astrolabio

Come se stessi dentro il campo di concentramento. E quello che vedo e che sento non mi stupisce, la detta condizione umana. Si sono visti così tanti disastri dediti alla soppressione umana che questo luogo sembra non stupire più per questo ricordo. I luoghi sono importanti e la sensibilità dell’individuo lo comprende, ci sono posti o abitazioni personali dove qualcuno à vissuto e à sinceramente apprezzato la bontà della vita. In questo campo come si è giunti chi vi giunse? E non vediamo soltanto i prigionieri, ma anche chi li detiene. Sono identici in quanto svolgono una percezione consona a un quotidiano che termina dove finisce e dove si esalta. Se molti di questi prigionieri sono destinati alla morte, in un modo che li uniforma come individui, gli altri gli uccisori sono imprigionati in un concetto di affermazione a tutti i costi, anch’essi schiavi e uniformati. Quando il popolo tedesco non vedeva la differenza e seppur caduco dalla differenziazione della distruzione e della percezione come affermazione, del bisogno sulla necessità come ideologia e controllo sociale dopo la violenza della propaganda della prima guerra mondiale.

Così delle persone ognuna con le proprie giornate quotidiane e aspirazioni creative e personali, sono state identificate dalla stratificazione legale dello stato sociale nazista come possibili percettori della differenza ed è difficile per chi non lo è sentircisi su un concetto principio di verità e di supposizione nel contempo. La propaganda e l’ideologia sociale del disprezzo come dell’affermazione, assoggettò la figura e lo stilema immaginativo dell’ebreo popolo errante in cerca di una terra. Dietro i fuochi individualistici del controllo sociale, vi era una sorte di appagamento auto stimolante nella psicologia di massa e, che così si fa energia e forza. Così queste persone al campo di concentramento sono state derubate dei loro averi in modo che si possono finanziare anche le guerre e le espansioni proprio come gli antichi e le guerre di secessione e successione che depauperavano gli altri popoli e magare rubare il fuoco agli Dei ed essergli pari. Ora se molte persone sono ridotte in povertà assoluta private della possibilità di fare ed esprimersi diventano un corpo sociale di cui non ci può essere più controllo. Così in tal modo si cerca di toglierli dalla spazio sociale, è ovvio che per tale principio e concetto s’inneschino moti di superiorità ideologica della superiorità sociale come collettivo e universale e suprematismo della differenza sulla differenza, come attributo stesso dell’esistenza in razza e specie concettuale. E, così è evidente che in questa metrica il suprematismo della razza sulla salute non implica più una cura ma una ricerca per il perfezionamento, come di una locomotiva ferroviaria. Cosicché appare evidente e logico che ogni forma di funzionamento non articolata socialmente sull’identità e la perfezione del macchinario è deleteria per l’immagine stessa del suo significato. Appare oltre modo grottesco e paradossale il discorso fatto da Goebbels, fautore della propaganda del regime esprimersi contro gli andicappati fisici e la loro soppressione per ridurre il costo e i benefici a favore della razza pura, appare paradossale perche era poliomielitico e zoppo. Come dire anche un tipo sulla sedia a rotelle con la forza e con il potere può essere peggiore per esaltazione a paura per affermazione degli altri.

Il cosiddetto uomo vitruviano, nel disegno di Leonardo Da Vinci, ci mostra uno spazio e un movimento, come se il cerchio sia una sfera e il quadrato un cubo e il corpo una particella dello spazio, come spazio stesso della particella infinitamente grande e infinitamente piccola, se così può essere percepita anche di là del modello architettonico. Il principio del disegno di Leonardo Da Vinci, è in molta considerazione ciò che può essere definito, un mito della creazione dello stesso Leonardo Da Vinci. Sembra un auto ritratto sulle proporzione dello spazio nel tempo e la conoscenza, come in effetti se in definitiva ciò che appare è al contempo per l ‘appunto sia visibile che invisibile, come particella e spazio come particella nello spazio. E di fatto è una condizione peculiare anche attraverso il pensiero, e più che nella forma nel tempo e significato.

E allora come virtù dell’esistenza come rappresentarci una situazione, come se fosse disegnata o scritta, effettivamente come visibile e invisibile per quel che concerne l’atto e non la persona, cioè l’atto è visibile come per esempio questo scritto e non io che scrivo, e come la forma nella sostanza e la sostanza nella forma. Dico ciò per fare un breve pensiero su Silvia Romano, per sostanza concreta dell’informazione io potrei pensare che questa donna è viva da qualche parte e vive felice, che non sia nel sequestro narrato e che abbia una visibilità nell’invisibilità. E di fatti mi trovo su di una posizione altra il suo corpo e il suo stato nella sua condizione, e, ciò come appare evidente è sempre, ma in situazione che non ò l’oggettiva presenza. Se per ipotesi io dicessi che nel proseguo del pensiero e delle narrazione possa avere manifestato in me un desiderio di carattere sessuale la dimensione sarebbe non relativa, pur potendo apparire pragmatica. E di fatti io potrei significare dei significati sulle mie ipotesi di ciò ch’è accaduto alla narrazione della situazione, ma la circostanza che appare evidente è la mia non oggettiva comunicazione personale con la Sua persona fisica. E allora l’interruzione non c’è se non nella narrazione sia interiore che palese nella visibilità. Di Fatto questa donna potrebbe essere circostanziata in avvenimenti precisi relativi e conosciuti, ma obliterati da un significato o un pensiero. Se Silvia Romano fosse morta particolareggiare il momento che potrebbe essere già nel pensiero, sarebbe esplicativo non del significato ma dell’impossibilità della ragione e del suo significato. E come anche se Silvia Romano fosse viva. In realtà co sono delle modalità che spiegano le sorti e potrebbero anche identificare i momenti, le ragioni ovviamente sono sempre surrettizie. Forse appaiono visibili ma non ànno contenuto e quindi diventano nosografiche rispetto alla possibilità e l’effettivo essere.

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