astrolabio

Come se stessi dentro il campo di concentramento. E quello che vedo e che sento non mi stupisce, la detta condizione umana. Si sono visti così tanti disastri dediti alla soppressione umana che questo luogo sembra non stupire più per questo ricordo. I luoghi sono importanti e la sensibilità dell’individuo lo comprende, ci sono posti o abitazioni personali dove qualcuno à vissuto e à sinceramente apprezzato la bontà della vita. In questo campo come si è giunti chi vi giunse? E non vediamo soltanto i prigionieri, ma anche chi li detiene. Sono identici in quanto svolgono una percezione consona a un quotidiano che termina dove finisce e dove si esalta. Se molti di questi prigionieri sono destinati alla morte, in un modo che li uniforma come individui, gli altri gli uccisori sono imprigionati in un concetto di affermazione a tutti i costi, anch’essi schiavi e uniformati. Quando il popolo tedesco non vedeva la differenza e seppur caduco dalla differenziazione della distruzione e della percezione come affermazione, del bisogno sulla necessità come ideologia e controllo sociale dopo la violenza della propaganda della prima guerra mondiale.

Così delle persone ognuna con le proprie giornate quotidiane e aspirazioni creative e personali, sono state identificate dalla stratificazione legale dello stato sociale nazista come possibili percettori della differenza ed è difficile per chi non lo è sentircisi su un concetto principio di verità e di supposizione nel contempo. La propaganda e l’ideologia sociale del disprezzo come dell’affermazione, assoggettò la figura e lo stilema immaginativo dell’ebreo popolo errante in cerca di una terra. Dietro i fuochi individualistici del controllo sociale, vi era una sorte di appagamento auto stimolante nella psicologia di massa e, che così si fa energia e forza. Così queste persone al campo di concentramento sono state derubate dei loro averi in modo che si possono finanziare anche le guerre e le espansioni proprio come gli antichi e le guerre di secessione e successione che depauperavano gli altri popoli e magare rubare il fuoco agli Dei ed essergli pari. Ora se molte persone sono ridotte in povertà assoluta private della possibilità di fare ed esprimersi diventano un corpo sociale di cui non ci può essere più controllo. Così in tal modo si cerca di toglierli dalla spazio sociale, è ovvio che per tale principio e concetto s’inneschino moti di superiorità ideologica della superiorità sociale come collettivo e universale e suprematismo della differenza sulla differenza, come attributo stesso dell’esistenza in razza e specie concettuale. E, così è evidente che in questa metrica il suprematismo della razza sulla salute non implica più una cura ma una ricerca per il perfezionamento, come di una locomotiva ferroviaria. Cosicché appare evidente e logico che ogni forma di funzionamento non articolata socialmente sull’identità e la perfezione del macchinario è deleteria per l’immagine stessa del suo significato. Appare oltre modo grottesco e paradossale il discorso fatto da Goebbels, fautore della propaganda del regime esprimersi contro gli andicappati fisici e la loro soppressione per ridurre il costo e i benefici a favore della razza pura, appare paradossale perche era poliomielitico e zoppo. Come dire anche un tipo sulla sedia a rotelle con la forza e con il potere può essere peggiore per esaltazione a paura per affermazione degli altri.

Il cosiddetto uomo vitruviano, nel disegno di Leonardo Da Vinci, ci mostra uno spazio e un movimento, come se il cerchio sia una sfera e il quadrato un cubo e il corpo una particella dello spazio, come spazio stesso della particella infinitamente grande e infinitamente piccola, se così può essere percepita anche di là del modello architettonico. Il principio del disegno di Leonardo Da Vinci, è in molta considerazione ciò che può essere definito, un mito della creazione dello stesso Leonardo Da Vinci. Sembra un auto ritratto sulle proporzione dello spazio nel tempo e la conoscenza, come in effetti se in definitiva ciò che appare è al contempo per l ‘appunto sia visibile che invisibile, come particella e spazio come particella nello spazio. E di fatto è una condizione peculiare anche attraverso il pensiero, e più che nella forma nel tempo e significato.

