e la paura, la schiavitù e il bisogno della libertà, senza ciò che cosa è l’amore, l’aiuto e lo stare vicini, il calore come la disponibilità, o il capire e riflettere.

… così viene perdonato suo malgrado, come Adamo[PM1]  ed Eva, per riflettere sulla condizione, come Caino[PM2] . Ma senza giudizio su perche scegliere la condizione. Ma da un punto di vista, come amore e perdono di Dio, può apparire inutile riflettere.

La difficoltà ad amare. Appare così, forse che la condizione ponga come difficile amare, la difficoltà ad amare, non per merito perche chi ama, Dio, lo fa senza meritocrazia, come quando si è amati si è inconsapevole se non si ama, così per amore si diviene consapevole del perdono, di sé del prossimo e della difficoltà che vi poniamo. Così riflettiamo sull’amore, pur non avendo merito da chi ci ama, Dio. Che Dio ti renda merito. Ma più del perdono e della vita, dell’amore.


 [PM1]Adamo ed Eva i primi genitori della scelta umana della condizione umana.

 [PM2]Caino uccise il fratello che amava Dio. Opponendosi alla sua stessa consapevolezza di Dio.

Un saluto ai morti e ai vivi

C’è la guerra e c’è la pace, ma in questo bisogna scoprire i giorni dell’amore. Credo siano importanti anche per la risoluzione di una sorte del mistero che si fa continuum ineluttabile. Queste due pagine fotocopiate dal libro di Sergio Zavoli – la notte della repubblica – fatto in forma giornalistica, come menzionato dall’autore. Attraversano le dirette testimonianze delle persone che verificarono i fatti nella loro fattispecie o vissuto dei momenti che si attraversarono in quelle storie ed episodi. Queste sono soltanto due pagine che esprimono la sfaccettatura paradossale e quasi originale di tanti di quegli accadimenti. Ex terrorista intervistato è definito di destra – ma in analisi se non lo si sapesse potrebbe far pensare che fosse di sinistra. Come del resto l’ipotesi di uno stato organizzato che combatte con se stesso, dimostra ulteriormente il fatto che gli uomini sono fatti di loro stessi che se riescono è meglio si aprano all’amore, forse per l’impossibile ma non sentire di soccombere, sentirsi ineluttabili. Ciò che vi si palesa nelle parole della persona intervistata, ben più di 20 anni fa, è la sua riconoscibilità dei fatti creati da lui stesso e che per sua circostanza sono stati evidenziati e sottoposti al giudizio dello stesso fare giuridico dello stato, che disprezza non riconosce competente per le sue stesse ammissioni di colpevolezza e che per questo continuerà a disprezzare, forse come se stesso nella condizione, sino alla fine dei suoi giorni materiali.

Se si è diversi appare quasi assurdo se non si ama il significato stesso della non violenza. La difesa dalla violenza interiore per la possibilità di amare.

Come appare quel che scompare non possiamo sapere come risolvere tutto quel che accade.

Io dico si può considerare la civiltà

La nostra libertà ha vita con la civiltà che scioglie e non cagiona ha il fondo di verità che lo sostiene e conduce l’uomo alla civiltà dell’amore che è con lo spazio di felicità di senso naturale in persone con la volontà bene con il piacere creativo spirituale al buio di senso naturale in luce con il gusto naturale

Dilio

Un’immagine e un pensiero

Se fosse una piccola pianta. Trasformarsi in un albero di limone, lo potrei certo immaginare. Un limone bello e giallo. Non ancora aperto, così, come si facesse immaginare il suo succo e quasi il suo sapore sento in bocca. E allora mi sono detto, sono altrove, sono dove aspetto e ancora non giunge credo ciò che aspetto. Ma cosa accade? Che si fosse perso. Fu così credo, non posso immaginare qualcosa che invece mi appare diversa. E cosa sono questi giorni. Si parla come se tutte le cose sapessero e tutti, proprio tutte le persone stanno ad ascoltare. E che sia questo, un pensiero. O un fatto, uno di quelli che non si possono raccontare, perche proprio non lo vidi, e, né vicino e neanche lontano. Fu proprio altrove. Così potrei dire se lo stessi, proprio or ora narrando. Perche accade, proprio ciò che non sapevo, come fosse qualcosa di subitaneo, che non lo aspetti così come avviene. Come e perche non può mai avvenire, perche lo conosci ma non ne sai. E dove, poi e perche! Come se le cose e i fatti che accadono sono sempre presenti e perche, proprio, ci sono anche le persone. Ma come fu mai, allora che non ci si vidde, che lo scoprimmo e soltanto dopo lo pensammo. È un fatto certo, come non potrebbe essere altro e cosa che accade. Ma soltanto lo sguardo fu complice, come nessuno che se n’accorge. E viaggiò, viaggiò. Finché non si raggiunse. Già si raggiunse, così improvviso, come si era visto e pensato. Senza che chi si raggiungesse se ne accorgesse, o trovasse il modo per raggiungerlo immediatamente, così come lo aveva inviato, anche lui senza essere visto molto tempo prima. Qualcuna lo aveva veduto e ancor prima che lui lo avesse immaginato. Perche quando lui fece, quel sorriso, non si era visto e non sapeva che qualcuna lo avrebbe, poi, visto.

