1984 di George Orwell

Questo libro che insieme al film tratto dal libro, torna tra le chiacchiere della gente per le strade, più che altro perche legato all’evento della televisione parlante che ti controlla ovunque sei per dirti cosa devi fare e non fare. Fa ciò che spieghi l’immagine e il pensiero proiettivo inserito da Orwell nella struttura del libro. Ciò che in esso vi è narrato è passato, sovente non è percepito nel presente e viene visto nel futuro. Perche il presente che vi è rappresentato è vissuto da chi lo vive nel libro e non nel presente vissuto dal lettore sovente tra la percezione della lettura e la propria vita possibile sia per possibilità di conoscenza che pratica. Un po’ è come nel vissuto di Bastian nella storia infinita scritto da Ende. Come questo libro di Orwell 1984, è frammezzato tra la propaganda e il significato nella metamorfosi del senso scritto dallo stesso Orwell, nel libro la fattoria degli animali. Per tempo e autori diversi si può entrare nei paralleli con i libri di Hesse. Quindi Orwell ci racconta gli eventi degli effetti della psicologia di massa del novecento proiettandoli per mezzo di un oggetto tecnologico nella percezione dello spazio del significato. Ora in sostanza quel che viene fuori è il conflitto perenne tra la propaganda e il significato, in una stasi di guerra continua tra il controllo e l’indicazione del movimento, anche e soprattutto per mezzo di un referente tecnologico dell’immagine che guarda e viene per ciò guardata. E come fosse anche percepita al senso e al significato, e, contesto si manifesta il cambiamento stesso sia del senso che del significato perche il rapporto intimo tra di essi non può che essere manifesto ma nascosto e per ciò accettato come imposto. Ti conosco mascherina ma ti amo come figurina. E così che si forma un paradigma impossibile tra la relazione e gli individui, qualcuno potrebbe dire è come un verbale scritto, ma anche tra le parole tra gli individui come fosse una gerarchia chi con chi e perche. Ti conosco mascherina se ti bacio e poi ti guardo, un po’ alla Giuda, se non fosse che la verità non à stilemi e allora la relazione si conosce con la persona e non può che essere libera per ciò come vera o sincera ed ecco che il tutto così svolto fa una nuova accettazione da ciò che viene narrato nel libro di Orwell. Che il gusto sia preponderante nella stabilità o la paura? come fosse il fatto stesso di non poter dire che uno più uno fa due, ma con ciò ci poniamo ancora con il tempo nel libro di Orwell, perche se la differenza si manifesta anche la parola può essere diversa eppur possibile, come per capire. Ti amo? o ti amo, qualcuno con l’amo preferisce la pesca.

l’io e la metamorfosi e la condizione

io sono colui che è e poi Adamo. La condizione di Adamo è una condizione generale nella stessa condizione dell’essere umano? o Adamo è un individuo presso Dio. è una medesima condizione ma la contempo non appartiene a nessuno, come se ognuno ne avesse una dimensione in tutto il tempo e un tempo, ma per ciò sua come presso Dio. Ora come si sente una persona non soggiogata né dalla metamorfosi dell’Io né dalla condizione, in certo luogo come sapersi e sentirsi, vicini per se stesso con il luogo il tempo vicini a Dio unici e pertanto come individuo. Il momento è un momento sempre uguale ma diverso. La condizione del Primo come Adamo si perpetua come atto della natura nella natura, come limite e stasi anche se anch’essa molteplice di amore nell’amore. la condizione umana appare come una sorte, di usanze e ripetizioni che si rinnovano in ognuno, ma come vivere sempre come vita individuale. L’appartenenza e il dominio sull’appartenenza è un tempo marginale come la logica, come l’essere separati per organizzazione non spontanea, ma vincolato dal possesso e dal modo più che dall’atto con la vita e tra le vite. Ti parlo, credendo di essere, più di quel che sono mentre siamo o potremmo essere, se sono io.