E allora come virtù dell’esistenza come rappresentarci una situazione, come se fosse disegnata o scritta, effettivamente come visibile e invisibile per quel che concerne l’atto e non la persona, cioè l’atto è visibile come per esempio questo scritto e non io che scrivo, e come la forma nella sostanza e la sostanza nella forma. Dico ciò per fare un breve pensiero su Silvia Romano, per sostanza concreta dell’informazione io potrei pensare che questa donna è viva da qualche parte e vive felice, che non sia nel sequestro narrato e che abbia una visibilità nell’invisibilità. E di fatti mi trovo su di una posizione altra il suo corpo e il suo stato nella sua condizione, e, ciò come appare evidente è sempre, ma in situazione che non ò l’oggettiva presenza. Se per ipotesi io dicessi che nel proseguo del pensiero e delle narrazione possa avere manifestato in me un desiderio di carattere sessuale la dimensione sarebbe non relativa, pur potendo apparire pragmatica. E di fatti io potrei significare dei significati sulle mie ipotesi di ciò ch’è accaduto alla narrazione della situazione, ma la circostanza che appare evidente è la mia non oggettiva comunicazione personale con la Sua persona fisica. E allora l’interruzione non c’è se non nella narrazione sia interiore che palese nella visibilità. Di Fatto questa donna potrebbe essere circostanziata in avvenimenti precisi relativi e conosciuti, ma obliterati da un significato o un pensiero. Se Silvia Romano fosse morta particolareggiare il momento che potrebbe essere già nel pensiero, sarebbe esplicativo non del significato ma dell’impossibilità della ragione e del suo significato. E come anche se Silvia Romano fosse viva. In realtà co sono delle modalità che spiegano le sorti e potrebbero anche identificare i momenti, le ragioni ovviamente sono sempre surrettizie. Forse appaiono visibili ma non ànno contenuto e quindi diventano nosografiche rispetto alla possibilità e l’effettivo essere.

buon Natale

Una delle più belle cose narrate del Natale è l’episodio della nascita di Gesù, tutto il racconto dalla ricerca della stalla, al bue e l’asinello, agli angeli e i pastori e i Re Magi con la stella cometa nel cielo.

è indubbio che il racconto si fa anche presente di tutto ciò che avverrà, e ciò lascia un attimo sospeso il pensiero della gioia e della tristezza, ma infondo appare strana la disperazione come la speranza, il dolore presente, ma la virtù e l’amore sospesi nell’amore della semplicità delle epifanie di Dio.

Buon Natale

Patrizio

il vero attacca bottoni

Le cose sono come la vita perche vengono fatte da chi le vive nel momento. Così molte di quelle che dicono di essere imparate forse sono soltanto pensate. Pensare, forse è già parte della vita, come tutto ciò che viene ed esiste senza essere pensato e così può avvenire che all’improvviso sia necessario fare qualcosa perche la situazione in cui si svolge il momento implica che lo si viva di una necessità. Certo in ragione di una utilità, forse, o meglio anche di un pensiero, e, che significato ti fa volere di fare quella cosa, quella qual cosa che vorresti ti servisse perche pratichi. E allora devi fare qualcosa che non ai mai fatto. Se non c’è nessuno che ti dica come farla, forse ai cognizione di averla veduta fare. Allora come la fai puoi capirla anche con quel pensiero, pur essendo fatta per la prima volta e come fosse l’unica e irripetibile per ripetizione. Così di certo si fanno molte cose ancor prima di conoscerle eppure nel momento in cui le vivi le fai e certo le conosci. E allora le cose belle sono come le cose belle. Le cose brutte sono come le cose brutte. Così mi accinsi a cucire quei tre bottoni su di una mia giacca un po’ logora da mare burrascoso. Infilai il filo nella cruna dell’ago, posizionai il bottone nel punto esatto dove doveva essere messo. Infilai un ditale per spingere l’ago attraverso la spessa tela e comincia a cucire. E subito capii che quello era forse un momento di perfezione, passando l’ago da sotto in su attraversata la tela veniva in su perfettamente attraverso il foro del bottone, poi lo spingevo giù dall’altro foro, e quando lo tiravo su per attraversare nuovamente la tela saliva su nel punto esatto dove è il foro del bottone che cucivo. Questa perfetta posizione della mano che cuciva con le cose si è ripetuta per tutti e tre i bottoni e così in quel modo e per la prima volta cucii i bottoni con sorpresa magnificenza dello svolgersi di quella cosa che feci.

