Tutto il tempo in ultimo giorno è Dio che ama

… amate i vostri nemici. Che merito avrete ad amare chi vi ama. Può darsi che così, o è così. Come tra amare e il decidere di amare. Quando si è amati si ama più facilmente.

Amatevi come vi ò amato. Come ci amò Gesù, amando Dio, parlando dell’amore di Dio, colui che ama. L’essere umano come possibilità conosce il sesso e il piacere, lo stare bene e la paura, la schiavitù e il bisogno della libertà, senza ciò che cosa è l’amore, l’aiuto e lo stare vicini, il calore come la disponibilità, o il capire e riflettere.

… così viene perdonato suo malgrado, come Adamo[PM1]  ed Eva, per riflettere sulla condizione, come Caino[PM2] . Ma senza giudizio su perche scegliere la condizione. Ma da un punto di vista, come amore e perdono di Dio, può apparire inutile riflettere.

La difficoltà ad amare. Appare così, forse che la condizione ponga come difficile amare, la difficoltà ad amare, non per merito perche chi ama, Dio, lo fa senza meritocrazia, come quando si è amati si è inconsapevole se non si ama, così per amore si diviene consapevole del perdono, di sé del prossimo e della difficoltà che vi poniamo. Così riflettiamo sull’amore, pur non avendo merito da chi ci ama, Dio. Che Dio ti renda merito. Ma più del perdono e della vita, dell’amore.


 [PM1]Adamo ed Eva i primi genitori della scelta umana della condizione umana.

 [PM2]Caino uccise il fratello che amava Dio. Opponendosi alla sua stessa consapevolezza di Dio.

Un saluto ai morti e ai vivi

C’è la guerra e c’è la pace, ma in questo bisogna scoprire i giorni dell’amore. Credo siano importanti anche per la risoluzione di una sorte del mistero che si fa continuum ineluttabile. Queste due pagine fotocopiate dal libro di Sergio Zavoli – la notte della repubblica – fatto in forma giornalistica, come menzionato dall’autore. Attraversano le dirette testimonianze delle persone che verificarono i fatti nella loro fattispecie o vissuto dei momenti che si attraversarono in quelle storie ed episodi. Queste sono soltanto due pagine che esprimono la sfaccettatura paradossale e quasi originale di tanti di quegli accadimenti. Ex terrorista intervistato è definito di destra – ma in analisi se non lo si sapesse potrebbe far pensare che fosse di sinistra. Come del resto l’ipotesi di uno stato organizzato che combatte con se stesso, dimostra ulteriormente il fatto che gli uomini sono fatti di loro stessi che se riescono è meglio si aprano all’amore, forse per l’impossibile ma non sentire di soccombere, sentirsi ineluttabili. Ciò che vi si palesa nelle parole della persona intervistata, ben più di 20 anni fa, è la sua riconoscibilità dei fatti creati da lui stesso e che per sua circostanza sono stati evidenziati e sottoposti al giudizio dello stesso fare giuridico dello stato, che disprezza non riconosce competente per le sue stesse ammissioni di colpevolezza e che per questo continuerà a disprezzare, forse come se stesso nella condizione, sino alla fine dei suoi giorni materiali.

Se si è diversi appare quasi assurdo se non si ama il significato stesso della non violenza. La difesa dalla violenza interiore per la possibilità di amare.

Come appare quel che scompare non possiamo sapere come risolvere tutto quel che accade.

Io dico si può considerare la civiltà

La nostra libertà ha vita con la civiltà che scioglie e non cagiona ha il fondo di verità che lo sostiene e conduce l’uomo alla civiltà dell’amore che è con lo spazio di felicità di senso naturale in persone con la volontà bene con il piacere creativo spirituale al buio di senso naturale in luce con il gusto naturale

