Immaginifico

Può l’uomo essere al di là del bene e del male? In una condizione in cui sa fare il bene senza che vi sia in alcun modo obbligato o indotto. In una condizione fortemente inclusiva appunto, condizione, immaginifica e prima di stato e perciò potere accettare il bene. In una condizione di stato può l’essere umano fare il bene, appunto conoscendo la sua condizione. Come dire in assenza di un governo l’essere umano può concepire e fare la scelta del bene? Per deduzione e concetto di affermazione è indispensabile che sia così – ovvero nello stesso modo della condizione al di là del bene e del male. Quindi l’amore può non essere una cosa relativa, ma aprioristicamente possibile della scelta individuale, come atto e non solamente conseguenza della condizione conosciuta. Or dunque è opportuno così riflettere  su cosa sia in definitiva l’attributo di intelligenza in conseguenza di un istruzioni e di là della conoscenza dell’altro e non soltanto in ragione del suo sviluppo relativo nella realtà, ma anche al di là del bene e del male della possibile condizione della verità, sua nel bene scelto. In conclusione e semplicemente ogni persona nella sua sostanza può generare il bene verso il prossimo e se stesso di là di una classificazione possibile di sola utilità.

l’esaltazione del cliente

Non esiste tempo o perfezione ma quell’istante supremo, soprano come il silenzio o l’armonia, eppure vi è uno smisurato potere nel cliente che va con la puttana. o metaforicamente la sua puttana. Il cliente è artefice di una dipendenza assorta in sensazione e controllo nel sentire della puttana dello sfruttatore o della stessa organizzazione o apparato morale con cui si vuole imporre il bisogno, il concetto e perché no, la classifica. ma il cliente à un potere ancora più alto quello di infrangere la morale e renderla personale oltre la stessa norma. il cliente decide di porre dei termini alla questione e alla puttana e alla morale: Io sono qui con te e vorrei che questo luogo fosse un altro luogo, perché noi possiamo svolgere quel che siamo in modo autentico e senza la mediazione del denaro. Il cliente non propone un amore, una famiglia, una possibile norma – ma mette in atto, un momento autentico frapponendosi alla scambio economico con la puttana con la sua libertà, prima o dopo il desiderio, nella conoscenza intima ancora frapposta dall’incontro dipendente con la possibilità di un incontro libero. Un concetto autonomo, una realtà autonoma in una persona dipendente, la puttana, indipendentemente dal cliente e dal desiderio che à per lui. La scelta della puttana non può che essere autonoma. Nella norma o nell’eccezionale della trasformazione proposta dal cliente. La morale che redimo spesso mette la puttana nella dipendenza alterata tra la norma dello sfruttamento e il condizionamento della morale, alterando lo stesso concetto (appunto concetto e quindi fuori anche dall’unicità conoscitiva di ogni persona) Il cliente diviene colui che ti dà i soldi e quindi colui che ti fa peccare, la norma dice alla puttana che la sua dipendenza può essere alterata dal livello della morale e dal gioco delle parti con cui competere e concorrere – il cliente che à rotto la morale se la puttana non à trovato l’autonomia del sentimento del concetto, e ancor prima dell’amore destrutturante della libertà come indipendenza del dare di essere e accettare rimane un ideale ipotetico da cui ancora non si è liberata nella conoscenza intima e personale nella propria vita.