Buon Natale!

si udì così, comunque

Si è poi così sicuri che Gesù disse di sentirsi abbandonato, nei vangeli di Mattia e Marco appare questa frase. Quello che forse stupisce in quel momento è anche il significato di chi ascolta quei suoni che vengono dalla voce di Gesù. Riferiscono ancora i due evangelisti le persone lo udirono chiamare Elia, mentre i due evangelisti riferiscono la frase: “Dio mio Dio Mio, perche mi ai abbandonato. Ora questo suono e questi significati ambiscono a qualcosa eppure appaiono strani, come ci fosse una presenza e una testimonianza insieme. Ciò sembra essere posto come un tempo e una definizione, come fosse un poco profferita una profezia. Quindi chi ascolta sente quei suoni e sembra trovare un senso. Però non dobbiamo dimenticare cosa dice Gesù, mentre è crocifisso al ladrone che gli chiede amore, che sarà subito risorto e sarà con lui, come avesse egli constatata la condizione umana e la sua differenza visibile e non visibile, udibile e non udibile. I tre sono insieme crocifissi. I due con Gesù entrambi chiedono e Gesù sembra rispondere al più perspicace e mite, ma al contempo rispose anche all’altro. Così nell’imminenza e in quella condizione, Gesù lo udirono gli astanti insieme ai due evangelisti – con quella profezia che dice all’incirca, Elia annuncerà il Messia, e così si udì Gesù pronunciare il nome di Eli, mentre gli evangelisti ascoltarono il tempo di Dio, forse in un modo un poco bizzarro, ma vero nella paura umana con la morte, di Gesù che la comunica come condizione sua e imminente, comunicando in Dio. E qui che avviene la rivelazione e una profezia. Ma non possiamo non ascoltare l’imminenza e la chiarificazione stessa nel continuo e assoluto come comunicò Gesù al ladrone e come significato imminente. E così altri due affermarono quel che avviene nella stessa fede e comunicazione, come fossero i modi diversi ma la condizione univoca in quel momento, o istante prima che Gesù spirò. Li troviamo nel vangelo di Luca e in quello inteso apocrifo di Nicodemo e che testimoniano ciò che udirono quando morì Gesù: Padre nelle tue mani io affido il mio spirito. E questo modo in Dio è la morte di ognuno. Significato, momento, condizione. Un uovo di pasqua una epifania, un bambinello. Gesù, Giuseppe e Maria. Ora se vi mettete il bue e l’asinello e un poco di pastori con le pecore avete fatto il presepe. I Re Magi che sono in viaggio li potete mettere il sei Gennaio. Ci si può mettere anche il bambinello, Gesù bambino il giorno di natale per far comprendere a chi vede il presepe ch’è quel giorno che nasce Gesù.

presepi – Bing images

Un Natale in tutti

È difficile o mi appare tale, perche il padre del mio bisnonno Elia, lo abbia chiamato così. Per ottemperanza al momento postumo potrei pensare e si dovrebbe fare una ricerca. Che così si chiamasse il padre o il padre della madre di Elia. Ma se la cosa appare come appare, perche non possa trarre origine dallo stesso pensiero dei genitori di Elia e senza altri pregressi. E così immaginiamo che i genitori di Elia avessero scelto questo nome per lui. E, certo che questo suono è così consono al suo stesso suono, che si pronuncia con un suo carattere e una certa melodia, quasi fosse un cantico della lingua italiana.