l’ultima civiltà incontrata

Il popolo denominato Aborigeno, come fosse quel che non è storico ma presente con il nome pertanto di Aborigeno. Abitante della terra in virtù del luogo abitato. In realtà non vi è un luogo con un nome e non vi è un tempo diviso, ma una via che percorre il luogo e che attraversa gli spazi. Il suono non à un nome ma è uno strumento con cui parlare e ascoltare la radice del vento da cui si genera il suono. Se il luogo della vita è la terra essa è sacra in ogni vita, non à spazio né orizzonti e non vi sono muri che si possono percepire. Il luogo più antico non è un semplice atto della memoria, dove in ragione del pensiero e dell’anima vive ancora del momento dove la terra si divise e formò come il tempo à lasciato il pensiero, la parola e l’anima di chi dopo 40000 mila anni ricorda quel giorno e tutti i giorni vissuti da ognuno, tra lo sguardo, la voce e il suono che dice direttamente il significato, non alla forma ma allo spazio tra cieli e anima, presenti entrambi. In tanto tempo non una figura è stata mai fatta. Soltanto oggi si sono dipinti, dei quadri per narrare che il centro e il luogo sono attraversati ovunque da centro e luogo, ma non sono né centro né luogo o muri. Tutte le civiltà ànno lasciato luoghi, dove organizzare il muoversi e l’esservi – quelle della natura ànno preservato la natura e l’anima – questa soltanto il luogo universale e l’anima. Se in un luogo c’è qualcosa che si forma come una costruzione quel luogo è attraversato dallo spirito delle persone presenti che ne ànno narrato o pregato un momento primordiale e presente all’unisono e nello stesso istante come relazione, le trasformazioni sono la forma, ma il luogo è la relazione e questa è quella ch’è tra il prima e dopo come istante presente. Nulla di più significativo accade ovunque. Ciò che cerca di farsi conoscere forse non ancora tutto l’amore conosce.

