Terreno e Adriatico

Nella Mitica corsa dei mari anche quest’anno si è prossimi al traguardo di San Benedetto del Tronto. La domanda sulla condizione dei corridori è sintetizzata nell’attimo stesso in cui il traguardo stabilirà il vincitore. Un saluto e un riconoscimento va a tutti quelli che per motivi di gara non sono più nel gruppo dei corridori. E, allora, giunti qui possiamo pensare anche a quelli che in tanti anni ànno voluto questa gara a San Benedetto del Tronto, uno su tutti come si direbbe nel gergo espressivo per un ciclista, ricordiamo Camiscioni che antesignano dell’era del turismo e l’immagine, dal podio di presidente dell’associazione albergatori, una delle prime un poco rompiscatole in Italia nella cultura appunto del ritorno dell’immagine, dal paradiso ora come allora ci direbbe, che l’Albula è il fiume Tronto, che il fiume Tronto è il torrente Ragnola e che quest’ultimo è come il fiume Po. E al riguardo va anche una menzione al Figlio, ex giocatore della nazionale italiana di Ragbi che per ben due volte a vinto il premio per il lustro portato nel mondo al nome di San Benedetto del Tronto, e, perche non dire che non c’è due senza il tre. Certo non paragonabile forse al primo ben più ridonante del Buatto d’ora, indetto e vissuto dai più della ritonda e della sala giochi, come antesignano ed emerito premio, nonché universale stilema dell’anti lustro. Premio che con grande onore à vinto Camiscioni. E come non ricordare anche la menzione speciale la buatta d’oro, sempre offerto dai rotunderos, nata alche l’assessore alla cultura si espresse dicendo, che si doveva fare una cernia delle associazioni. E ai mitici marinai e pescatori di San Benedetto il compito, se cotta arrosto o a mo di baccala. E allora con Camiscioni amante del ciclismo, pensiamo e diciamo che se tutti i mari portano ai fiumi, la stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto è il monte Bianco. In tal modo i campioni del ciclismo, scendono fino al mare e lo attraversano, dal mare tirreno, al mare Adriatico, passando per il mediterraneo, sin nella riviera delle palme nomea vera data dal Sig. Camiscioni. E nelle rimembranze della fatica del ciclismo, sapremo se i corridori si sono riposati dopo l’ultimo giro d’Italia, con Adam Yates tra i primi in tale arduo compito. Domani ultima tappa a cronometro sul circuito di San Benedetto del Tronto, e, oggi come non fu ieri, ma ieri l’altro senza tassa di soggiorno.

primo bruno e silvia

Già ogni tanto mi tornano in mente Primo Levi e Bruno Bethleem – che dire erano altri tempi anche se molto recenti. Altri tempi perche le tematiche da cui partivano sfociavano in un’ampiezza umana, più vere. Entrambi reduci dei campi di concentramento per prigionieri di razza ebraica, come venivano definiti nelle seconda guerra mondiale dalla razza Ariana dei tedeschi. Poi certo il principio e il fine dell’aberrazione, fu economico, anche dal concetto di Stalin per oblazione della classe come genere, insomma un umanesimo contro lo standard superiore dell’attributo traslato nel concetto massa forza. Una storia umana dell’umanità ridotta dal possesso della verità come pratica sociale, cosa fare quando la forza è in noi sentirsi qualcosa e ordinare il controllo per avere una specie nel carattere come nel movimento. E così fattispecie o genere uso e consumo. E proprio da ciò che sovviene la riflessione tragica e che non vedo esemplare della morte sia di Primo che di Bruno, persone che insieme a From ànno inteso l’uomo nella sua apertura in sé per partecipare con il prossimo non soggiogato dal transfert della partecipazione e come riproduzione di ciò ch’è vero nel sé umano senza che vi sia dentro di sé presente in solitudine o prossimo in compagnia. Quando Primo e Bruno decisero di porre fine alla loro vita, anche per me che avevo conosciuto di loro soltanto il piano della letteratura mi sembrò paradossale, loro che nell’enunciazione per mezzo di fattori di crisi riuscivano a rendere propositiva l’esperienza rendendola nell’umanità per amore. Evidenti i motivi personali che si paventano ignoti rimangono tali, ma il ritorno dei comportamenti negli enunciati di fattispecie umana, genere strumentale, possa avere innescato una crisi del presente tragica che ancora mi dà tristezza che vorrei già cancellare questo articolo. Primo si è suicidato buttandosi dalla tromba delle scale, Bruno infilandosi una busta di plastica in testa sino al soffocamento.