Ora, quindi Elia trae il suo nome da quello che si chiamò o si chiama Elia, un profeta nello stesso spirito del profeta che esclama e chiede a Dio miracoli, come Sé in ogni Sé nel tempo come fosse lo spirito di Dio che vive in ognuno per dimora di Dio. Il tempo di Elia che si delinea nei racconti biblici è comunque accolto nello spirito e santo e come fosse vivo e mai morente, chissà come se ogni essere vivente ne fosse spazio e acme. E così la stessa apparizione di Dio come tempo e luogo, sembra intercorrere tra Dio e la vita. E come Dio potesse esservi anche se non c’è, come se la materia sia dove c’è e dove non c’è finché c’è. In definitiva appare ininterrottamente per questo, senza concetto. I fatti narrano dello spirito apparso come di ciò che appare per spirito nella vita. È Elia.

Ora così partendo da un punto per tutto e tutto per un punto, si può sentire un pensiero univoco in ogni essere vivente, e, che forse sembra interrompersi come apparizione ma che non si interrompe in fede e Dio e spirito. Un creato nella creatività del creato.

Ora procreando il mio bisnonno e un pronome: appare un pensiero – il passo di Elia Gesù si ripone in Elia da Monteprandone in Cristo risorto di croce in sua Immacolata Concezione in Dio Gesù in figlio di spirito Santo

Ora coniugando il tempo e un altro nome in Elia ma in Elia lo spirito non cambia e il Natale è ovunque sta ai Re Magi trovare Gesù.