il ritorno di Søren Kierkegaard

Si potrebbe ipotizzare tale evento di un romantico ritorno nel romanticismo, tra l’amore mancato di una donna e l’amore ideale di una donna, come fosse tra Kierkegaard e Leopardi. In realtà questo è forse uno stilema di una possibile soluzione, attraverso la pienezza della persona di là del vuoto delle strutture dell’organizzazione come verità, indubbia e manifesta. E allora l’universale libertà e il ritorno all’autenticità. Il tempo della natura ora come sempre è manifesto e realizzativo e forse ciò in relazione della coscienza umana più di sempre e meglio di sempre cioè la persona si libera dall’illusione e si rende vero, attraversa il sorriso, la gioia e il dolore nella possibile conoscenza tra sé e il mondo, tra sé e Dio. Ma la crisi è ricorrente e la mediocrità affermativa, in tale evento tutt’altro che romantico e vero, si può sprigionare l’antitesi come il suo annullamento in qualcosa che determina ovunque l’astrazione dell’identità e dell’identità nella caduta nella rappresentazione, che perde il connotato pur manifestando una forma, ma come fuori dalla libertà, la fede in Dio e la possibilità umana. Ora quando una parte umana dice di essere nell’astrazione in collettivo o per individuale collettivo qualcosa che non è un’altra, lo stato di essere come l’essere stesso in stato comporta una volontà nell’immagine collettiva e che pone la condizione della massa e di energia come un ordinativo in funziona del quale si determina una relazione tra un pensiero collettivo e un altro. Ora lo stilema del numero come il vero del possibile appare sintetico ma numerico come impossibile per astrazione ma come possibile per determinazione, sia per umore personale che pregiudizio formale. Ecco che così l’individuo si trova a dover scegliere tra la possibilità e la rappresentazione, tra la verità del contenuto e l’espressione del concetto, tra l’apparire dell’astrazione e la sua affermazione e Dio come verità. Ora in definizione la verità nella comunicazione è completamente aperta, mentre nel paradigma dell’astrazione è formalmente determinante, come antitesi numero o palinsesto. Ora se Dio non necessita, L’astrazione afferma, pertanto se lo scarto nella fede è nella verità come Dio. Nell’astrazione l’uomo necessita di una scelta che lo renda in sé meno astratto al sé, come sovente appare in illusione dell’illusione stessa. Ora il collasso della dimensione astratta è proprio nell’antitesi tra la possibilità e l’individuo, che può placidamente implodere sia nella collettività che nell’individuo collettivo, ma se nel romanticismo l’uomo certa se stesso nella natura interiore di sé, nell’individuo in sé l’essere lascia la scelta nell’etica per il connotato di fede in Dio, anche come valenza del cristo risorto. Ora lo stilema dell’astrazione comporta che nell’affermazione maggiore è il determinarsi dell’astrazione maggiore, sarà l’esigenza del suo ritorno alla persona nel collasso stesso del sistema reso troppo astratto, sia per affermazione del principio numerico della forma astratta sia che per determinazione della volontà nell’astrazione come scelta dell’individuo, insomma se da un lato c’è la possibilità dell’amore dall’altro c’è l’ineluttabile morte come espressione e superiore concetto. Per paradosso l’astrazione cerca di affermare la certezza della forma come della natura e del suo evento come appartenenza e controllo. L’incendio dei libri nell’epoca di Hitler, L’attacco all’arte degenerata che per suo costrutto artistico è astratta, sono proprio il tentativo dell’astrazione di controllare se stessa, come in fondo Dio come incerto e pertanto perseguibile dal concetto dalla forma e dalla volontà. Sta di fatto che però il bisogno di difendersi dalla natura essendone parte ma dominandola pone l’antitesi stessa tra il voler essere amati e l’amore, il terzo reich è una manifestazione ti tale parossismo, la sua convenzione come il suo paradosso nel possibile della forma verosimile e al contempo inverosimile come controllo massimo della sua forma. In termini Freudiani un immenso fallo totemico con una erezione millenaria. Pertanto consiglio anche la lettura del passero solitario di Giacomo Leopardi che nella descrizione personale di una masturbazione sessuale personale fa il paradigma dell’ipotesi della bellezza come evento e del suo scettico analitico ma vero. Qualcuno potrebbe obbiettare ciò, bene fate lo stesso.

