Notre Dames de Paris

Nella grande chiesa di nostra Signora di Parigi, nel pomeriggio, nei vespri viene fatta la messa eucaristica. Non vi sono tante persone tanto da riempire la chiesa, poche appaiono per l’ampiezza della navata. Essi sono nei primi banchi dinnanzi all’altare. Ciò è sovente come in Notre Dames de Paris, come nelle chiese cattolico cristiane che sono nel mondo. Se io mi sedetti in uno degli ultimi posti nella grande chiesa, sentirei il suono del suo spazio, magari con il canto di una giovane donna. Se chiudo gli occhi e guardo in terra, vedo che al posto del pavimento vi è un prato verde, e, alzando gli occhi, vedo il soffitto ch’è aperto e guardo il cielo. Sono certo in un altra chiesa ch’è un poco similare a questa di Notre Dames de Paris, proprio oggi che sono qui seduto. Mi trovo per questo breve istante nella chiesa di San Gargano, in Italia, e tornando ad aprire gli occhi in Notre Dames de Paris, per un breve momento mi sembra immaginare la chiesa che intorno all’anno mille ci fu Santo Gargano, che attirò a sé, fede e miracoli, che infilzò la spada nella roccia, trasformando l’Elza nella croce dove si inginocchiava in preghiera. Sembra che giunti in questo millennio cristiano, anche gli edifici acquisiscano un suono, una voce. Nel terremoto dell’Emilia alcuni di essi, di storie del tempo di Gargano, è sembrato liberassero quel tempo e dopo mille anni anche la terra si è aperta naturalmente con il crollo di quegli edifici. Nell’incendio del tetto della cattedrale di Nostra Signora, con la foresta di alberi che bruciava sopra nelle innumerevoli travi del tetto anche i gogol disegnati nelle pietre scolpite che la rivestono, ànno sbuffato nel calore il loro soffio di giallo. Nelle fiammate pure e immacolate, senza inquinare l’aria, ogni tanto avevano il colore giallo. Mi sono domandato, dicendomi forse nella sua lunga storia i campanari che custodivano il tetto davano alle travi dello zolfo per proteggerle. E quelle soffiate le fiamme alimentate da alberi di antico lignaggio di quercia o grandi abeti d’incenso, ànno restituito l’umore nel colore delle fiamme. Notre dames de Paris appartiene a quei libri aperti che furono sempre le chiese, ampliando le sue pagine in mostra. Prima dell’era della riproduzione, i libri che si moltiplicavano erano le chiese che a manifesto del Pittore Giotto aprivano la spiegazione del tempo evangelico del Francescanesimo di San Francesco di Assisi. Le chiese di Notre Dames danno alla lettura come diedero per vocazione forse arbitraria, ma viva nel pensiero di ogni persona, tra la dimensione di un mondo sacro che si immerge in un mondo umano. Questi luoghi ànno mantenuto questo fascino, né discreto, né indiscreto può dirsi, ma manifesto del silenzio del suono dello spazio. La cattedrale di Notre Dames de Paris, à veduto, così si può dire il tempo e le situazioni umane di tanta gente, e, di molti momenti personali, della gente d’Europa e Francese, non soltanto di gioia ma anche tragici. La sua manifestazione estetica, fa liete e sorridenti, riflessive anche nello sguardo le persone che si trovano a Parigi. Ora, c’è il tempo di comunicare il da farsi per sentire che con la cattedrale di Notre Dames de Paris c’è il tempo per esservi in vicinanza interiore e comunicativa, nel silenzio o in un vuoto spazio. Oggi all’ora del vespro.

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