quel giorno in ogni tempo

Proprio in quella bella giornata, mi sentivo così rilassato e mi dissi adesso mi sdraio e mi riposo un po’ Tanto così che galleggiano nei miei pensieri e mi addormentai.

Un bel giorno, tutto quello che vi era da fare è – spassarsela, come dire, amarci che si vive e si sta. invece in questo giorno dopo che avevo dato per sentirci liberi qualcuno vide ciò come fosse un talento da amare. Dice voglio essere anche io così e incomincia a pensare come avere lo stesso potere per creare ciò che gli dice di desiderare codesto volere essere, così come fosse un peccato a voluto dire cosa fosse giusto o sbagliato, senza conoscere e capire. Mentre questa origine si compie in queste persone, mi sveglio e invece di sentire che c’è chi mi ama, sento che mi odia. E allora dico che peccato originale che avete fatto, cioè vi siete messi a desiderare di avere potere, per così invidiare e conoscere questo – mi sembra una bella onnipotenza. Non anno compreso la mia ironia e si sono messi ad odiare chiunque fosse libero proprio come in un delirio di deficienza, e, ogni giorno passano le giornate a fare ciò, non se la sanno spassare e amare, fanno del tutto perché le persone credano di invidiarmi e continuamente fanno ciò che non sanno e mi mettono in croce per vedere se li amo, non vi sembrano scemi tutti coloro che dicono di amare e continuamente fanno questo al prossimo libero come se stessi? Insomma se sapete fare una cosa meglio farla da sé chi fa da se fa per tre e insieme si ama il prossimo come se stessi.

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vinsent

Difatti quel suono nel suo orecchio, sembra esplodere altrove, in un altro luogo o parte tutto il suono e forse anche un senso. Vinsent aveva appena poco prima parlato con Goghen che incontrandosi con Vincent gli disse di avere un gran mal di testa. In quel momento vinsent stava piantando un chiodo nel muro e ascoltando goghen gli sfuggì il martello e colpi il suo dito. Al che goghen quasi sogghigno divertito. Vinsent lo guarda, dicendo, eh bene dato che ti piace fare il legislatore biblico, per di più con un gran mal di testa dovresti allora conoscere anche il tempo in cui si dice medico cura se stesso. Risponde prontamente goghen, e già allora ti chiederei il martello ti colpire le dita della mano chiedendoti se così ti colgono. Eh, appunto mi era parso risponde vinsent che come è consono di questi tempi ci sono dottori che non sanno ascoltare, e perciò sarebbe meglio fare qualcosa di altro, e se poi non sanno capire neanche ciò che gli si dice, come il ò fatto ora con te da paziente, allora dovrebbero comprendere che ànno sbagliato vita. E allora ti dico ancora se io ti chiedo questa medicina e tu fai il giudice e il medico ti chiedo chi è che sta dipingendo questo quadro che sto per appendere al muro? Goghen risponde, ma io! A questo punto Vincent prende il rasoio per la barba e si taglia l’orecchio e mostrandolo a gogen gli dice, vedi che non sei capace neanche di farmi la barba.