E allora che cosa c’entra Silvia in questo, la condizione di uno stato lontano che raggiunge un presente che non sa tipici di tutti gli inneschi contro il bene. Per quando si facciano tutti i possibili incroci Silvia Romano non è palese per nessun effetto possibile che riguardi lei per quello che stava facendo, dove e in che modo. La cosa che percepii e che per questo mi fece parlare di questo evento e questa persona era appunto che soltanto chi l’à rapita si poteva salvare e salvare Silvia prima di altri eventi o concause possibili tra i balordi rapitori Silvia e i luoghi compartecipi la savana. Silvia era stata raggiunta da un principio e un fine inerente il vero concetto di persecuzione ch’è presente nel mondo in questo momento e che tanto male e cattiveria sta producendo, quello della produzione del denaro possibile nella corruzione del traffico per mezzo del controllo sulla funzione e il debito. Se non ne fai parte ti si vuol fare indebitare, partecipare derubare oltraggiare e nella superficialità perche non peggio trasformare, senza remore o pensieri. Allora cosa è accaduto? Dalle notizie che rimbalzavano in quei giorni prossimi alle feste, oltre che rapimenti e guerre sulla linea dell’Africa centrale e anche i rimbalzi della lotta contro i traffici illeciti internazionali, c’è stato il rapimento di Padre Meccalli, dico ciò sul fatto che le informazioni fossero aggiornate, che dopo 15 o 20 anni che era lì viene rapito in Niger purtroppo credo soltanto per ritorsione e odio nelle logiche di qualche conflitto, c’è il rapimento di Silvia Romano e coincidenza se ricordo bene, di lì a qualche giorno in Kenia due ragazze siciliane rimangono coinvolte in un grave incidente automobilistico, accadono altre cose nel mondo che possono essere in qualche modo legate a questi fatti. Ma quel che più conta sono alcune dinamiche. Certo il silenzio è utile e strategico, ma che dire degli interessi e logiche finanziarie tra ambienti e situazioni che si vogliono rendere confacenti – la Farnesina con Di Maio e il ministro Romano portano in Kenia soldi che l’ambasciata o il governo del Kenia, darà in rapporto di situazione economica, magari anche al volontariato in relazione, chissà. Sinceramente nei limiti del possibile mi sono reso conto che il presidente del Kenia è onesto e cerca di mettere insieme un modo autentico nel paese, poi le visione dei luoghi vanno dove possono o meglio sperano. Nell’aria dell’Africa si sono costruiti nuovi rapporti o tipi di relazione. Poi c’è l’evidente strategia di non moltiplicare i fatti sull’opinione pubblica che vuole dire a stretto contatto informazioni agli interessati qualsiasi esse siano da parte di stati Europei. Comunque qualsiasi siano le situazioni economiche non mi interessano io ò sempre il diritto di pagare le tasse anche non in proporzione dello stare che vuol dire di più. Quindi il tema reale è questo, qui ora e per me, io credo che Silvia Romano sia ancora viva è pressappoco un mio sentire e che possa avere superato quella fase della possibile incertezza del rapimento. Quando sarà libera? Spero che accada ciò presto per lei.

totò e peppino ei grandi temi

E sì! va bene, ma sbagliare è umano, perseverare nell’errore è demoniaco.

Ebbè, se so pigliati la patente.

Ma di che patente parli?

Oh bella questa, ovvio, la patente di Dio, quella di ladri e assassini.

E allora lo sai che ti dico, se la patente gliela data Dio, che ci pensi lui, perche tocca sempre a me.

Ci pensa, ci pensa.

Be’, vorrei sapere quando ci pensa?

Ma ovvio quando ci pensi tu!

Sarà, ma a me non mi pare. E vorrei sapere come ci pensa?

Ma certo che ci pensa, senti questo ragionamento, a me piace. Tu sei un baccalà

Pure!

Viceversa se fossi uno stoccafisso, faresti il palo – invece come Baccalà te ne stai appeso al sole.

Ma senti un po’ chi se la prende la patente?

Il diavolo quello che dice che vince.

E io rimango Baccalà! pure baccalà.