il virtuale senza luogo

Se la storia che fin qui si è vissuta nei media fosse una storia virtuale, sarebbe possibile spiegarla con tal stilema come verosimigliante non luogo dei canoni dell’informazione rivissuta. Elaborata a tal fine per escogitare un significato alche morboso del ruolo e delle ipotesi sul ruolo della concatenante della ramificazione dei fili intrecciati che stabilizzano la funzione e il modo di un ruolo parti mondiale. Come vicino e come lontano tra il ruolo nel vivere e la vita. E su ciò dobbiamo fare il pensiero sulla realtà di chi vive. Silvia Romano sa dove sta e quel che sta facendo in sintonia con quel che vuole essere in quel momento – ciò è pericoloso perche è una posizione troppo indipendente ovunque e può essere facilmente esposta al meccanismo del ruolo, che appunto partecipa ma fa altro. Come dire faccio un figlio o una noce di cocco, o gli facciamo fare una noce di cocco. Ma ciò è altro tra la noce di cocco e la battuta. E quindi in sostanza una persona viene presa senza che sappia né come né perche, da un attributo di una partecipazione al ruolo di un’altra personificazione come deificazione della trama dei fili comunicanti ma appunto assenti. Silvia Romano viene presa lontana da ogni ipotesi di pensiero personale mentre è con dei bambini e vive in quel tempo quotidiano, tra ciò che libero e ciò che sta. Viene presa e inconsapevole di tutto ciò guardata, avrà parlato, chissà e poi vista uccidere. Perche se è stata uccisa lei fuori ruoli non poteva che vedersi al contrario di chi vede le modalità del ruolo. Se invece non è uccisa il suo corpo soltanto da dove potrebbe vivere potrebbe essere restituita al pensiero di altre persone.

Nella condizione attuale quindi si evince una notizia non notizia nell’informativa sul caso, che si sa per chi la vista che à natale era ancora viva. Poi sappiamo che era finita in una situazione di utilizzo io la identifico, all’interno di uno sviluppo d’indagine propedeutica la conoscenza di un’ipotesi di sensualità in ambito tribale culturale in Kenia cui era stato demandato il suo intervento nel rapporto di riscontro insieme ad altri volontari, il tutto in linea intenzionale in ragione della quale il suo ruolo non si evince in nessuno sviluppo. Allora sono venuti fuori i meccanismi della richiesta di riscatto con un interlocuzione tra i dialoghi che ne narravo che fanno intendere non soltanto la richiesta diretta, ma l’inoltro di relazioni terze – come non attendibili. Ma da chi, chi narra la storia parla in prima persona ma non si comprende se in vece di un’altra.