il grande clistere

Come in ogni giorno si aprivano le attività commerciali e seppur in quel periodo di forte crisi economica nel mondo, vi era chi aveva sempre vissuto questo suo lavorare con parsimonia disponibilità al giorno e alle cose. Ciò per motivo di gioia e piacere e piacere in quel che faceva e serenità nel vedere il prossimo. Bene ora in tutto ciò erano entrati concetti e atteggiamenti della mente che poco entravano nel piacere della giornata e molte persone fanno per alterare il senso e il significato dell’incontro come dei loro problemi. E costui così felice e parsimonioso della giornata vede venire nella sua attività di giornata svolta nel commercio persone sempre più bizzarre e sconclusionate. Chi veniva in luogo di importanza e di ricordi, che se non presti abbastanza enfasi nell’atteggiamento di ricordare, pensano che non li riconosci, e sono capaci di dire che per tale motivo sei rimbambito. Altri con la pretesa di volere i prodotti gratis dicendo esserne in diritto e ancora persone che gesticolavano e argomentavano discussioni per fare del prodotto ciò che vogliono e semmai pagarlo. E insomma in torna conto lo strano mondo dei debiti per concorrenza e degli attributi su di essi. Di cui il felice commerciante non sa di questa concorrenza , e, che immagina cose a lui sconosciute. Ora quando i magi incontrarono Gesù portarono doni e piacere, tanto da allietare le persone, ma in questa situazione del mondo catastrofico erode re sembra un baffo. Così accade che per eloquio di disfattismo le voci incominciarono a dire ogni settimana, l’attività di quella persona felice sarebbe cessata e accadde una cosa molto strana. Per rito magico o per supposizione, ogni tanto si presentava in quella attività, un mago una fattucchiera una strega, con la pretesa di essere stato il motivo della chiusura. Ciò appare inverosimile alla persona felice ancor più perché ciò non accadeva e i maghi non si sapeva cosa stessero facendo per vantare un tale merito, e ancor più chi vi li avesse mandati. Ciò che è ancora più inverosimile è che tale strani personaggi non sono per nulla conosciuti da chi professa l’attività commerciale. Or dunque tutto ciò quando nel mondo stavano crollando immensi colossi economici.

La frecatura di Dio

In una piccola cittadina, un bel paese sulla costa adriatica. dove spirano venti da est asciutti e secchi, dove il vento da nord incontra le risalite da sud, e dove spira in estate una gradevole brezza da mare la mattina, sino le dieci per poi cambiare con un venticello che scende giù dai monti sino alle colline fin nella costa al mare, aveva sempre vissuto un tale di nome Beppo detto di Fracechi. La Sua vita l’aveva vissuta in campagna, si era alternato con il fratello con una piccola pesca, di quanto in quanto per aiutarlo, e vuoi con il tempo che passava e il mondo che cambiava aveva visto i suoi figli e quelli della famiglia, un po’ alla volta allontanarsi dalla terra con cui lui aveva vissuto e aiutato i figli, che ormai chi in un modo chi in un altro erano finiti in condomini e case a schiera e qualcuno in una bella villa dove far vedere la propria auto sul piazzale. E tanto era e Tanto avevano fatto che un bel giorno il mare la terra sembrarono non andare più bene per nessuno che manche il commercio del pesce aveva più significato. Beppo diceva che era come se si vivesse sopra una nuvola, per dire come fosse importante quello e come fosse meglio quell’altro, che spesso Beppo neanche sapeva di cosa stessero parlando e doveva arrabbiarsi ma non sapeva con chi perché gli dicevano che non era più di modo, in sostanza questo era il concetto che doveva assimilare dall’insegnamento della vita dei parenti. E allora un bel giorno Beppo, disse a se stesso, va bene mi decido, lascio tutto e mi metto in un giusta casa con un po’ di terra per giardino. Detto fatto trovò questa sistemazione e, quando vide il suo nuovo giardino si disse ci pianterò degli alberi con dei frutti che qui in questo posto del mondo e dell’Italia centrale non sono mai maturati. Così piantò un po’ di limoni e qualche arancio. Passarono alcuni anni e le piante crebbero, e Beppo soddisfatto si sedeva e vedeva quei limoni che rimanevano verdi e acerbi e le arance quasi non venivano su. Disse Beppo ecco così non avrò neanche il pensiero di dover avere dei frutti maturi da raccogliare. I limoni e le arance le comprerò come ò sempre fatto, non dovrò pensare più di raccogliere i frutti della terra. Diverse persone fecero le stesse cose che fece Beppo e piantarono gli stessi alberi con lo stesso pensiero.