Naturale, quando si muore la morte se la prende la natura.

Pure il baccalà si piglia.

E certo, cosa mi fai dire, e l’anima Dio.

Si, va bene, ma allora la patente a che serve?

Ma!

il dilemma dell’informazione

le uniche notizie della situazione sul campo dei sequestrati del centro Africa l’abbiamo dai terroristi. Ovvero gli stati coinvolti nella trattativa dei riscatti del pacchetto internazionale – così può essere definito ci ànno comunicato che la linea è quella della non ingerenza nello svolgimento sia del sequestro sia del sequestrato. Per non ingerenza si intende muro relazionale tra l’evento e il terrorista con possibile strategia militare nella ricerca dell’eventuale ostaggio. Quindi le possibili ipotesi nel variegato traffico, di armi droga, soldi organi umani e prostituzione internazionale è soggetto alla ricerca del conflitto strategico. Ciò appare come una netta differenziazione dei processi delle relazioni ma gioco forza ciò che muove i soldi e chi li segue o li rende strategici nel conflitto, diviene internazionale, da un incidente automobilistico sino ad un bombardamento. Il confronto sembra, il conflitto economico su base strategica del terrorista che fa mansione a ciò, come fa mansione a ciò il circuito tipo filiera del circuito economico che si sviluppa in progress. Quindi c’è di tutto dai predoni ai sviluppatori, e di tutto può essere il rancore che si sviluppa e si frappone, come inciampare per strada con uno stronzo è pieno di imbecilli, che non si distinguono in nulla, anzi fanno logica per logica per realizzare l’inciucio o il bislacco imbroglio. Ci sono persone che non possono essere avvicinate dalla criminalità, cosiddetta, ma a tale funzione finisce per essere demandata la funzione logica, o il contrapposto gioco d’interessi. Non è difficile accorgersi di ciò e magari farne un elenco degli effetti come delle strategie che appaiono sempre come sono per sostanza e per effetto. Ma il principio non è questo ma la prosopopea della superiorità morale – e dov’è la persona – La persona superba difficilmente scopre i propri talenti al più li trasforma in amorfe intenzioni superiori può essere persino contraria a chi li vede e gli apprezza. Perche appunto è mansionata, che vuol dire niente, ed è appunto ciò che deve essere e apparire: un super pirla, affetto da potere di interessi di potere, un pirla percentillizzato nella strategia globalizzata dello svolgimento corrotto del potere controllato. Certo che puoi piantare se puoi. invece vai a fare mansione nelle scuole del mondo per sperare di essere qualche ti viene detto quando e come. Pressappoco un testa di minghia da nord a sud del mondo: un pirla esecutivo e rappresentativo che spera nella spuma. Che vuole dire, niente, appunto una minghia rappresentativa non un diplomatico da mangiare. Ma allora lì vedete questi fantasmi insieme ad altri fantasmi che rompono dovunque e chiunque, perche ànno le loro logiche e strategie, le loro verità elencate soprusi patentati. Insomma tra i due litiganti il terzo gode, ma il quarto quello che si rompe i… ci dobbiamo giocare a cocoggette prenderli ognuno per la spanna dei capelli a sbattere la testa uno contro l’altro, così forse la finiscono di dire che fanno la guerra per la pace.

Mi auguro anche che gli uffici al turismo e spettacolo, tipo Farnesina, che servono anche per opportuni adepti dei luoghi di storno e interesse, rendano conto della condizione di disperso luogo ed evento le persone che per cause più che imprecisate sono soggette di sequestro o sparizione cogente, in dove quando e perche. Che il significato sia autentico e la persona nella sua possibile espressione.