il tempo e lo scambio

è interessante come possa essere irrilevante lo stilema come il significato dell’ultima cena per chi non percepisce e non sa come credere al suo significato nella resurrezione di Dio. Come dire ogni volta che lo leggo lo faccio e ogni volta che lo faccio lo ricordo. Allora qualcuno potrebbe dire, magari facendo di ciò una sequela con cui ridere e scherzare con altri percepimenti questa situazione. Tipo una festa. Difatti Pietro à avuto l’ammirazione di Cristo quando spontaneamente à creduto, e quest’atto di fede lo à reso come una pietra che non sa nulla su cui fondare qualcosa in più della semplice speranza. Così Pietro al canto del gallo à compreso che esiste la fede. L’atto del rinnovamento e della rinascita che ci indica il pane eucaristico è nell’abbandono della morte nel tempo quotidiano e che per essa si viva nell’esperienza di un amore quotidiano che non uccide per paura ma si nutre per bontà. Ecco che in questo circuito spontaneo che dei ragazzi di ambiente cercano di rendere ilare, e lo è per il loro stesso ridere del fatto come lo sentono concettualmente vi è anche quella festa e quella stasi del momento di giovani twittari kenioti. Certo questo è un ambiente tra tanti ed è lontano, forse molto lontano da ciò ch’è avvenuto a Silvia Costanza Romano. Allora partendo da questo episodio del mondo ritorno a ciò ch’è nel fatto di Silvia Romano. dalle ultime notizie di questi giorni sembra che lei sia stata in funzione e realizzazione di un procedimento legale in ambito keniota su significazioni e relazioni più ampie da quelle da lei svolte. Diciamo che vi sono degli avvenimenti di interscambio tramite la persona di Silvia tra quelle che appaiono relazioni conformi e palesi e altre stratificate. Sembra che ovunque Silvia Romano a agito in persona abbia lasciato nella persone effetti e percezioni concrete sulla sua persona e relazione nella personalità. In primis i bambini e gli amici vicini o anche i confacenti tipo albergatori. Un fatto inerente è quello che sugli sviluppi delle varie pianificazioni che si possono sviluppare negli svariati interessi anche di carattere economico, è evidente che si possono determinare quelli che possono apparire più graditi di altri e pianificati per se stessi. Ciò comporta che vi sia un pensiero un atteggiamento e una supposizione. E certe volte il meccanismo può apparire molto semplice ma molto superficiale, (Noi stiamo che ci facciamo) o altri modo consimili, ma ciò sono ipotesi concettuali che sono possibili soltanto se derivati da interessi e pianificazione. Allora poniamo un attimo l’ipotesi che vi siano degli ambienti che inerentemente avevano degli interessi nella pianificazione e supposizione di situazione di Silvia Romano. è evidente che le stratificazioni sociali e di persona in esse sono quasi tutte impostate in tal modo. Ma qualsiasi esse siano e in che modo si sono sviluppate mi appare evidente che sono entrate in forma di collusione e relazione con altre. Il rapimento di Silvia Romano è avvenuto per metodologia di mercenariato militare di origine africana. E come è stato coinvolto e perche si è coinvolto in questo, che tipo di controllo e di settori si sono mossi per avvicinarsi a tanto. L’Ipotesi più banale sembra il tentativo di enfatizzare qualcosa per ottenerne qualcosa ma la cosa è sfuggita di mano e da coinvolto più attori. Se non sbaglio il radical chic Ronald il ragazzo con i Jeans strappati alle ginocchia che fa le corna poteva essere quello più vicino a Silvia tanto da cercare di Salvarla. Molti dei giovani del villaggio ànno creduto e forse sperato, che fosse stata rapita per soldi e che presto si sarebbe presto risolto il tutto. Silvia aveva appena fatto una raccolta fondi tramite internet in una modalità di colletta collettiva per un serbatoio e che può muovere soldi rapidamente. A questa pagina ora si sono aggiunte nuove fotografie oltre quella che vi era del serbatoio. é ovvio che l’attenzione attira e sensibilizza e in qualche modo fa risonanza nelle situazione anche di altri bisogni inerenti la stessa tipologia. A vario titolo o livello. Sta il fatto che le persone che sono state arrestate sono state pedinate ma si è letto anche che si è giunti all’arresto prima di quando fosse stato ipotizzato, ciò a comportato la perdita dei segnali dei cellulari che di altre tracce che sembrano siano state lasciate dai sequestratori. Poi sono sopraggiunte strane informazione. Quasi da togliere temporalità a questo avvenimento. Uno di quelli segnalati come complici sembra fosse morto alcuni anni prima. Si è visto un ragazzo portato in una trasmissione televisiva in Italia che cercava di dire qualcosa in rapporto a non so quale conclusione. I fatti sembrano mostraci ancora che chi à agito in prima persona sa più di tutti quelli che ànno taciuto o ancora non ànno detto tutto. Saranno ancora vivi gli altri partecipanti al sequestro e se il leone guarda la gazzella quando non à fame sembra non vederla. Mi auguro di sì perche è la loro vita.

la ricotta

Ma, prendimi una ricotta la taglio in quattro quarti. Uno lo faccio insieme ad un cucchiaio di orzo. Un altro con sopra lo zucchero. Un altro con un po’ di cacao e zucchero. E l’ultimo quarto lo lascio com’è. Chi si è presa la ricotta la presa tutta, anche se pensava di farlo per uno di quei quattro. Ma così è bene chiedersi quel quarto di ricotta ch’è rimasta come era perche non è stata lasciata dov’era o era quella che si voleva per quelle altre.