Un bel giorno Bebbo guardò fuori in inverno e vide che i frutti delle piante incominciavano ad essere maturi, prima i bei limoni e poi le arance, rimase stupefatto e a bocca aperta non sapendo cosa dovesse fare. Le piante incominciarono a dare frutti quasi per tutto l’anno e Beppo e anche gli altri che videro accadere le stesse cose sulle loro piante, remassero anch’esse esterrefatte per quel che vedevano. I Parenti di Beppo che non erano lì gli dissero che non poteva essere e di continuare a comperare i limoni al negozio perché se vedeva le piante colme di frutti non potevano essere buoni. E così sia Beppo che gli altri continuarono a fare per alcuni anni. In realtà chi aveva provato i limoni li trovava belli e forti di succo in inverno e freschi e saporosi in estate. Ma questo fatto non tangeva il vero significato che i limoni era meglio se pur avuti sulla pianta così bella e a portata di mano, comprarli non poteva essere che si dovesse tornare a prendere i frutti così belli e a portata di mano. Bisognava comprarli. Tanto che una volta che furono finiti i limoni da comprare in quel giorno, Beppo con un gran mal di pancia, telefonò ai parenti per dirgli che non trovava un po’ di limoni per una limonata che avrebbe fatto tanto bene, ma nessuno gli disse di coglierli dai suoi alberi – del resto nessuno di loro li aveva mai veduti, ne avevano sentito parlare da Beppo.

Ma Un Bel giorno Beppo si rivolse direttamente a Dio e gli chiese se fosse possibile che i limoni fossero buoni, perché se gli aveva dato questa fregatura, così disse Beppo a Dio, almeno non lo lasciasse nel dubbio. Così Dio stesso disse a Beppo di provare i limoni che erano buoni, ma come Beppo fece per assaggiarlo non si accorse che morì e dopo il primo morso rivolto direttamente a Dio che lo guardava disse, Buono ai proprio ragione.

 

spilonga la milonga

una delle mi stragi incradibili so senza dubio fatte de bontà. una bontà strana mi si dirà. Certo perché la bontà le sempre strana. diciavano che le cose accadono per caso, sarà, ma me mi paria che qualche volta ce mette lo zampino cacheduno. Codesto certo sembra una racconto locale in qualche sperdu paesino dell’italiana penisola molto turistica e per questo piena de gante brava e buona. E allor me dico come è mai che non mi reesce de magnar più una porchetta bona, le sempre fredda che se debbono abbattere non so ben cosa. Che se poi la scalli el grasso legger del maiale te remano su lo stomaco. Bisogna sapè qualt’è che la coce e prenderla l’ per lì. E io che son sempre un mangiator de pizza, quai che me la tocca. Faccio un appello alle pizzaiole che saran belle ma me fan prima o poi litigar con pizzaiol che non se capisce s’è marito sposo, cosa. Per non dir de la gente che così sampiccia e crea un mar de chiacchere pe li stupidi – e gà se vero che so tutti stupidi. Be’ non so dir se per questo o per antro motiv, che un bel giorno mi compro de sera una bela pizza coi quattro formagi. Che dir mentre la magnavo me senti qualche cos de strano, ma non detti caso a ciò. il di dopo mi sentì di già pesante la mattina, che a un bel punto de la mattina un po’ per core un po’ per il da fa, mentre che te camino incomincio quasi a sentir che non possa, faccio a tempo a fermar la caminata e sederme, per reprender fiato quasi me mancasse un po’ tutto. Oh me ferm proprio davanti un fiorar che a pensarve ben è come che dicessa soltanto fior no apere de ben. Comunque che par che riesco a riprender lo fiato e tornar a la casa – prendo un fonendospopio e me asculto el cor. Me mancava dico e sento che se fermav ogni tanto in attesa de saltar il battiton e ripiar. Smetto de magnar e me sdraio a riposar, voio propri vede se il cor se guastato artimico o se se po’ repia. e così digiuno e letto, poi acqua co pe’ inizia qualche cucchiain de miele, poi un fetta de prosciut, du fett così pian pain. riso scondito così. e so che vado avat e par che me repien, ma par sempre che qualcun aspeta che roba, forse che vado giù o ma succed calco d’altro. o per canuscer l’ora, ma! Certo la cosa le ben strana, come se fosse una scommessa. Saria el fegaton grasso, ma grasso de che – saria un super dos de potassion da tant fatica de smaltir ie feci che staiam stao nel pizza. Or sanni che son passati che speria de mangiar pure una porchetta calda se potese m’è gradita. Se sape non se sape la gente rompe per che se sape come per dì meio che moresse. Ma statte bono mondo che a crepa o priam o poi capita a tutte pur a me, stavolt e finit ben, quel volte come sempre se ce se la fan. le dimagrii il muscol del tempo dello sport divenu grasso, fin 25 chili che che par de esser ancor più legero nell’ander nel salir con la biciclett le colline de monti.