aggiunta: http://www.settimananews.it/bibbia/elia-passione-dio/#_ftnref16

all’interno delle istituzioni

Non ricordo esattamente perche quel giorno nell’ora di ginnastica, non facemmo educazione fisica, o più esattamente la fecero le donne, mentre noi maschi ci trovammo quel giorno senza il professore. Credo che fu proprio questo il motivo perche quel giorno non facemmo educazione fisica. Così io un poco alla chetichella entrai nell’aula magna chiusa e accesi il televisore – e seppi in quella mattina che era stato rapito in via fani Aldo Moro. Era il 16 Marzo del 1978, l’indomani sarebbe stato il 17, Marzo: il mio onomastico, San Patrizio. Uscii dall’aula magna e trovai un mio amico che correndo su per le scale faceva il rivoluzionario, perche non vi era la lezione di educazione fisica, gli dissi: ànno rapito Moro, chi? Moro – E chi se ne frega e continuò a correre su per le scale alla garibaldina. Così noi eravamo come paragonò i terroristi Patrizio Peci quelli delle medie nel suo Libro: Io l’infame. E vorrei vedere era Sambenedettese mica di Porto D’Ascoli. Come devo riconoscere che anche io sono nato a San Benedetto, e forse sono stato uno dei primi o l’unico in famiglia e incominciò ad essere l’andazzo dell’epoca. Nel 1963, accompagnato da mia nonna e mio padre e con mia madre nacqui in una clinica di San Benedetto del Tronto, mia nonna che assiste al parto, con mio padre, insomma vi era un affollamento. Mia Nonna era appena andata in pensione come ostetrica, infatti fino a poco prima sarei potuto nascere a Porto D’Ascoli e in casa, ma il 1963 è un anno importate proprio perche sono nato. Diciamo che erano anni molto particolari anche politicamente. Così mia madre che aveva iniziato a lavorare per attività economica poco prima nel 1960, prima di andare all’ospedale per partorire, preparo la cena per le sorelle e sistemato tutto andò in ospedale. Mio padre aveva lasciato al fratello l’attività di generi alimentari e avviò mia madre nella nuova attività commerciale. Ecco mentre tutto ciò accadde Moro parlando con i terroristi raccontava molti anni dopo anche di quei momenti storici. Così Patrizio Peci, fu il primo pentito della repubblica italiana, e ancora prima di qualsiasi legge a tal proposito. Ora è bene riflettere un attimo, sul tema della rivoluzione del tema della scuola, perche di fatti il terrorismo fece qualcosa d’inverosimile come senso e del significato, mentre noi avevamo la nostra rivoluzione molto individualista e per fortuna assoluta e fuori da strani collettivi che chiacchieravano. Così, per esempio, io e questo mio amico che ci incontrammo per le scale mentre io uscivo dall’aula magna una volta fummo sospesi, perche all’affermazione che conoscevamo i buchi neri, optammo all’interrogazione della professoressa prima con un sì e poi quando ci fu detto quelli lunari dicemmo di no. E così a tal punto fu chiamato il preside che ci disse che noi avevamo fatta un’allusione. E che per questo dovevamo essere sospesi, credo fu per un paio di giorni. Perche in effetti il tema della comunicazione seppur trasversalmente noi lo trattavamo ampiamente. Anche quando, mi si diceva che non avevo apostrofato una – un – che bisognava di apostrofo e io ribattevo che non lo avevo fatto perche non serviva. Del resto, tutti conoscono il pro-luogo, di chi ti dice per esempio, ài scritto anno senza l’acca e tu rispondi e certo perche tu quando l’ai detta. Capisci, è come un totem e un tabù rivoluzionare questa linguistica e per alcuni o molti appare traumatico, perche c’è sempre chi ti può sfottere, anche se in effetti si sfotte da se. Quindi era appariscente e palesemente presente che sul piano fonetico ci fosse un forte dialogo con ciò che scrivi. E, ora, qui facendo un attimo un pensiero, sembra apparire come non mai il fatto che l’italiano nasce da una fucina millenaria si sull’oralità ma altrettanta portanza proprio per come si scrive, e per come può scrivere tutte le altre espressioni linguistica e che appunto ànno sovente una divisione tra la lingua scritta e quella parlata. Così sembra che tutto il tempo si possa fare presente o rendere come passato nel presente e in un tempo attuale e vicino. E così ora si può dire che alla luigi cappella in nuce vi era già una vera rivoluzione sulla comunicazione planetaria. Ma cosa stava avvenendo durante gli interrogatori terroristici ad Aldo Moro? Essi erano stati un po’ identificati dal mondo politico, dopo la pubblicazione delle prime lettere, come inappropriati e inattendibili proprio per la condizione morale di costrizione con cui erano vissuti. Ma in sostanza in tutta questa tematica di sviluppo, appariva che la conformazione di una dinamica della politica di pace era stata soggetta e vissuta responsabilmente da tutti, come un essere e una possibilità per tutti ma che ora non era elaborata non da tutti in questo senso. Di fatti la mossa dell’Italia è sovente ballerina se non c’è la persona che ne afferra il contenuto, si può sballecchiare facilmente. Per esempio, il periodo in cui sono nato io che Moro in questi enunciati da sequestrato pressappoco indentifica come molto problematici, inerenti agli anni dal 1960 al 1964 ci fu indubbiamente il riaccendersi di un continuo problematico venuto dalla guerra. Certo si parlò di un colpo di stato che lo stesso Moro alleggerì o definì in questi interrogatori. Dicendo che lo stesso generale De Lorenzo che sembrò essere a capo di questo colpo di stato, in realtà fu quello che lo contenne e in certo modo smusso gli effetti di una probabile dinamica di un controllo sul controllo stesso. Moro cita il governo Tambroni come inappropriato, anche per la gestione dei servizi, e riproponendo appunto Fanfani. Ma le dinamiche che arrivavano dalla guerra si attivarono ugualmente il qualche modo, sulla possibilità e l’autorevolezza di difendere lo stato e in definitiva su un suo segreto, per ipotesi. Così sembrò ancora che per una certa gestione sia politica che dei piani regolatori e altro si sbatacchiarono anche quelli che erano i rapporti e le funzioni. Così, per esempio, dato che tutti sapevano che Mussolini era stato ammazzato per strada e che altri su supposti processi avevano fatta la medesima fine. Si pensò che lo svelamento di tali atti potesse essere un pericolo costituzionale e difatti furono in certo modo perseguite persone per bene o per male a cui non era concesso forse neanche di fare – Io dico l’esempio di mio padre che per breve tempo fece il segretario, ma poi uscì dall’apparato e dalla politica, del resto si voleva anche essere un poco liberi in questa Italia. Mio padre, per esempio, non solo aveva il fratello dentro i segreti di stato militare, ma seppur giovane nel periodo di guerra sul suo finire era direttamente a conoscenza, che ci fu bisogno di aiutare delle persone a scappare per non finire ammazzate. Ora lasciando un attimo tutta questa storia ma certi metodi abbastanza volgari e soprattutto di ipotesi di cosa siano questi segreti, a me mi fanno esprimere in questo, Caro mio che ti sei fatto anche il tuo concorso se tu non mi fai vedere la fregna di mammeta tu per me puoi essere un grandissimo testa di cazzo quando cerchi di camuffare la vita con gli stilemi.

 E quindi in quei giorni di via fani, il dramma appariva sempre più e capisci che il ridere e lo stare calmi è la cosa migliore nella vita. Che dire io me la cavai sballottando la scuola e mandandola a fanculo er mondo è bello e può cambiare, così apparve. Per Patrizio Peci, dovemmo assistere a quei processi sommari e allucinati e dove fu barbaramente condannato a morte e ucciso, il fratello Roberto. E anche l’onorevole Aldo Moro fu ucciso, come dagli stessi terroristi che vi parteciparono, quasi si dovesse rispettare una sorte di logica, e come di là delle possibilità umane.