Chakama

è mattino a chakama, e il sole che già rischiara si appresta ad illuminare. Una ragazza è un poco triste è davanti la porta dove c’è una scuola. Un suo coetaneo è insieme ad altri e mostra l’orologio che porta al polso. Un adulto guarda un poco incerto come se non volesse dire io sono qui e qui accade qual che accade, succede a me come ad un altro, quando succede. La terra non sporca i piedi se ci cammini scalzo, li tinge, colora di rosso. A Chakama la luce del giorno non spegne le lampadine elettriche della notte. Tutto comincia con alcuni suoni, poi le persone con le case in mattoni come scarsi edifici, si siedono o escono per cominciare il giorno. I “villaggi” con le case di terra e fango, sono da presso e frammiste nello spazio dell’Africa. Lo spazio è così molto più grande di questo piccolo luogo descritto con gli abitanti che vi vivono. A Chakama manca una persona e gli amici e chi l’à conosciuta è lì che spera e aspetta, prega. Per questo se accadono certe cose non è triste per le cose la ragazza dinanzi la scuola. L’amico di stanza forse non rimpiange il suo letto, i bambini forse non capiscono perche debba accadere così, ma che facciamo, si può immaginare pensino. A Chakama non sappiamo quando sia accaduto quel fatto, sembra che soltanto lì lo si sappia, gli altri nel mondo potrebbero conoscerlo in ogni altro istante del tempo, letto o raccontato, come fossero le stesse voci che sanno ch’è accaduto. Come se i giorni stanno ovunque ma pochi sanno. A Chakama una giovane donna si è vestita come se dovesse mediare tra la cultura e lo spazio, come se rappresentasse lo spazio fuori dalla cultura. Vestita da regina, o Dea sacrificale e simboli ancestrali e tempi della fede, come posizione o presenza. Lei forse con questo à mediato la frutta e il pomodoro, come per sentire che il colore è come il tempo. Come fosse un fuitina che non rappresenta ma comunica. E allora anche se non gioco, certo allegria, sicuramente confidenza. Dove nasce allora l’occultamento, da una reazione delle cose senza conoscenza, da intenzione d’intendi che non sono dove sono queste persone. Dal corpo come pretesa o simbolo, dal possibile “intermedio” che copre tutto per ristabilire un senso alla persona, di volontà o coscienza o pensiero, risolve o è augurabile. Un lavoro quella della mediazione come un linguaggio decodificato e uniformato, sembra una carriera sulla possibilità del non senso, o un conflitto su cui pensare. Ma c’è di mezzo la vita della persona che trasforma e cambia e vive altro o sceglie altro, la libertà come il sentimento. Ma il costrutto si muove e non differenzia, si rappresenta non a soggetto ma è ad incombenza. Allora chi rapisce Silvia Romano cerca o esegue – sta dove le persone cercano di differenziarsi dalle ipotesi come della coscienza, come di un villaggio mussulmano dove si spera si risolva ciò che non gli è proprio. Come dell’ipotesi della presenza a Chakama di persone note perche in passato aderenti a gruppi di propaganda estremistica, viste aggirarsi nel posto. Ma la sostanza dello spazio nel tempo e nell’intenzione, ci dice di chi può imprigionando ma non fa. Il tempo tra l’esecutore e il mandate è in un rapporto o in un controllo, il collasso dell’esecutore è palese o rappresentabile, il possibile che non sa dove fa a finire che coercizione di pensiero trova per risolvere un pensiero complesso e globale, ma una reale possibilità che la vita che imprigiona dà. La strada del possibile porta alla coscienza quella dell’impossibile alla dispersione. Se dovessi esprimere un mio convincimento in questo momento è quello che l’umana possibilità di darsi possa condurre la libertà stessa alla liberazione di Silvia Romano.

kenia Africa e Silvia

 

Il Kenia è un paese tra quel che c’è e quel che appare come possibile questa storia visuale tra un moderno e un passato trova già molte contraddizioni perche forse è determinante. Un pastore sarà sempre un pastore, come l’elettricità della pioggia possibile. Difatti l’elettrico come domestico, inteso per oggetto è molto vicino all’essere come il passo e il giorno del pastore voglio dire l’energia elettrica necessaria per il funzionamento è nello stesso peso del suo passo. Ciò è soltanto energia elettrica con questo la persona è più aperta alla comunicazione distante, con il mondo. Ciò non differenzia il tempo seppur per ovvie conseguenze lo accelera. Ma tra quel che si immagina e quel che si è questa velocità è soltanto immaginaria. Tra L’essere vicini nel pensiero e lontani con il suono delle parole vi è soltanto la natura, una natura che appare più elaborata o meno in riferimento a quello che con l’elettricità naturale dell’universo abbiamo trasformato e ciò per la natura stessa del nostro stare. Per questo è immaginaria la velocità, se ti sono vicino il tempo non può essermi lontano, lontano è il suo uso nel riferimento al nostro poter essere vicino. Ora quel che appare leggero elettricamente è più vicino alla natura in quanto manufatto, come tra la differenza del suono di uno strumento elettrico o acustico. Il suono, la parola e lo sguardo, sul sorriso o il mondo della natura, questo che ci dà la vita del corpo, fa sì che il corpo umano sia nel corpo umano e con esso senza nessun altra mediazione, tra noi e il prossimo e lo spirito di Dio in noi sia esso manifesto o invisibile. Il progredire per esistere nel corpo è leggero e leggero il suo sentimento, può apparire per questo incredibilmente fragile e per ciò armonico e naturale. Nella forza e l’equilibrio spesso infrange dei tempi come apparissero primi rispetto ad altri, in realtà sono dove sono perche sono in quel che sono, spesso utili ma anche infrangenti se violenti, forse immaginari, ma più illusori, come se si è e si percepisce in conseguenza soltanto senza presenza d’animo che interiormente ci fa comprendere.