Silvia Romano è stata identificata bianca per rapidità d’insieme come quella da prendere da un machete e un automatico. Identificata per un senso o per una rivalsa. Le autorità di polizia del Kenia in questo e consimile dinamica il meccanismo di una rivalsa tribale, che à identificato nelle autorità Keniote il rapporto con il tempo altro degli interessi esteri in Kenia e la persona che può esserne rappresentazione. Ma facciamo un salto nell’ipotesi, immaginiamo di non sapere l’epilogo di questa storia, cioè che per esempio Silvia Romano è già stata liberata e che questa vicenda si è ripresentata come nuova pur essendo già avvenuta. Che faccia una vita normale che so in Inghilterra. Oppure che sia stata rapita e uccisa. Due temi che si sono enunciati su pensiero di persone esposte a questo avvenimento. Difatti Silvia Romano per la logica e il significato della plausibilità delle informazioni riportate e degli interessati alla vicenda del suo rapimento ci mostrano essenzialmente che Silvia Costanza Romano è rapita ed è stata rapita con intenzioni di circostanza. Sono dovuti essi alla persona al suo comportamento travisato dai rapitori, dagli effetti di propaganda mediatica che per diverso senso sembrano essere per alcuni d’interesse e per altri che non vi sia questo interesse, per altri come possibile motivo per essi. Il suo rapimento e anche come conseguenza sull’atteggiamento tra comportamento e identificazione economica, di ambienti sia kenioti che internazionali. Sembra ciò ormai plausibile. Eppure l’azione del rapimento è quella tipica della lotta tribale culturale del centro Africa, quella che bada all’identità più che alle stesse religioni, alla presenza più che al controllo. Un mese fa circa in Burkina Faso è avvenuta un’aggressione dove sono morti dei fedeli in una chiesa cristiana e messo a fuoco mezzo villaggio. Se queste persone e queste dinamiche sono gli enunciati tribali di chi à rapito Silvia Romano, perche non l’anno uccisa lì dove era nel villaggio, perche nella determinazione violenta di fare ciò, rapirla ànno cercato di impaurire e ferire le persona presenti cercando di non uccidere.

Chi à fatto cosa e che cosa perche si scatenasse questo e fosse identificata una ragazza che rappresentava qualcosa per qualcuno e non per altri tanto da renderla vicina a qualcosa d’altro pur essendone personalmente estranea. Se c’è qualcuno che sa qualcosa in proposito di vero dovrebbe dirlo. C’è soltanto l’omertà di ciò che viene identificato come ambiente della giungla.

E allora se Silvia Romano è stata rapita per vendetta – ciò è indubbiamente dovuto a diversi fattori e possibili motivi, sia internazionali che locali. Sia economici che personali ambientali. Chi à rapito Silvia Romano che cosa vuole fare del suo corpo? La vuole prigioniere e per sé. Attende qualcosa che la possa rendere utile alle sue intenzioni. Né vuole dei soldi in cambio. E se fosse merce di scambio per organizzazioni. Una persona che viaggia che si muove in certi ambienti semi anonimi, identificata, perche non tatuata come per far parte all’occorrenza di qualche clan anche essendone lei completamente ignara – pertanto avviata all’uso del proprio corpo nella prostituzione sessuale in cambio o ricaricamento di malaffari della criminalità o nella lotta ad essa.

La società del Kenia è fatta di persone molto diverse per concezione e sincretismo. Se troviamo da una parte le tradizioni rurali ancestrali troviamo anche un cristianesimo vicino e autentico, ma sovente con comportamenti anche se semplici diversi per abbigliamento o posizione di riferimento tra la terra e il titolo ristrutturato e per questo immaginato. In mezzo c’è un gran caos tra la moda come analisi della posizione dell’interpretazione concettuale come tra una bistecca e l’eucarestia a memoria perpetua anche in un atteggiamento chis culturale e di gioventù e politica. O il sentirsi facilmente superiori inglobando uno stilema da ovunque per ovunque per sostanziare una comunicazione personale come effetto di superiorità. Come tra il sole e un orologio nell’aspetto buono della situazione. Che può essere molto conflittuale per chi è in mezzo all’accelerazione, tanto da vedere due pensionati occidentali che si godono la pensione come degli occupanti e possessori di beni economici costosi di scambio.