Dilio

Un’immagine e un pensiero

Se fosse una piccola pianta. Trasformarsi in un albero di limone, lo potrei certo immaginare. Un limone bello e giallo. Non ancora aperto, così, come si facesse immaginare il suo succo e quasi il suo sapore sento in bocca. E allora mi sono detto, sono altrove, sono dove aspetto e ancora non giunge credo ciò che aspetto. Ma cosa accade? Che si fosse perso. Fu così credo, non posso immaginare qualcosa che invece mi appare diversa. E cosa sono questi giorni. Si parla come se tutte le cose sapessero e tutti, proprio tutte le persone stanno ad ascoltare. E che sia questo, un pensiero. O un fatto, uno di quelli che non si possono raccontare, perche proprio non lo vidi, e, né vicino e neanche lontano. Fu proprio altrove. Così potrei dire se lo stessi, proprio or ora narrando. Perche accade, proprio ciò che non sapevo, come fosse qualcosa di subitaneo, che non lo aspetti così come avviene. Come e perche non può mai avvenire, perche lo conosci ma non ne sai. E dove, poi e perche! Come se le cose e i fatti che accadono sono sempre presenti e perche, proprio, ci sono anche le persone. Ma come fu mai, allora che non ci si vidde, che lo scoprimmo e soltanto dopo lo pensammo. È un fatto certo, come non potrebbe essere altro e cosa che accade. Ma soltanto lo sguardo fu complice, come nessuno che se n’accorge. E viaggiò, viaggiò. Finché non si raggiunse. Già si raggiunse, così improvviso, come si era visto e pensato. Senza che chi si raggiungesse se ne accorgesse, o trovasse il modo per raggiungerlo immediatamente, così come lo aveva inviato, anche lui senza essere visto molto tempo prima. Qualcuna lo aveva veduto e ancor prima che lui lo avesse immaginato. Perche quando lui fece, quel sorriso, non si era visto e non sapeva che qualcuna lo avrebbe, poi, visto.

Buon Natale!

si udì così, comunque

Si è poi così sicuri che Gesù disse di sentirsi abbandonato, nei vangeli di Mattia e Marco appare questa frase. Quello che forse stupisce in quel momento è anche il significato di chi ascolta quei suoni che vengono dalla voce di Gesù. Riferiscono ancora i due evangelisti le persone lo udirono chiamare Elia, mentre i due evangelisti riferiscono la frase: “Dio mio Dio Mio, perche mi ai abbandonato. Ora questo suono e questi significati ambiscono a qualcosa eppure appaiono strani, come ci fosse una presenza e una testimonianza insieme. Ciò sembra essere posto come un tempo e una definizione, come fosse un poco profferita una profezia. Quindi chi ascolta sente quei suoni e sembra trovare un senso. Però non dobbiamo dimenticare cosa dice Gesù, mentre è crocifisso al ladrone che gli chiede amore, che sarà subito risorto e sarà con lui, come avesse egli constatata la condizione umana e la sua differenza visibile e non visibile, udibile e non udibile. I tre sono insieme crocifissi. I due con Gesù entrambi chiedono e Gesù sembra rispondere al più perspicace e mite, ma al contempo rispose anche all’altro. Così nell’imminenza e in quella condizione, Gesù lo udirono gli astanti insieme ai due evangelisti – con quella profezia che dice all’incirca, Elia annuncerà il Messia, e così si udì Gesù pronunciare il nome di Eli, mentre gli evangelisti ascoltarono il tempo di Dio, forse in un modo un poco bizzarro, ma vero nella paura umana con la morte, di Gesù che la comunica come condizione sua e imminente, comunicando in Dio. E qui che avviene la rivelazione e una profezia. Ma non possiamo non ascoltare l’imminenza e la chiarificazione stessa nel continuo e assoluto come comunicò Gesù al ladrone e come significato imminente. E così altri due affermarono quel che avviene nella stessa fede e comunicazione, come fossero i modi diversi ma la condizione univoca in quel momento, o istante prima che Gesù spirò. Li troviamo nel vangelo di Luca e in quello inteso apocrifo di Nicodemo e che testimoniano ciò che udirono quando morì Gesù: Padre nelle tue mani io affido il mio spirito. E questo modo in Dio è la morte di ognuno. Significato, momento, condizione. Un uovo di pasqua una epifania, un bambinello. Gesù, Giuseppe e Maria. Ora se vi mettete il bue e l’asinello e un poco di pastori con le pecore avete fatto il presepe. I Re Magi che sono in viaggio li potete mettere il sei Gennaio. Ci si può mettere anche il bambinello, Gesù bambino il giorno di natale per far comprendere a chi vede il presepe ch’è quel giorno che nasce Gesù.

presepi – Bing images

Un Natale in tutti

È difficile o mi appare tale, perche il padre del mio bisnonno Elia, lo abbia chiamato così. Per ottemperanza al momento postumo potrei pensare e si dovrebbe fare una ricerca. Che così si chiamasse il padre o il padre della madre di Elia. Ma se la cosa appare come appare, perche non possa trarre origine dallo stesso pensiero dei genitori di Elia e senza altri pregressi. E così immaginiamo che i genitori di Elia avessero scelto questo nome per lui. E, certo che questo suono è così consono al suo stesso suono, che si pronuncia con un suo carattere e una certa melodia, quasi fosse un cantico della lingua italiana.