migrazione

Il Mondo

la migrazione è una caratteristica degli uccelli migratori, il nomadismo è qualcosa che riguarda la condizione umana, alcune volte, dato la composizione emisferica parallela del pianeta essa si compone formalmente anche come umana di migrazione, ciò vuol dire che interi spazi dovrebbero essere vuotati per poi riempirsi nuovamente al cambiare della situazione socio climatica. Ora l’organizzazione massificata dell’uomo comporta che si possa così emigrare per conformarsi alla situazione. Non più certamente in masse e mai in specie o per razzie e ruberie. Quindi la possibilità di mezzi di trasporto e comunicazione agevolano quella che può essere definita come la possibilità di emigrare per diversi motivi di ragioni personali. Ciò come è ovvio comporta l’assunzione di una propria capacità ad assumersi il ragionamento e la relativa personale conformazione del modo consono e della scelta di relazione. Quindi pensare d’integrare ciò con la dinamica di qualsiasi guerra distruttiva comporta la condizione che appartiene alla relativa pace. Infatti sembra assurda la condizione assurda dello sfruttamento per lo sfruttamento, dell’io ti rubo tu vai a prendere di là, in fuga nel bisogno della pace e senza la ragione. Per questo stiamo assistendo a queste gestioni oligarchiche del denaro pubblico, ovvero quello disponibile per tale uso pubblico. Si mi distruggono una casa in un luogo meglio un campo profughi in un altro luogo. Quindi la sostanza non cambia della modalità come del significato, uso i corpi in funzione della ragione economica che con essi riesco a realizzare, in ragione del consenso nella convenienza tra un modo e un altro, indipendentemente dalla ragione o la possibilità, e, ciò come è ovvio comporta un rischio maggiore per la realizzazione dello scambio nella possibilità del movimento del corpo, in ragione di una fuga allo stesso modo di un consenso, che appare sì generico come privo di ragionamento. Il ragionamento comporta pratica e la pratica così in essere comporta indipendenza perche l’interdipendenza è fattuale nel problema economico misurato tra il conflitto della guerra e lo sviluppo stesso del processo di guerra per relativo apparato economico. L’abbandono di un luogo distrutto dalla guerra comporta che non sia più ricostruito, se non in funzione di qualcosa che prima non apparteneva alla pace pregressa di quel luogo. L’essere umano vive nei luoghi liberamente con la propria possibilità, che si integra liberamente con quella di altri esseri come lui. Ma il ragionamento collettivizzato non può superare la stessa ragione se così individualmente non riesce a praticare. Così si può morire affogati o senza conflitto, in ragione non di chi si adopera al movimento per ragioni di riferimento anche umanitario ma in virtù di chi deve assorbire quel conflitto senza nessuna utilità. E questo è il fare il resto è soltanto grammatica e burocrazia di guerra e pace. Se sono teste do cazzo lo possono essere anche per possesso di altri.

per tutto il giorno

nel pomeriggio della giornata di ieri, seduto sul balcone ò assistito ad una delle più belle prime visioni in giro in questo momento nel mondo. Allo spettacolo delle nuvole dell’aria che si confonde in se, al cielo azzurro tra le nuvole alla pioggia che rinforza sui venti della rotazione terreste e cade sulla terra e al sole con le nuvole con l’arco baleno. Un evento cosmico che appartiene all’universo, che nella particolarità della relatività della gravità della luce ò potuto osservare dove mi trovavo e dove accadeva. Nel breve tempo evoluto di questo evento ò verificato le tre regole della termodinamica. Ed ecco quello che si evince da ciò è che ciò che regola queste regole è nella terza regola della termodinamica, quella dell’entropia.