E allora c’è il vero Silvia Romano e quei bambini con cui passava il tempo, in qualche modo dispersi ma vicini chiunque e qualsiasi cosa si è messa tra loro sembra un obbrobrio.

In un momento c’è sempre il tempo

La mia teoria è che l’evento vero e proprio praticamente non esista, né il tempo. Virginia Woolf parla del suo fluire dentro la percezione del suo scrivere, dello stare dove lei è anche se in quell’istante. Il suo flusso di parole scritte genera di certo un esservi come un significato che parla del pensiero che esprime forse anche un rimando a qualche immagine, meglio figura non descritta ma parlata. Ciò ne fa uno sguardo che trova un Suo esservi di piacere e un gusto nel leggervi. Perché tollerare in letteratura ciò che non è saturo che non è poesia, che non è, cioè saturo? Io voglio comprendere tutto. Spaziare dentro qualcosa che vuole parlare. Il suo modo è il suo modo e non sto a dire perche o quando ciò ch’è espresso in un libro. Quando Virginia Woolf muore annegata nel fiume Ouse nel Marzo del 1941 aveva la guerra dentro e fuori di sé, voglio dire la vicinanza dei bombardamenti su Londra e le dispute letterarie ideografiche o ideologiche, comunque aveva vicino qualcuno, ma tanto fu sentita da sé, la sua condizione mentale, che cadde nel fiume. In quei giorni il sorriso di una giovane donna, Etty Hillesum, iniziò dentro di sé quello che voleva essere ed esprimere come sguardo e mondo, ciò che scrisse fu pubblicato, trascritto da manoscritto in forma stampata più di quaranta anni dopo la sua morte. Poco prima che iniziasse a scrivere il suo diario nel Marzo del 1941, in piena guerra scrive il 10 novembre 1941 – Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura. Venerdì 3 luglio 1942 – Bene io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento, Ora lo so. Non darò più fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall’altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato. Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite. ( ciò dalla bella introduzione di J.G. Gaarlandt, Haarlem maggio 1983. Traduzione di Chiara Passanti. Etty trasfonde le parole della bibbia e dei vangeli nel suo esserci: Quando prego non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo Dio. E questo probabilmente esprime meglio il mio amore per la vita: io riposo in me stessa. E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo Dio.

Silvia Romano nel caos sovente di un mondo assente come negli sguardi di Virginia ed Etty. la linea del pensiero personale trasfonde come il senso e l’abbandono del luogo. Il caos primordiale della retorica del genere sull’essere umano. Oramai in questa epoca l’anima di trasposizione del possibile è strumentalizzata dalla fagocita con cui si può esservi senza esserci, fatto di giochi e di controlli economici e di rappresentazione del genere possibile, un decadimento ostile che non riesce neanche a parlare del possibile come evidente e logico, un mondo che non tollera il visibile, che spesso lo ostacola, giacché l’invisibile non evidenzia ma semplicemente è. Ma allora che vuole questo sistema logico fatto di movimenti di persone che contrattaccano doventi ed ossequiosi della strategia. Che dovrebbe significare per chi è, un tale modo di evidenziare. Il sopruso si giustifica si rincorre dice dei suoi effetti come se tutti devono esserci, ma c’è chi fa altro e vuole altro, ma allora che vuole? Vuole esistere per non accadere evidenziare il fatto come l’accadere, sposta il significato e l’attributo per rappresentarsi per parlare senza parola e possibile. Dei colabrodo del tassello fanno, cosa superstizione senza chiarezza o amore. I fatti narrati spesso sono senza data ma non trovano riscontro, ma se la mancanza del tempo non si incrocia sembrano accadere nuovamente lontani dal luogo o della persona. Si annullano e non esistono o si vorrebbe che fossero tali. Ma se ànno una nuova data che partecipa all’evento non si muovano finche qualcuno la osserva. Conoscere dove e quando, sapere dove e perche, come il perche sai. Se esce da tutto ciò quella persona non è mai stata quello, che per altri à funzionato in suo assenza. Lei è presente e che cosa sono i fantasmi se non i funzionamenti. lo stipendio il necessario è tuo te lo danno, perche sei più referente Chi è che vuole i soldi I banditi lo stato l’immagine per l’uno o l’altro, degli imbecilli per altri cretini che non amano che si riesca in economia a realizzare senza lo scambio. Ma la virtù va data il culo risparmiato per il balordo con il fucile. perche non dici qualcosa quando parli, funzionamento perche non dici niente. è sempre la profondità interiore che vive. L’assurdità la si deve anche osservare? Allora se tu essere fai qualcosa non sei Dio lo puoi amare.