Potrebbe seguire un racconto ……

La Sveglia

Voi mi direte ma cosa ci fai lì – sospeso nel vuoto che disegno le mie figure guardando la terra da ogni lato. Bene io mi chiamo scharabocchio e anche se voi non ve ne accorgete ogni tanto prendo la terra in mano e mi metto ad osservarla. Meglio dovrei dire chi mi disegna lascia la terra nelle mie mani, chissà forse cerca di andarsene in giro con stupore e divertimento. Ma questa volta si è guardato bene di lasciarla nella mia mano e così mi fa girare intorno ad esse mentre pensa e guarda. Questo per qualcosa che farebbe sorridere anche un bambino, o un adulto o tutto per intero il tempo di una persona. E così un bel giorno si è incuriosito di una mezza montagna grollata in veneto e per questo si è messo ad osservare cosa accadesse al movimento della terra, notando tutta una serie di terremoti di bassa intensità e superficiali in Italia,  tanto pensò che qualche vulcano stesse per dire la sua ma sospettava anche che qualcuno spingesse sulla terra dall’esterno e così cominciò a guardarmi con sospetto. E così accadde che un terremoto nei pressi dei monti sibillini lo svegliasse – pensò subito fosse il vulcano vesuvio che aveva aperto il frungolo, ma poi capì e insomma furono giorni molto intensi tra me e lui, perche la terra continuava a tremare dapperttutto e si sonvolgevano i piani. Ma nonostante ciò a sempre sospettato che fossi io che la prendevo in mano mentre mi disegnava. E così ci furono altri due forti terremoti nei monti sibillini e in quello più forte cadde la sveglia posta sopra il telivisore, quella che ti fa comprendere, il momento di cambiare posizione nel sonno e passare dalla sedia o la poltrona, al meritato letto per l’ascolto prestato. Ovviamente lui non la usa più da molto tempo’ e per fortuna non si è neanche rotta cadendo. Ma lo stesso a cominciato ad indagare, convinto che fossi stato io a farla cadere. E così c’è stato un terremoto nel mare della paupasia. In quel dei sibilini dei sibillini è accaduto che i tre terremoti anno abbassato il suolo insieme di almeno un metro e che si sia allontanata la parte la parte ovest da quella est di quaranta centimetri circa, se ricordo. Così vi è stato un nuovo terremoto in nuova zelanda e la terra si è alzata e abbassata spaccandosi di due metri e l’asse terrestre si è spostato nella rotazione gravitazionale verso est. E per questo a ancora sospettato che fossi io, scharabocchio a tirare questo tiro. Se lo aveste visto bere l”acqua che era divenuta biancastra come l’argilla dei vulcanelli per qualche giorno, lo avreste incontrato mentre mi guardava con uno strano sguardo. Poi per fortuna si è ricordato di quel periodo meterologico in cui nell’emisfero nord del pianeta vi è stata una bonaccia pazzesca, mentre a quello sud l’opposto e che i due terremoti ai due emisferi sono di stessa latitudine dall’equatore. E per questo si è ricordato che in quel momento non mi stava disegnando perche in bagno e neanche mi pensava.

in effetti per effetti

in effetti per effetti la questione del tempo sembra ovvia. certo non lo fu quando avveniva, e per tale accedere ne discussi come per motivare, ma non si volle accettare la concausa. Sono distratto ma voglio che sia scritto così dissi – mi si disse che non era possibile. Io obbiettai e feci leggere e, difatti quando lesse quel che lesse era quel che vi era scritto, oltre la questione se lo avessi scritto nel suo modo o nel mio. Ora dopo anni si presenta questo tema e il conseguente principio e risoluzione. Scrivendo i tempi vocali del verbo avere ho iniziato ad usare l’accento in sostituzione della h – ma non tutti i sistemi delle macchine da scrivere sono così duttili. Quindi in alcuni non è possibile la vocale accentata. Bene un po’ la si scrive con l’accento e un po’ con la lettera h. Ma in termini la codesta cosa pone l’essenziale nel tema, ovvero che lo scrivere sia identico alla pronuncia, più sul piano dell’ascolto che della vista. E pertanto nella scrittura a macchina sono tornato nello stilema originale che già usai a penna. Niente accento e nessuna lettera acca – ad eccezione della ho del verbo avere – che resta sia con l’accento, o nella h. Dipende da che macchina da scrivere uso. Ulteriore stilema ò tolto l’apostrofo all’un che finisce in vocale trovandone un altra nella parola che segue.