Ora, quindi Elia trae il suo nome da quello che si chiamò o si chiama Elia, un profeta nello stesso spirito del profeta che esclama e chiede a Dio miracoli, come Sé in ogni Sé nel tempo come fosse lo spirito di Dio che vive in ognuno per dimora di Dio. Il tempo di Elia che si delinea nei racconti biblici è comunque accolto nello spirito e santo e come fosse vivo e mai morente, chissà come se ogni essere vivente ne fosse spazio e acme. E così la stessa apparizione di Dio come tempo e luogo, sembra intercorrere tra Dio e la vita. E come Dio potesse esservi anche se non c’è, come se la materia sia dove c’è e dove non c’è finché c’è. In definitiva appare ininterrottamente per questo, senza concetto. I fatti narrano dello spirito apparso come di ciò che appare per spirito nella vita. È Elia.

Ora così partendo da un punto per tutto e tutto per un punto, si può sentire un pensiero univoco in ogni essere vivente, e, che forse sembra interrompersi come apparizione ma che non si interrompe in fede e Dio e spirito. Un creato nella creatività del creato.

Ora procreando il mio bisnonno e un pronome: appare un pensiero – il passo di Elia Gesù si ripone in Elia da Monteprandone in Cristo risorto di croce in sua Immacolata Concezione in Dio Gesù in figlio di spirito Santo

Ora coniugando il tempo e un altro nome in Elia ma in Elia lo spirito non cambia e il Natale è ovunque sta ai Re Magi trovare Gesù.