Messere Panteon

Esattamente, il mio nome è Messere Panteon. Lo avessi saputo oggi, 25 Aprile giorno di libertà, avrei detto che di certo ò marciato convinto che la terra sta in una immensa pianura piatta di cui non si scorre la fine. Invece ò comminato sopra una sfera, anche a testa in giù, senza che me ne accorgersi. Di già, come è certo nel mio cognome vi è sì, certo un pensiero all’altitudine come espansione perche con il nome che ò sembra volessero chiamarmi, signore iddio. E comunque da quello strano, che fu il colabrodo del feudalesimo, per lì in su, e per di qui. Come dire tra la testa e il sedere, poco mi accorsi, forse, anche seppur posso ora esserne fiero, che da messere sono giunto a semplice signore, ma che con il cotanto ch’è il mio nome posso scrivere Signore. Già ma io mi chiamo Messere, ma così appare oggi come suona. E Panteon nel mio cognome, è di quasi un cagnome che dimora un po’ ovunque, come luogo dei tempi dove il pensiero andava in significato e in virtù aperse lo spazio in direzione del tutto. Oggi dunque come sempre mi dice che, chiaramente, attraverso e il momento e il contemporaneo l’umano tempo disserta tra l’utile e il dominio, senza vedere che sempre fa anche se sta. O babbo, ò fame dice il burattino Pinocchio, per divenire bambino a Geppetto il falegname che lo costruisce. E che i do figlio mio vogliamo fare con il pane, se lo troviamo già fatto, ci metto sopra un poco di olio, se lo troviamo già fatto e un poco di sale, se lo troviamo già fatto. O babbo ma chi è che fa queste cose? Pinocchio, ma il pane si fa dal grano, l’olio d’oliva, dall’oliva, lo dice il nome stesso e il sale lo lascia l’acqua del mare quando evapora. O babbo e ciò cos’è e chi lo à fatto, o bella l’avrà fatto il padre nostro ch’è nei cieli. O babbo e il papà ch’è nei cieli e chi lo à fatto? O bella si sarà fatto da sé. Proprio come me! Be’ che vuoi che ti dica Lucignolo mi sarò scoperto di fare come Dio. O babbo ò fame! Sembra che quando si ascolta questo racconto nella Cina di oggi, le persone sono prese da timore. Come si sa il ragionier Fantozzi mandato in educazione tra il senso del perche e il principio del ragionare senza un perche, fu mandato in vacanza premio in Cina. Scopri che i Cinesi avevano al posto della campagna altissimi grattacieli, e la classe operaia della campagna ora era addetta alla pulizia dei vetri dei grattacieli – sospesi nel vuoto attaccati a delle funi a pulire i vetri. Per tale motivo gli intellettuali cinesi ovunque andassero mangiavano soltanto patate a tutte le ore del giorno e anche della notte. Nessuno così avrebbe chiesto loro come si piantano e crescono, conoscendo tale risposta avrebbero potuto continuare come il ragionier Fantozzi a credere di sapere come si facessero il soldi. Quando un bel giorno ad uno di questi intellettuali, fu chiesto ciò che non avrebbe mai creduto e immaginato gli avessero, mai domandato, cioè, dopo avere pulito i vetri di un grattacielo all’interno, come si pulissero i vetri all’esterno, non avendo i grattacieli alcuna finestra. Il ragionier Fantozzi che fu presente a questo colloquio, fuggi sconcertato da tale evento, andò in Mesopotamia in cerca dei datteri da scambiare con le banane che le scimmie orango e tango mangiavano durante il giorno sdraiati sugli alberi. E alloro oggi io, Messere Panteon non riesco a comprendere come sia possibile non riuscire a separare un carciofo.

