Nella vita

se si potesse immaginare esattamente la condizione umana la si pensa mentre la si vive. E in ciò c’è un compimento universale della spiritualità. Così Dio fattosi uomo pone se stesso, prossimo la condizione umana. Così Gesù fattosi sé pone l’esistenza nella vita stessa di Dio come se stesso che ama. Questo spirito santo che si riversa e contempla nel medesimo istante, pone forse la condizione come parte del tutto. Con il quale può esservi. Gesù fa un estremo di sé e della condizione umana, contemplando il momento – siate pronti, non sapete né come né quando. Si riferisce così alla morte, che identifica come un ladro e un assassino che non ruba cose ma il momento umano dell’esistenza. Questa è una condizione prima e ultima di una umanità. Lo stesso Gesù entra a farvi parte e la vive, come umanità ch’è infinità, ma umanità. Lui spiega ch’è nel compimento di Dio nell’uomo, e come dove vi è spirito vi è essere, così vi è Dio e il suo essere. San Francesco fa sì che la condizione sia amata prima che abbandonata, fa della vicinanza ad essa come spirito e essere, la presenza stessa di Dio espresso nello spirito santo che Gesù espleta. Se per mezzo e per esso può esservi nella vita il pane quotidiano le opere dello spirito sono presenti anche dove nell’eternità di ciò ch’è amato incondizionatamente. L’amore salvato, l’amore ch’è.

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