Massa e Energia

Oh! c’è da crepare dal ridere – oh! meglio sorridere e baciare la prima che incontri. Sta il fatto che il big bag non c’è mai stato, che l’universo fisico è formato da elio e idrogeno e poco altro e che ciò che compone le soluzioni della materia è il campo elettromagnetico all’interno della velocità della luce, massima espressione della massa convertita in energia. l’universo si espande con il formarsi della nuova materia che tra sforma i campi gravitazionali e le orbite, attraversati dal tempo che si modifica con il trasformarsi dei capi campi gravitazionali della materia. l’enigma che mi si pone è da dove provenga tutto questo idrogeno e elio e se l’energia di cui è composta la gravità della velocità della luce, sia nata dal formarsi del primo sole o stella o se codesti si siano formati simultaneamente in più punti dell’universo e non soltanto accresciuti relativamente – sino a formare la massa ed energia di cui si diversificano i componenti della materia nello spazio tempo relativo e generale da corpo freddo a corpo caldo.

dopo di ciò riuscirò a trovare qualcuna sulla luna a cui piace farsi palpare le chiappe e baciarmi?

 

Eliogabito

Ao! Sono straiato al sole, sopra una sdraio, sulla luna e faccio il lunatico spaziale. Del resto quando mi sento al citofono con il mio amico di Terra, si inserisce sempre nella conversazione jeffri Mondo, che da mondo indonesia dice di vedermi sulla luna. Certo gli dico ci mancherebbe che non fossi un lunatico. Faccio sempre la battuta sono tornati gli Etruschi e i Piceni. Già tra lo spazio mondo e il cammino del mondo storico il tutto può riassumersi nella gravità relativa di qualche minuto. Pensiamo a Roma che si estente e si espande, all’abbandono del dominio e al sollazzo delle terme dei romani, ai barbari che razzolano sullo spazio di Roma. A Pietro e Paolo che giungono a Roma. A Costantino primo imperatore cristiano. All’Italia sempre de Roma mondo che accoglie Europa che è europa. A Cristoforo Colombo ch’è America a Marco Polo ch’è Cina a Leonardo da Vinci ch’è spazio e coscienza. Poi c’è il chip, Venezia Grecia, Africa Australia. Quindi Se Roma non è più mondo c’è terra, il mio amico di terra mentre prendo il sole sulla luna, se non c’è più roma e non c’è più europa e l’ITALIA è più grande dell’africa vuol dire che con la maga circe ci parlano i piceni o gli estruschi. Mi risponde un mongolo che mi ricorda che le capre ce l’anno portate loro al pascolo e per questo l’oro l’incenso e la mirra sono di mondo più della birra, che se Napoleone l’avesse bevuta l’avesse vinta prima de lu regne e de la saciccia. Passo e chiudo. Quando oltre la nazione è più di una moda.

quel giorno in ogni tempo

Proprio in quella bella giornata, mi sentivo così rilassato e mi dissi adesso mi sdraio e mi riposo un po’ Tanto così che galleggiano nei miei pensieri e mi addormentai.

Un bel giorno, tutto quello che vi era da fare è – spassarsela, come dire, amarci che si vive e si sta. invece in questo giorno dopo che avevo dato per sentirci liberi qualcuno vide ciò come fosse un talento da amare. Dice voglio essere anche io così e incomincia a pensare come avere lo stesso potere per creare ciò che gli dice di desiderare codesto volere essere, così come fosse un peccato a voluto dire cosa fosse giusto o sbagliato, senza conoscere e capire. Mentre questa origine si compie in queste persone, mi sveglio e invece di sentire che c’è chi mi ama, sento che mi odia. E allora dico che peccato originale che avete fatto, cioè vi siete messi a desiderare di avere potere, per così invidiare e conoscere questo – mi sembra una bella onnipotenza. Non anno compreso la mia ironia e si sono messi ad odiare chiunque fosse libero proprio come in un delirio di deficienza, e, ogni giorno passano le giornate a fare ciò, non se la sanno spassare e amare, fanno del tutto perché le persone credano di invidiarmi e continuamente fanno ciò che non sanno e mi mettono in croce per vedere se li amo, non vi sembrano scemi tutti coloro che dicono di amare e continuamente fanno questo al prossimo libero come se stessi? Insomma se sapete fare una cosa meglio farla da sé chi fa da se fa per tre e insieme si ama il prossimo come se stessi.