Notre Dames de Paris

Nella grande chiesa di nostra Signora di Parigi, nel pomeriggio, nei vespri viene fatta la messa eucaristica. Non vi sono tante persone tanto da riempire la chiesa, poche appaiono per l’ampiezza della navata. Essi sono nei primi banchi dinnanzi all’altare. Ciò è sovente come in Notre Dames de Paris, come nelle chiese cattolico cristiane che sono nel mondo. Se io mi sedetti in uno degli ultimi posti nella grande chiesa, sentirei il suono del suo spazio, magari con il canto di una giovane donna. Se chiudo gli occhi e guardo in terra, vedo che al posto del pavimento vi è un prato verde, e, alzando gli occhi, vedo il soffitto ch’è aperto e guardo il cielo. Sono certo in un altra chiesa ch’è un poco similare a questa di Notre Dames de Paris, proprio oggi che sono qui seduto. Mi trovo per questo breve istante nella chiesa di San Gargano, in Italia, e tornando ad aprire gli occhi in Notre Dames de Paris, per un breve momento mi sembra immaginare la chiesa che intorno all’anno mille ci fu Santo Gargano, che attirò a sé, fede e miracoli, che infilzò la spada nella roccia, trasformando l’Elza nella croce dove si inginocchiava in preghiera. Sembra che giunti in questo millennio cristiano, anche gli edifici acquisiscano un suono, una voce. Nel terremoto dell’Emilia alcuni di essi, di storie del tempo di Gargano, è sembrato liberassero quel tempo e dopo mille anni anche la terra si è aperta naturalmente con il crollo di quegli edifici. Nell’incendio del tetto della cattedrale di Nostra Signora, con la foresta di alberi che bruciava sopra nelle innumerevoli travi del tetto anche i gogol disegnati nelle pietre scolpite che la rivestono, ànno sbuffato nel calore il loro soffio di giallo. Nelle fiammate pure e immacolate, senza inquinare l’aria, ogni tanto avevano il colore giallo. Mi sono domandato, dicendomi forse nella sua lunga storia i campanari che custodivano il tetto davano alle travi dello zolfo per proteggerle. E quelle soffiate le fiamme alimentate da alberi di antico lignaggio di quercia o grandi abeti d’incenso, ànno restituito l’umore nel colore delle fiamme. Notre dames de Paris appartiene a quei libri aperti che furono sempre le chiese, ampliando le sue pagine in mostra. Prima dell’era della riproduzione, i libri che si moltiplicavano erano le chiese che a manifesto del Pittore Giotto aprivano la spiegazione del tempo evangelico del Francescanesimo di San Francesco di Assisi. Le chiese di Notre Dames danno alla lettura come diedero per vocazione forse arbitraria, ma viva nel pensiero di ogni persona, tra la dimensione di un mondo sacro che si immerge in un mondo umano. Questi luoghi ànno mantenuto questo fascino, né discreto, né indiscreto può dirsi, ma manifesto del silenzio del suono dello spazio. La cattedrale di Notre Dames de Paris, à veduto, così si può dire il tempo e le situazioni umane di tanta gente, e, di molti momenti personali, della gente d’Europa e Francese, non soltanto di gioia ma anche tragici. La sua manifestazione estetica, fa liete e sorridenti, riflessive anche nello sguardo le persone che si trovano a Parigi. Ora, c’è il tempo di comunicare il da farsi per sentire che con la cattedrale di Notre Dames de Paris c’è il tempo per esservi in vicinanza interiore e comunicativa, nel silenzio o in un vuoto spazio. Oggi all’ora del vespro.

