In un momento c’è sempre il tempo

La mia teoria è che l’evento vero e proprio praticamente non esista, né il tempo. Virginia Woolf parla del suo fluire dentro la percezione del suo scrivere, dello stare dove lei è anche se in quell’istante. Il suo flusso di parole scritte genera di certo un esservi come un significato che parla del pensiero che esprime forse anche un rimando a qualche immagine, meglio figura non descritta ma parlata. Ciò ne fa uno sguardo che trova un Suo esservi di piacere e un gusto nel leggervi. Perché tollerare in letteratura ciò che non è saturo che non è poesia, che non è, cioè saturo? Io voglio comprendere tutto. Spaziare dentro qualcosa che vuole parlare. Il suo modo è il suo modo e non sto a dire perche o quando ciò ch’è espresso in un libro. Quando Virginia Woolf muore annegata nel fiume Ouse nel Marzo del 1941 aveva la guerra dentro e fuori di sé, voglio dire la vicinanza dei bombardamenti su Londra e le dispute letterarie ideografiche o ideologiche, comunque aveva vicino qualcuno, ma tanto fu sentita da sé, la sua condizione mentale, che cadde nel fiume. In quei giorni il sorriso di una giovane donna, Etty Hillesum, iniziò dentro di sé quello che voleva essere ed esprimere come sguardo e mondo, ciò che scrisse fu pubblicato, trascritto da manoscritto in forma stampata più di quaranta anni dopo la sua morte. Poco prima che iniziasse a scrivere il suo diario nel Marzo del 1941, in piena guerra scrive il 10 novembre 1941 – Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura. Venerdì 3 luglio 1942 – Bene io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento, Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato. Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite. ( ciò dalla bella introduzione di J.G. Gaarlandt, Haarlem maggio 1983. Traduzione di Chiara Passanti. Etty trasfonde le parole della bibbia e dei vangeli nel suo esserci: Quando prego non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo Dio. E questo probabilmente esprime meglio il mio amore per la vita: io riposo in me stessa. E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo Dio.

Silvia Romano nel caos sovente di un mondo assente come negli sguardi di Virginia ed Etty. la linea del pensiero personale trasfonde come il senso e l’abbandono del luogo. Il caos primordiale della retorica del genere sull’essere umano. Oramai in questa epoca l’anima di trasposizione del possibile è strumentalizzata dalla fagocita con cui si può esservi senza esserci, fatto di giochi e di controlli economici e di rappresentazione del genere possibile, un decadimento ostile che non riesce neanche a parlare del possibile come evidente e logico, un mondo che non tollera il visibile, che spesso lo ostacola, giacché l’invisibile non evidenzia ma semplicemente è. Ma allora che vuole questo sistema logico fatto di movimenti di persone che contrattaccano doventi ed ossequiosi della strategia. Che dovrebbe significare per chi è, un tale modo di evidenziare. Il sopruso si giustifica si rincorre dice dei suoi effetti come se tutti devono esserci, ma c’è chi fa altro e vuole altro, ma allora che vuole? Vuole esistere per non accadere evidenziare il fatto come l’accadere, sposta il significato e l’attributo per rappresentarsi per parlare senza parola e possibile. Dei colabrodo del tassello fanno, cosa superstizione senza chiarezza o amore. I fatti narrati spesso sono senza data ma non trovano riscontro, ma se la mancanza del tempo non si incrocia sembrano accadere nuovamente lontani dal luogo o della persona. Si annullano e non esistono o si vorrebbe che fossero tali. Ma se ànno una nuova data che partecipa all’evento non si muovano finche qualcuno la osserva. Conoscere dove e quando, sapere dove e perche, come il perche sai. Se esce da tutto ciò quella persona non è mai stata quello, che per altri à funzionato in suo assenza. Lei è presente e che cosa sono i fantasmi se non i funzionamenti. lo stipendio il necessario è tuo te lo danno, perche sei più referente Chi è che vuole i soldi I banditi lo stato l’immagine per l’uno o l’altro, degli imbecilli per altri cretini che non amano che si riesca in economia a realizzare senza lo scambio. Ma la virtù va data il culo risparmiato per il balordo con il fucile. perche non dici qualcosa quando parli, funzionamento perche non dici niente. è sempre la profondità interiore che vive. L’assurdità la si deve anche osservare? Allora se tu essere fai qualcosa non sei Dio lo puoi amare.

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