aggiunta: http://www.settimananews.it/bibbia/elia-passione-dio/#_ftnref16

all’interno delle istituzioni

Non ricordo esattamente perche quel giorno nell’ora di ginnastica, non facemmo educazione fisica, o più esattamente la fecero le donne, mentre noi maschi ci trovammo quel giorno senza il professore. Credo che fu proprio questo il motivo perche quel giorno non facemmo educazione fisica. Così io un poco alla chetichella entrai nell’aula magna chiusa e accesi il televisore – e seppi in quella mattina che era stato rapito in via fani Aldo Moro. Era il 16 Marzo del 1978, l’indomani sarebbe stato il 17, Marzo: il mio onomastico, San Patrizio. Uscii dall’aula magna e trovai un mio amico che correndo su per le scale faceva il rivoluzionario, perche non vi era la lezione di educazione fisica, gli dissi: ànno rapito Moro, chi? Moro – E chi se ne frega e continuò a correre su per le scale alla garibaldina. Così noi eravamo come paragonò i terroristi Patrizio Peci quelli delle medie nel suo Libro: Io l’infame. E vorrei vedere era Sambenedettese mica di Porto D’Ascoli. Come devo riconoscere che anche io sono nato a San Benedetto, e forse sono stato uno dei primi o l’unico in famiglia e incominciò ad essere l’andazzo dell’epoca. Nel 1963, accompagnato da mia nonna e mio padre e con mia madre nacqui in una clinica di San Benedetto del Tronto, mia nonna che assiste al parto, con mio padre, insomma vi era un affollamento. Mia Nonna era appena andata in pensione come ostetrica, infatti fino a poco prima sarei potuto nascere a Porto D’Ascoli e in casa, ma il 1963 è un anno importate proprio perche sono nato. Diciamo che erano anni molto particolari anche politicamente. Così mia madre che aveva iniziato a lavorare per attività economica poco prima nel 1960, prima di andare all’ospedale per partorire, preparo la cena per le sorelle e sistemato tutto andò in ospedale. Mio padre aveva lasciato al fratello l’attività di generi alimentari e avviò mia madre nella nuova attività commerciale. Ecco mentre tutto ciò accadde Moro parlando con i terroristi raccontava molti anni dopo anche di quei momenti storici. Così Patrizio Peci, fu il primo pentito della repubblica italiana, e ancora prima di qualsiasi legge a tal proposito. Ora è bene riflettere un attimo, sul tema della rivoluzione del tema della scuola, perche di fatti il terrorismo fece qualcosa d’inverosimile come senso e del significato, mentre noi avevamo la nostra rivoluzione molto individualista e per fortuna assoluta e fuori da strani collettivi che chiacchieravano. Così, per esempio, io e questo mio amico che ci incontrammo per le scale mentre io uscivo dall’aula magna una volta fummo sospesi, perche all’affermazione che conoscevamo i buchi neri, optammo all’interrogazione della professoressa prima con un sì e poi quando ci fu detto quelli lunari dicemmo di no. E così a tal punto fu chiamato il preside che ci disse che noi avevamo fatta un’allusione. E che per questo dovevamo essere sospesi, credo fu per un paio di giorni. Perche in effetti il tema della comunicazione seppur trasversalmente noi lo trattavamo ampiamente. Anche quando, mi si diceva che non avevo apostrofato una – un – che bisognava di apostrofo e io ribattevo che non lo avevo fatto perche non serviva. Del resto, tutti conoscono il pro-luogo, di chi ti dice per esempio, ài scritto anno senza l’acca e tu rispondi e certo perche tu quando l’ai detta. Capisci, è come un totem e un tabù rivoluzionare questa linguistica e per alcuni o molti appare traumatico, perche c’è sempre chi ti può sfottere, anche se in effetti si sfotte da se. Quindi era appariscente e palesemente presente che sul piano fonetico ci fosse un forte dialogo con ciò che scrivi. E, ora, qui facendo un attimo un pensiero, sembra apparire come non mai il fatto che l’italiano nasce da una fucina millenaria si sull’oralità ma altrettanta portanza proprio per come si scrive, e per come può scrivere tutte le altre espressioni linguistica e che appunto ànno sovente una divisione tra la lingua scritta e quella parlata. Così sembra che tutto il tempo si possa fare presente o rendere come passato nel presente e in un tempo attuale e vicino. E così ora si può dire che alla luigi cappella in nuce vi era già una vera rivoluzione sulla comunicazione planetaria. Ma cosa stava avvenendo durante gli interrogatori terroristici ad Aldo Moro? Essi erano stati un po’ identificati dal mondo politico, dopo la pubblicazione delle prime lettere, come inappropriati e inattendibili proprio per la condizione morale di costrizione con cui erano vissuti. Ma in sostanza in tutta questa tematica di sviluppo, appariva che la conformazione di una dinamica della politica di pace era stata soggetta e vissuta responsabilmente da tutti, come un essere e una possibilità per tutti ma che ora non era elaborata non da tutti in questo senso. Di fatti la mossa dell’Italia è sovente ballerina se non c’è la persona che ne afferra il contenuto, si può sballecchiare facilmente. Per esempio, il periodo in cui sono nato io che Moro in questi enunciati da sequestrato pressappoco indentifica come molto problematici, inerenti agli anni dal 1960 al 1964 ci fu indubbiamente il riaccendersi di un continuo problematico venuto dalla guerra. Certo si parlò di un colpo di stato che lo stesso Moro alleggerì o definì in questi interrogatori. Dicendo che lo stesso generale De Lorenzo che sembrò essere a capo di questo colpo di stato, in realtà fu quello che lo contenne e in certo modo smusso gli effetti di una probabile dinamica di un controllo sul controllo stesso. Moro cita il governo Tambroni come inappropriato, anche per la gestione dei servizi, e riproponendo appunto Fanfani. Ma le dinamiche che arrivavano dalla guerra si attivarono ugualmente il qualche modo, sulla possibilità e l’autorevolezza di difendere lo stato e in definitiva su un suo segreto, per ipotesi. Così sembrò ancora che per una certa gestione sia politica che dei piani regolatori e altro si sbatacchiarono anche quelli che erano i rapporti e le funzioni. Così, per esempio, dato che tutti sapevano che Mussolini era stato ammazzato per strada e che altri su supposti processi avevano fatta la medesima fine. Si pensò che lo svelamento di tali atti potesse essere un pericolo costituzionale e difatti furono in certo modo perseguite persone per bene o per male a cui non era concesso forse neanche di fare – Io dico l’esempio di mio padre che per breve tempo fece il segretario, ma poi uscì dall’apparato e dalla politica, del resto si voleva anche essere un poco liberi in questa Italia. Mio padre, per esempio, non solo aveva il fratello dentro i segreti di stato militare, ma seppur giovane nel periodo di guerra sul suo finire era direttamente a conoscenza, che ci fu bisogno di aiutare delle persone a scappare per non finire ammazzate. Ora lasciando un attimo tutta questa storia ma certi metodi abbastanza volgari e soprattutto di ipotesi di cosa siano questi segreti, a me mi fanno esprimere in questo, Caro mio che ti sei fatto anche il tuo concorso se tu non mi fai vedere la fregna di mammeta tu per me puoi essere un grandissimo testa di cazzo quando cerchi di camuffare la vita con gli stilemi.