criptico

che à pensarci sembra musicale. forse come se aspettasse e insieme accadesse. e il maestro che svolge una mansione o forse non c’è. chi si crede si sente quasi deficiente oppure fa il cannibale e si crede onnipotente. sembrano due superstizioni belle e buone. ma vattela a pesca, cercala così che tanto non si sa se si trova. allora se la superstizione delira, il superstizioso è sordo o forse invisibile. come di chiamo come di dico se tu capisci che stai a fare. Fa No. come a dire non in Fa, oppure fa n do diesis, oppure Fa no Diesis. tanto inverecondo è il mondo che sobbalza con una partitura, quasi un timbro per la censura. passa invisibile e a chi pensa, che ti pensa. certo forse è soltanto un bolero un poco stonato ma la musica segue l’immagine che fa. non te ne interessare tutti la vedono ma nessuno se ne accorge, ma ciò è in un altra parte. sembra un altro racconto ma chissà. l’amore non si placa, e il dilemma del ci si crede cerca di essere ma non riesce ad apparire. non possono esservi altre imitazioni di ciò che non si può d’esservi di imitabile. il pensiero e l’attesa sono certamente identici è il fa diesis che non sa ancora di esservi?

 

Dora e Giovanni

Chi sono Dora e Giovanni. Mi viene da pensare due persone che si sono sposate per vivere insieme e amarsi. E allora, lei diviene per vocazione e lavoro ostetrica, figlia di un ufficiale delle poste, impiegato dello stato, quindi. Dora svolse la sua professione sia in forma autonoma che al servizio dello stato. Giovanni, macellaio di discendenza, si trasferisce dal paese dove vive e ricominciare da macellaio, dopo, aver avuto diverbi di vedute professionali con il padre. Entrambi, sia Dora che Giovanni, si trasferiscono nel paese dove si incontreranno. Quando decidono si sposarsi, Dora è vedova e madre di due figlie, dopo il matrimonio nasceranno altri due figli, un maschio e un altra femmina. Giovanni da solo è già riuscito ad avviare una macelleria sua e comprare casa. Ora i caratteri e le cose che accadono nel mondo e in particolare dove vivono ci mostrano anche il loro esservi con il loro carattere. Dora ch’è sempre molto energica, e Giovanni anche molto paratico economicamente. Tanto che un bel dì giunsero a dei diverbi. Dora fece molto per la sua famiglia, ma non soltanto, per altre sia di parenti, e altre e in genere dove e come poteva, anche nelle ostilità sociali che si manifestarono in tempi di fame e di guerra. Giovanni, contro ogni guerra, e in ragione di ciò anche per avere già perso il fratello in Grecia. E pertanto è che Dora per generosità dava più di quel che aveva tanto lo stipendio torna, come economia e quello che si dà di sé lo vede Dio. Era per questo Dora nella sua generosità molto economa, tanto che a distanza di tanto tempo i suoi nipoti vedono e usano il corredo dato alle figlie, Dora che non buttava un sacchetto di carta della spesa, perche era uno spreco. Giovanni, paradosso del giusto, una volta ospitò in casa sua un povero e amico, che mangiava a tavola al posto di capotavola, cui si voleva addossare la colpa di una calunnia, o fraintendimento legale che aveva coinvolto Giovanni, nel disorientamento delle persone nel tempo di guerra. Così un bel giorno, Giovanni e Dora decisero su proposta di Giovanni, che Dora con i suoi soldi poteva farci quel che riteneva giusto, ma lui doveva pensare a far quadrare i conti. Un giorno un nipote di Dora vide che aveva una fede grigia e chiese perche, forse la risposta che Dora gli disse fu: per comprare il pane. Dora tenne quella fede, anche dopo, l’altra la diete alla patria, credo perche qualcuno aveva piantato il grano nell’impero africano.

Del resto ora il mondo è cambiato, pensate all’Inghilterra prima della regina Elisabetta, prima erano rimbambiti, dopo rintronati, dalla musica dei Bitols.