vinsent

Difatti quel suono nel suo orecchio, sembra esplodere altrove, in un altro luogo o parte tutto il suono e forse anche un senso. Vinsent aveva appena poco prima parlato con Goghen che incontrandosi con Vincent gli disse di avere un gran mal di testa. In quel momento vinsent stava piantando un chiodo nel muro e ascoltando goghen gli sfuggì il martello e colpi il suo dito. Al che goghen quasi sogghigno divertito. Vinsent lo guarda, dicendo, eh bene dato che ti piace fare il legislatore biblico, per di più con un gran mal di testa dovresti allora conoscere anche il tempo in cui si dice medico cura se stesso. Risponde prontamente goghen, e già allora ti chiederei il martello ti colpire le dita della mano chiedendoti se così ti colgono. Eh, appunto mi era parso risponde vinsent che come è consono di questi tempi ci sono dottori che non sanno ascoltare, e perciò sarebbe meglio fare qualcosa di altro, e se poi non sanno capire neanche ciò che gli si dice, come il ò fatto ora con te da paziente, allora dovrebbero comprendere che ànno sbagliato vita. E allora ti dico ancora se io ti chiedo questa medicina e tu fai il giudice e il medico ti chiedo chi è che sta dipingendo questo quadro che sto per appendere al muro? Goghen risponde, ma io! A questo punto Vincent prende il rasoio per la barba e si taglia l’orecchio e mostrandolo a gogen gli dice, vedi che non sei capace neanche di farmi la barba.

il grande clistere

Come in ogni giorno si aprivano le attività commerciali e seppur in quel periodo di forte crisi economica nel mondo, vi era chi aveva sempre vissuto questo suo lavorare con parsimonia disponibilità al giorno e alle cose. Ciò per motivo di gioia e piacere e piacere in quel che faceva e serenità nel vedere il prossimo. Bene ora in tutto ciò erano entrati concetti e atteggiamenti della mente che poco entravano nel piacere della giornata e molte persone fanno per alterare il senso e il significato dell’incontro come dei loro problemi. E costui così felice e parsimonioso della giornata vede venire nella sua attività di giornata svolta nel commercio persone sempre più bizzarre e sconclusionate. Chi veniva in luogo di importanza e di ricordi, che se non presti abbastanza enfasi nell’atteggiamento di ricordare, pensano che non li riconosci, e sono capaci di dire che per tale motivo sei rimbambito. Altri con la pretesa di volere i prodotti gratis dicendo esserne in diritto e ancora persone che gesticolavano e argomentavano discussioni per fare del prodotto ciò che vogliono e semmai pagarlo. E insomma in torna conto lo strano mondo dei debiti per concorrenza e degli attributi su di essi. Di cui il felice commerciante non sa di questa concorrenza , e, che immagina cose a lui sconosciute. Ora quando i magi incontrarono Gesù portarono doni e piacere, tanto da allietare le persone, ma in questa situazione del mondo catastrofico erode re sembra un baffo. Così accade che per eloquio di disfattismo le voci incominciarono a dire ogni settimana, l’attività di quella persona felice sarebbe cessata e accadde una cosa molto strana. Per rito magico o per supposizione, ogni tanto si presentava in quella attività, un mago una fattucchiera una strega, con la pretesa di essere stato il motivo della chiusura. Ciò appare inverosimile alla persona felice ancor più perché ciò non accadeva e i maghi non si sapeva cosa stessero facendo per vantare un tale merito, e ancor più chi vi li avesse mandati. Ciò che è ancora più inverosimile è che tale strani personaggi non sono per nulla conosciuti da chi professa l’attività commerciale. Or dunque tutto ciò quando nel mondo stavano crollando immensi colossi economici.