 E quindi in quei giorni di via fani, il dramma appariva sempre più e capisci che il ridere e lo stare calmi è la cosa migliore nella vita. Che dire io me la cavai sballottando la scuola e mandandola a fanculo er mondo è bello e può cambiare, così apparve. Per Patrizio Peci, dovemmo assistere a quei processi sommari e allucinati e dove fu barbaramente condannato a morte e ucciso, il fratello Roberto. E anche l’onorevole Aldo Moro fu ucciso, come dagli stessi terroristi che vi parteciparono, quasi si dovesse rispettare una sorte di logica, e come di là delle possibilità umane.

Gradoli

Ecco pronunciando questa parola che cosa viene in mente, a cosa si può dire riferente. Perche non potrebbe essere una qualità d’uva, o anche un genere gergale per dire gradini. Gradoli è diverse cose, tra cui una via. Non è dato qui sapere di quanti parti d’Italia. Fatto sembra che il nome di Gradoli, ebbe una certa rilevanza in Italia causa e motivo di una o un sensitivo. Non ricordo esattamente se fosse un uomo o una donna. Ora si può anche dire per un certo modo di sentire questo fenomeno della sensitività, o anche con modo di sensibilità tra le persone, che ci possono far espletare molti modi empatici, o soltanto alcuni e molto personali. Così nello specifico di Gradoli, dovremmo ben spiegare perche uscì fuori dal pensiero di una persona e poté quasi essere essenziale e determinante per le sorti dell’onorevole Aldo Moro. Perche il fatto ricordato fu proprio questo episodio, quello in cui durante il rapimento dell’On. Moro, fu detto s’interpello o forse si fece presente una persona con facoltà sensitive e che indicò questo nome come riferimento del luogo dove Moro era tenuto prigioniero ed interrogato per conto del partito armato denominato Brigate Rosse. Certo forse per chi, per esempio, legge ciò per la prima volta, può benissimo immaginare che si trovasse in un momento di narrazione legato ad una guerra, per ipotesi anche la Seconda guerra mondiale. Ma torniamo un momento all’argomento della sensitività. È palese credo che il percepire sia anche pensato o fatto di una partecipazione interiore che dalle persone si comunica per mezzo di sé attraverso un sé medesimo per partecipazione. Ora, questa facoltà è legata credo molto all’individuo e alla predisposizione che pone nell’affettività come nella conoscenza di un simbiotico. Ma è bene immaginare anche che tale evento non sia soltanto nella possibilità conosciuta, ma evidentemente in quella percepita. Ciò come fosse opinabile, per il fatto che non so se immagino chi o per dove e in che momento, come sensitivo o immaginativo per l’altro. Poi può esservi una trasposizione tra un legame e un fatto, più o meno emotivamente. È evidente che in determinazione non è la persona né il luogo, né un fatto imminente forse come presente a evidenziare la partecipazione, ma una relazione tra un evento legato alla persona che si percepisce sensitivamente e la fenomenologia che si sente come altra e comunicante in sé. Per un esempio, è come se una persona sente distintamente un altro evento legato ad una persona che non vede presente, ma di cui percepisce lo stato d’animo, un’immagine astratta per invisibile o identificabile e fin anche un momento di paura per esempio con relativo, stato fisico o suono atto di un altrove altro. Ora quindi l’evoluzione nella parola, può essere solamente letta o forse ascoltata, per essere in questo modo sensitivamente evidenziata. Ora ci si potrebbe spiegare anche come si è giunti a tale collegamento. E diciamo che questa è la versione ufficiale della situazione che fu. Se vi fu in effetti una rivelazione in altro modo di questo pronunciamento per suono come Gradoli e ascolto è ciò ipotetico. E come fu, così, in quell’epoca s’iniziarono le ricerche di cosa fosse e dove fosse questo suono come Gradoli. E si immaginò in vari posti e luoghi e anche in quello dove in effetti era. Infatti, l’On. Aldo Moro era detenuto in un appartamento proprio in Via Gradoli – mi fermo un attimo per dire che tutto ciò è un fatto mnemonico e che ricordo con il nome di Gradoli, spero sia quello autentico – Ma non s’ispezionò esattamente il luogo per capire che c’era un appartamento con un’intercapedine che faceva da doppio fondo ad una stanza, e dove era tenuto prigioniero Aldo Moro. E quindi ancora ora possiamo benissimo ancora dire che quello che stava avvenendo era un continuo della guerra in tempo di pace. E proprio la mancanza di questo aut aut che non veniva percepito da chi armato faceva la guerra, come la scelta della pace della società civile, o cosiddetta. Lo stilema delle guerre partigiane la fisionomia di una sinistra democratica che lapalissiana lo stilema di una alternativa di classe. Un mondo che governava sotto la forma univoca dell’organizzazione di stato. Quindi diciamo che la persona altra non à aderito né ai difetti pregressi, della guerra, né ai difetti della logica delle armi, né alla deviazione di quelle che sono le forme consone degli apparati. In effetti i soggetti in schiavitù non erano nei giorni delle persone ma nella forma del conflitto. Ora è un bene evidenziare che le decadenze dei contenuti, nei contenuti italiani, post-bellici sono ancora presenti, e rilevanti nelle conseguenze della politica contemporanea come stratificazione non personale ma fobico politico sociale. Se sovente i metodi o procedure sono consimili, che per chi ci rimane nel mezzo appare inverosimile che esistano fisionomie di controllo pro o contro così poco distinguibili all’atto pratico – e non può che essere inverosimile che siano ancora le persone che fanno significato a tenere in essere la burocrazia dell’appropriazione del senso come vero ma falsificabile dal conflitto in sé. Insomma, il coro non potrà mai né per fisica né per senso coprire il suono di un solista di qualità, neanche falsificando il rumore. Se la libertà è come può non può dirsi lo stesso per quel che è politicamente responsabile, è un controsenso in essere senza la libertà della persona altra o civile?  