Ora diciamo che se la possibilità è dell’essere la verità è in Dio. Ma dov’è e cos’è questa possibilità umana nella sua sostanza fisica e nella fisica della materia, per qualsiasi motivo origine o situazione essa è regolata dalla terza regola della termodinamica. decaduta la quale si evidenzia quello ch’è definito come stato di calore che in realtà è nella quarta regola della fisica della materia, una condizione dove decade la forma biologica e quella materiale si determina in una stasi indeterminata. Per intenderci come nella condizione della luna. Ora diciamo che la condizione biologica dell’essere come della materia in evoluzione à principio e relazione con tutte le cose della gravità e della condizione dell’essere, ma non può essere completamente percepita seppur vissuta. L’essere è nell’immediatezza delle prime due regole, quella del corpo e delle sue temperatura, e quella che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Ora la consapevolezza di ciò nell’essere umano può determinare, dubbio, possibilità, o volontà, cosa che sembra distinguerlo nella misura di ciò dagli animali, che sembrano appartenere ad un mondo che già conosce. In realtà sia gli uni che gli altri, in ogni gesto pensiero o relazione sono vissuto dalla regola dell’entropia che si muove per principio della gravità, sia per campo elettrico che per posizione della sostanza, pertanto ogni azione anche se ritenuta per volontà riconduce al suo evento come regola dell’entropia. Per semplificare anche la spiegazione di ogni regola economica sia in natura che per soldi, se aumenta la dissipazione aumenta l’entropia e velocizza lo spazio del tempo, rendendolo sempre più prossimo al decadimento, tipo la luna che comunque à una funzione nella gravità generale dell’universo. Ora per lo esempio ogni individuo se risparmia sull’entropia à più varietà di tempo personale a disposizione e fa economia, non per consumo ma per senso, che poi viene definito dalla propria condizione di gravità sia relativa che nella generale, come può essere anche una mela. Nello spazio del significato e relazione la dicotomia che si forma nell’essere umano nella seconda regola, evidenzia il campo di un certo movimento, quello che nulla si crea e nulla si distrugge, ma se ciò non è nella terza regola può essere essa stessa un aumento dell’entropia. Tutte le forme dell’essere umano di fanatismo superstizione negazione o affermazione, sono soggette a questo evento della nostra condizione gravitazionale, mentre l’ipotesi del buon senso è nella terza regola, dove non è soggetta semplicemente la caducità, ma il significato del principio come tempo della gravità universale e per ciò il bisogno è traslato dalla condizione della gravità che cambia la condizione dell’essere umano. Cadranno e cieli e la terra ma le mie parole non passeranno. Buona Domenica per tutto l’anno così ci spicciamo se non ci vediamo.

mentre nasce il sole

Dio dentro e fuori di sé.

Dio è dentro e fuori dal Sé.

Si potrebbe paragonare ciò con la percezione del Sé nel principio di individuazione esposto e articolato da Jung. Come dire se Dio dentro e fuori di sé, nella psicologia del profondo necessaria per l’individuazione del Sé esposto da Jung ciò si può paragonare alla percezione del Sé. Come, Dio è dentro e fuori dal Sé all’individuazione del Sé nel Sé della persona chi si individua nel percorso auto analitico del suo evento vitale. Eppure ciò è caratteristico del percorso che si ristabilisce in confronto con l’anima Junghiana, come dire se il termine del percorso è soltanto l’ombra, l’individuazione appare palese come episodio più che percezione dell’intero inconscio. Dal carattere nel carattere.

In natura possiamo dire che ciò che si determina in trasformazione è sempre in rapporto al suo equilibrio in quanto fisica. E pertanto in rapporto della relazione della gravità della luce, Aistain dice che Dio non gioca a dadi perche ciò che fa evento è sia nella relatività ristretta che in quella generale e pertanto nel detto principio di indeterminazione non appare palese il fatto che delle particelle sfuggano alla conoscenza relazionare con altre particelle nella gravità relativa della luce. Eppure così mi vien di pensare che se la velocità della luce è nella gravità ad una velocità massina stabilita e pertanto al suo interno anche varietonica – se si immagina l’avvicinamento alla velocità minima nello spazio della luce, la molecola e nell’atomo apparirebbero leggere come sollevare una piuma più leggera dell’ultima piuma più leggera. Si potrebbe dire che l’idrogeno in campo elettrico può trasformarsi in molecola, come darsi un peso per poi tornare ad non essere più peso. Ciò appare come diverso, ma appunto all’interno della gravità della luce non lo è.

In ciò tra il principio e il concetto e la percezione del tutto in Sé la via di mezzo di Budda ci parla del possibile equilibrio tra la propria esistenza eterna e il luogo in cui si enuncia cioè nello spazio della natura come attributo ed equilibrio dell’attesa nel nirvana per la vita eterna.