UuResugne

È tutto steso come fosse un mondo che si appresta al fatto dentro un sogno. È un incubo più del sogno? Sempre sogno dicasi. A insomma lo scarto della roba, ce serve o ce sta! A insomma lo rifiuto o u sordo. Dicono che tutto sembra uguale. E poi quando pesa per la vita u sordo o a monnezza. È la gloria del mondo che persa sembra vita, come fosse per dire che c’è da fare da raccogliere per giorno e settimana, come fosse mese e anno – tutta la vita. E allora uno dei tanti che guardano i tempi dice a se medesimo. A se stesso ma che sto a fare solo monnezza che me cercano più sordi de carta de quante buste de carta se trovano in giro. Cioè se la stoffa sventola io me metto sotto la stoffa che posso dire. Insomma chi ti obbliga a fa le cose anche quando non le puoi fare, come ti dicessero tu paghi io parlo. E che vuole dire che la somma dei giorni che ho accumulata pe’ monnezza me valgono più di tutti l’altri. Allora c’è soltanto un posto dove anna’ a crepa sotto la stoffa della bandiera.

Ciao nini ciao atutti stateme bene e me raccomanno nu ve la piate solo co la momezza, ma piatevela a der c…. so sicuro.

Il mezzo più buono

E che ti debbo dire, quando mi ai detto quella cosa io ciò capito tutto. Tu mi ai detto mi vuoi troppo bene e io non posso che essere nell’invidia di tutto quello che mi dai perche tu non chiedi nulla in cambio. Sei troppo intelligente e io non mi voglio amare ed essere felice, io voglio godere e invidiarti ancora di più, perche sei sempre sincero libero e mi vuoi amare sempre. Mi dedichi il tempo e i pensieri, sai essere dolce e tenero passionale e meraviglioso. E io sono sempre lì ad attendere per dirti che non ti aiuterò mai se sei con il raffreddore e anche peggio, perche ti invidio ogni volta che mi baci anche se ciò l’influenza. Mi piace farti eccitare ma poi vorrei che mi baciassi da farmi impazzire come fai. Mi piace ma t’invidio e non voglio stare con te. Voglio parlare male di te dicendo anche le bugie, così sono meglio. Va bene se fai del bene ti invidiano. Ma se tu Mafalfa vuoi essere come Dio non ce la fai. Io non voglio essere come Dio ma come te che ama me. Eh! Me pari matta, matta come una campana che suona senza capire cosa fa. Lo sai che Lucifero invidiava Dio? Perche adesso che fa? Adesso non c’è più c’è Satana ch’è l’invidia che provi tu per me che vuoi essere Dio – e quando io ti amo da Dio tu non mi ami. Non è vero! Non è vero.

Allora dimmi che mi ami e fammelo capire. Ma chi se ne freca …. e ora Mafalda mi segue

Il momento Fernandol

Io penso che la questione di maggiore interesse per il mondo del pensiero contemporaneo, sia riferito a un momento di riflessione, riguardo le dichiarazioni di Fernandol. Per chi non le conoscesse e, per chi le abbia molto ascoltate, ormai da diversi giorni in tutti media del mondo – le riassumo facendo un piccolo sunto della dichiarazione, molto lunga. Fernandol a dichiarato pubblicamente che la sua perenne erezione del pene sia dovuta alla sua impronostica dovuta all’impossibilità di non potere fare sesso autorefenziale – ovvero masturbatorio. Fernandol a aggiunto e spiegato che senza fare all’amore non può provare piacere sessuale, e, quindi eiaculare. Del resto non può concepire il sesso a pagamento e per questo lo vediamo così come ci appare, che dialoga con il mondo e vi apprezza le sue posizioni.

Ora noi che abbiamo considerato queste sue dichiarazioni, possiamo aggiungere un analisi o un pensiero. O dobbiamo, meglio attenerci nel proprio pensiero nell’ascolto delle dichiarazioni di Fernandol? È un punto interrogativo cui rispondere ognuno pensando a Fernandol e alla Sua erezione.