aggiungi un titolo: “Per amore solo per amore.”

Senza deroga può apparire il discorso di Dio all’essere umano sulla condizione che vive, ma ciò non implica che sia comunque una condizione di Dio per abbondanza e non relativa, quindi nello spazio dell’amore l’amore è ovunque anche se relativo nella condizione umana. Quindi Dio è ovunque anche nella condizione umana o universalmente materiale. Come l’inevitabile e il principio della condizione umana. Ma il silenzio apre l’ulteriore discorso, tra Ponzio Pilato e Gesù c’è un pensiero e un atto tra la condizione e la legge e l’assoluto come relativo la condizione umana. Pilato pone la possibilità che egli possa salvare la vita di Gesù e che il suo attributo come il suo significato diano sostanza al tempo. Gesù in analisi pone sé e il concetto dove si identifica lo stato stesso della legge umana, egli non dice aggiungi un titolo, ma proclama che il compiuto è in Dio, ma l’amore di Dio è nell’essere, non entra nel mondo relativo ma vi entra soltanto con l’amore di Dio e pone il significato non nel concetto ma nella verità – pone questo tema a Pilato, nella tua condizione la verità soccombe sempre alla legge, mentre io ti dico di una mondo dove la verità non soccombe alla morte, come potresti salvare la vita eterna, dalla vita o Dio. Il concetto che esso pubblica sulla croce è amatevi come io vi ò amato. Il discorso torna senza deroga tutto ciò che si compie torna a Dio e nell’amore, sia nell’abbandono che nell’amore relativo. Ponzio non poté giudicare Gesù, si mosse in un agire pieno di deroghe, possibilità che non riuscirono a salvare la vita sulla terra di Gesù, tale evento si protrasse in un Giudizio nel concetto che non condannò Barabba, ladro e assassino di materia e tempo, come possibilità. Che chiuse lo spazio nella morte di Giuda, come impossibilità di soccombere allo scambio tra la materia e il giudizio, “ò fatto morire un uomo giusto” sconosciuto o conosciuto che fosse il giudizio della legge si scompose nell’amore di Dio. Ciò comporta che la nostra semplice materia che ci fa sentire stanchi o forti ci induca in tentazione e paura per sopraffazione e per la sopraffazione come condizione che migliora e ti libera dalla schiavitù e giustizia per amore. Gesù pone un atto, Io sono la vita, la verità e la luce. Ora e nell’amore, come, chi crederà in me vivrà.

nella vita

Guardando e sorridendo, ci si può accorgere che nella vita nella gioia o con tristezza e come ogni giorno, che la natura esprime compitamente il proprio vivere e nella suo modo più naturale e semplice, il tempo di nascere e nutrirsi e funzionare nel modo più limpido del corpo, è lo stesso che si forma nella sua limpidezza prima del momento del morire del corpo e che impiega come lo stesso tempo di quando si è nati. Se si narrasse immaginando ciò con due fotografie, identiche, come quella di un bambino nudo che guarda disceso a pancia sotto sopra una coperta.