un racconto di natale

Che dire quando le cose che accadono fanno impressione. Così stavano a dirsi gli avventori o i residenti delle chiacchiere nel bar di Gege. Disse un altro ma è una storia di tanto tempo fa chi vuoi che ci faccia ancora pensiero tanto da impressionarsi. E certo rispose un altro, ma il quadro l’occhio nero sta proprio dove stava quando gli fu fatto da quel detto Beppo il vasaio. Ma chi dici Beppo il marito di Assunta? Questa espressione, fece un gran clamore di risate. Il Beppo e il quadro di cui si parlava, era del 1400, quasi 1500. Ma fu proprio quel Beppo a fare l’occhio nero al quadro. Come raccontavano i miei nonni, questo Beppo faceva insieme alle pentole – e i tuoi nonni, lo interruppe un altro, ma se i tuoi nonni sono dell’altro ieri – e certo ma la storia che mi raccontavano era quella di Beppo, quando fu nel 1400, quasi 1500. Allora come dissero i miei nonni, il signor Beppo faceva anche piccole oggetti e anche di più grandi, come statue e statuette, con la creta di Dio come lui la declamava mentre la usava. Ma queste cose che a lui così tanto piacquero erano cose che lui di forza si può dire e ragione regalava, tanto che si accorse che erano più i regali che faceva che le pentole che erano di gran durata tanto ben fatte. Così, un bel giorno per questo suo fare si accorse che aveva più spese che guadagni e che un di più di provviste e spensieri chiamava le giornate libere, non gli bastavano o meglio non c’erano. E così un giorno nei suoi pensieri incominciò a dirsi, così come pensava: Io sono una pietra, tu sei una pietra, egli è una pietra, noi siamo pietre, voi pietre, essi sono tante pietre. Poi pensò: Io ò una pietra, tu ai una pietra, egli a una pietra, noi abbiamo una pietra, voi pietre avete, essi anno pietre. E mentre tutti questi pensieri si affollavano nella testa di Beppo, passò nella sua bottega un messo dello stato e, che gli disse che doveva del denaro alle terre della creta a chi più ne aveva offerta ch’era la tassa sul bisogno della materia. Beppo nel sentire il messo disse, volete un bicchiere di vino che non ricordo neanche chi sia il padrone delle terre, che mi donò la creta per fare le cose che feci. Vi ringrazio ma non mi spetta bere vino e le opere che avete fatto sono fatte e non vi modo di rimetterle nella terra e quindi lo stato chiede il suo abbisogno alle vostre opere perche dice di avere necessità. Beppo, guarda il messo ed esclama, eppure non avete bevuto il vino che vi offersi, ma parlate da ubriaco non poco di quale tempo state voi parlando, non capisco e soprattutto di chi se io son qui? Ma del tempo di chi dice ciò ch’è giusto e ciò ch’è sbagliato. Ma gentile messo, detto come lo avete detto voi sembra cosa logica, ma di chi sono le cose fatte e di quel che io sono non mi sembra di capirlo da quel che dite voi e neanche di ciò ch’è possibile fare, almeno per parentare la giustizia con la vita mia, ciò ch’è dono è dono, come ciò ch’è vivere è vivere, così io veci con il bisogno. E allora perche il vostro bisogno non doveva capire se dovesse esserci senza se io ci fossi, così avrebbe inteso cosa sia possibile per ella chiedere e per me dove essere. Comunque disse il messo, questo è quando io abbisogno da voi se volete darmi altrimenti vi tocca lavorare per me senza compenso per le necessità che lo stato vorrà chiedervi. Beppo lo guardò ancora e disse ancora, siete sicuro di non avere bevuto prima che veniste da me? il vostro di ora ragionamento mi sembra ancora più ingarbugliato del precedente. E se io vi avessi dato parte del mio dono, voi avreste poi restituito questo mio. Il messo rispose, se il dono è dono non è certo per denaro che si fa l’accordo, se il patto è libero non dovere o obbligo mi appartengono per qualsiasi regola vi possa essere e con codesto pensiero consegna a Beppo il documento che non sa. Beppo così tornò a pensare a quel che aveva in mente prima che giungesse lì il messo del comune. Nella mano aveva della creta che plasmo come fosse un sasso, uscì dalla bottega andò verso la chiese e giunto in dentro essa, sotto il quadro della Madonna, lanciò quel sasso di creta contro il quadro, colpendo l’immagine in un occhio – interruppe il racconto un altro, proprio come ancora ora – già, disse il narratore, ma sembra che Beppo in ragione di ciò che fece e per no pagare il debito, fu condannato e ucciso. Un altro che ascoltava il racconto disse, bene è stata un offesa. Disse il narratore, forse sarà stata di certo un offesa al quadro, ma anche ora che sono passati secoli, l’occhio che compare come scuro sembra appena dipinto, ma nessuno sembra vederlo, accorgersene per ricordare il quadro, insultato da Beppo che sembra avere pulito il quadro in quel punto con quel sasso fatto dalle sue mani nella creta. Sembra che sia avvenuto ad alcuni visitatori di questo dipinto, ancor oggi, di vedere riflesso in esso un uomo che toccandosi i baffi lascia al visitatore un sorriso.

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