1984 di George Orwell

Questo libro che insieme al film tratto dal libro, torna tra le chiacchiere della gente per le strade, più che altro perche legato all’evento della televisione parlante che ti controlla ovunque sei per dirti cosa devi fare e non fare. Fa ciò che spieghi l’immagine e il pensiero proiettivo inserito da Orwell nella struttura del libro. Ciò che in esso vi è narrato è passato, sovente non è percepito nel presente e viene visto nel futuro. Perche il presente che vi è rappresentato è vissuto da chi lo vive nel libro e non nel presente vissuto dal lettore sovente tra la percezione della lettura e la propria vita possibile sia per possibilità di conoscenza che pratica. Un po’ è come nel vissuto di Bastian nella storia infinita scritto da Ende. Come questo libro di Orwell 1984, è frammezzato tra la propaganda e il significato nella metamorfosi del senso scritto dallo stesso Orwell, nel libro la fattoria degli animali. Per tempo e autori diversi si può entrare nei paralleli con i libri di Hesse. Quindi Orwell ci racconta gli eventi degli effetti della psicologia di massa del novecento proiettandoli per mezzo di un oggetto tecnologico nella percezione dello spazio del significato. Ora in sostanza quel che viene fuori è il conflitto perenne tra la propaganda e il significato, in una stasi di guerra continua tra il controllo e l’indicazione del movimento, anche e soprattutto per mezzo di un referente tecnologico dell’immagine che guarda e viene per ciò guardata. E come fosse anche percepita al senso e al significato, e, contesto si manifesta il cambiamento stesso sia del senso che del significato perche il rapporto intimo tra di essi non può che essere manifesto ma nascosto e per ciò accettato come imposto. Ti conosco mascherina ma ti amo come figurina. E così che si forma un paradigma impossibile tra la relazione e gli individui, qualcuno potrebbe dire è come un verbale scritto, ma anche tra le parole tra gli individui come fosse una gerarchia chi con chi e perche. Ti conosco mascherina se ti bacio e poi ti guardo, un po’ alla Giuda, se non fosse che la verità non à stilemi e allora la relazione si conosce con la persona e non può che essere libera per ciò come vera o sincera ed ecco che il tutto così svolto fa una nuova accettazione da ciò che viene narrato nel libro di Orwell. Che il gusto sia preponderante nella stabilità o la paura? come fosse il fatto stesso di non poter dire che uno più uno fa due, ma con ciò ci poniamo ancora con il tempo nel libro di Orwell, perche se la differenza si manifesta anche la parola può essere diversa eppur possibile, come per capire. Ti amo? o ti amo, qualcuno con l’amo preferisce la pesca.

l’io e la metamorfosi e la condizione

io sono colui che è e poi Adamo. La condizione di Adamo è una condizione generale nella stessa condizione dell’essere umano? o Adamo è un individuo presso Dio. è una medesima condizione ma la contempo non appartiene a nessuno, come se ognuno ne avesse una dimensione in tutto il tempo e un tempo, ma per ciò sua come presso Dio. Ora come si sente una persona non soggiogata né dalla metamorfosi dell’Io né dalla condizione, in certo luogo come sapersi e sentirsi, vicini per se stesso con il luogo il tempo vicini a Dio unici e pertanto come individuo. Il momento è un momento sempre uguale ma diverso. La condizione del Primo come Adamo si perpetua come atto della natura nella natura, come limite e stasi anche se anch’essa molteplice di amore nell’amore. la condizione umana appare come una sorte, di usanze e ripetizioni che si rinnovano in ognuno, ma come vivere sempre come vita individuale. L’appartenenza e il dominio sull’appartenenza è un tempo marginale come la logica, come l’essere separati per organizzazione non spontanea, ma vincolato dal possesso e dal modo più che dall’atto con la vita e tra le vite. Ti parlo, credendo di essere, più di quel che sono mentre siamo o potremmo essere, se sono io.