La frecatura di Dio

In una piccola cittadina, un bel paese sulla costa adriatica. dove spirano venti da est asciutti e secchi, dove il vento da nord incontra le risalite da sud, e dove spira in estate una gradevole brezza da mare la mattina, sino le dieci per poi cambiare con un venticello che scende giù dai monti sino alle colline fin nella costa al mare, aveva sempre vissuto un tale di nome Beppo detto di Fracechi. La Sua vita l’aveva vissuta in campagna, si era alternato con il fratello con una piccola pesca, di quanto in quanto per aiutarlo, e vuoi con il tempo che passava e il mondo che cambiava aveva visto i suoi figli e quelli della famiglia, un po’ alla volta allontanarsi dalla terra con cui lui aveva vissuto e aiutato i figli, che ormai chi in un modo chi in un altro erano finiti in condomini e case a schiera e qualcuno in una bella villa dove far vedere la propria auto sul piazzale. E tanto era e Tanto avevano fatto che un bel giorno il mare la terra sembrarono non andare più bene per nessuno che manche il commercio del pesce aveva più significato. Beppo diceva che era come se si vivesse sopra una nuvola, per dire come fosse importante quello e come fosse meglio quell’altro, che spesso Beppo neanche sapeva di cosa stessero parlando e doveva arrabbiarsi ma non sapeva con chi perché gli dicevano che non era più di modo, in sostanza questo era il concetto che doveva assimilare dall’insegnamento della vita dei parenti. E allora un bel giorno Beppo, disse a se stesso, va bene mi decido, lascio tutto e mi metto in un giusta casa con un po’ di terra per giardino. Detto fatto trovò questa sistemazione e, quando vide il suo nuovo giardino si disse ci pianterò degli alberi con dei frutti che qui in questo posto del mondo e dell’Italia centrale non sono mai maturati. Così piantò un po’ di limoni e qualche arancio. Passarono alcuni anni e le piante crebbero, e Beppo soddisfatto si sedeva e vedeva quei limoni che rimanevano verdi e acerbi e le arance quasi non venivano su. Disse Beppo ecco così non avrò neanche il pensiero di dover avere dei frutti maturi da raccogliare. I limoni e le arance le comprerò come ò sempre fatto, non dovrò pensare più di raccogliere i frutti della terra. Diverse persone fecero le stesse cose che fece Beppo e piantarono gli stessi alberi con lo stesso pensiero.

Un bel giorno Bebbo guardò fuori in inverno e vide che i frutti delle piante incominciavano ad essere maturi, prima i bei limoni e poi le arance, rimase stupefatto e a bocca aperta non sapendo cosa dovesse fare. Le piante incominciarono a dare frutti quasi per tutto l’anno e Beppo e anche gli altri che videro accadere le stesse cose sulle loro piante, remassero anch’esse esterrefatte per quel che vedevano. I Parenti di Beppo che non erano lì gli dissero che non poteva essere e di continuare a comperare i limoni al negozio perché se vedeva le piante colme di frutti non potevano essere buoni. E così sia Beppo che gli altri continuarono a fare per alcuni anni. In realtà chi aveva provato i limoni li trovava belli e forti di succo in inverno e freschi e saporosi in estate. Ma questo fatto non tangeva il vero significato che i limoni era meglio se pur avuti sulla pianta così bella e a portata di mano, comprarli non poteva essere che si dovesse tornare a prendere i frutti così belli e a portata di mano. Bisognava comprarli. Tanto che una volta che furono finiti i limoni da comprare in quel giorno, Beppo con un gran mal di pancia, telefonò ai parenti per dirgli che non trovava un po’ di limoni per una limonata che avrebbe fatto tanto bene, ma nessuno gli disse di coglierli dai suoi alberi – del resto nessuno di loro li aveva mai veduti, ne avevano sentito parlare da Beppo.

Ma Un Bel giorno Beppo si rivolse direttamente a Dio e gli chiese se fosse possibile che i limoni fossero buoni, perché se gli aveva dato questa fregatura, così disse Beppo a Dio, almeno non lo lasciasse nel dubbio. Così Dio stesso disse a Beppo di provare i limoni che erano buoni, ma come Beppo fece per assaggiarlo non si accorse che morì e dopo il primo morso rivolto direttamente a Dio che lo guardava disse, Buono ai proprio ragione.