L’Africa, tra savana e deserto è la sua stessa natura un equilibrio con l’aria e il mare. Camminare nelle città sembra essere altrove ma lo spazio e il luogo sono con questo. Ora mentre in Congo si piantano alberi vicini a fiume in Mauritania San Mauro fa presenza nella difficoltà del deserto. Sicuramente se la sabbia è la materia “fossile” più abbondante in Africa ve ne sono altre che sono ben più transitorie per la vita.

Silvia, l’ultima volta che sembra che sia stata incontrata, è stato nei pressi di un fiume dove chi del posto cercandola per liberarla à visto con strana sorpresa i sui “fratelli” sparagli come per ucciderlo, per poi far sentire i loro spari ancor più nell’ambiente della savana. La determinazione e il riuscire in questo mi appare ancora molto legato a qualcosa di voluto e cercato. Gli amici di Chamaka di Silvia dissero che queste persone volevano e cercavano dei soldi, si è parlato anche in modo rapido, ma le conoscenze che avevano di Silvia Romano riguardo tale proposito non potevano essere così efficienti al riguardo. L’impossibile confusione si può essere determinata quando Silvia Romano aderì ad una raccolta fondi su di un circuito internazionale probabilmente consigliato da una amica di un altra organizzazione, in cui si pubblicizza che 30 secondi si può instaurare il rapporto che non vuole dire avere i soldi. Del resto s’è per un furto non si comprende perche lasciano il disco rigido nella stanza ch’è sempre un oggetto commerciale, ma forse non lo ànno visto, tutto è avvenuto all’aperto. Silvia Romano à una omonima che per un certo periodo lavorò per una associazione medica presente in Africa. Silvia Romano in sé è quella che appare come la vediamo nel villaggio di Chakama. Se avesse fatto quello che fa non in quel letto di Africa Milele, sarebbe stata una persona insieme ad altre persone certamente esposta al pericolo di una rapina pur vivendo con quei bambini. Forse non sappiamo se la veste il deserto o la savana, o se gli africani la proteggono e la libereranno, se qualcuno dovrà andare a prenderla o tornerà a piedi. Si crede che ciò che unisce e che differenzia di tutte le storie che si sono ascoltate in questi periodi, aprano il cielo come il sorriso.

 

Silvia Romano

Silvia Romano è il nome di una giovane donna ch’è visto pubblicato sulle pagine dell’informazioni dopo che un gruppo di persone armate, sparando e intimidendo chiunque l’anno fisicamente presa, portandola via da Chakama un paese del Kenia, dove viveva. 

Cercando il nome di Silvia Romano in internet possiamo sapere che è in un profilo Fece Book e in una associazione che si chiama africa Milele di Fano, in Italia. Abbiamo alcune informazioni sulla sua vita professionale e scolastica e delle lettere twitter in cui presenta quel che fa e aperto uno spazio aiuto economico credo PayPal per comprare un raccoglitore per l’acqua. Nelle scelte del suo profilo vi sono quelli che lei immagina possano avere un modo per dare consapevolezza in qualche forma di aiuto alle persone del posto con cui lei vive insieme.

Silvia Romano dopo una breve esperienza in Africa presso un altro profilo organizzativo va a Chakama perche dice che lì tutti gli vogliono bene e perche vuole essere più vicina e forse sola in questa esperienza, quindi parte a sue spese vivendo così a sue spese nel modo di quel luogo. è lì insieme a dei bambini orfani cui cerca d’insegnare grammatica ed espressione passando il tempo con gli amici del posto.

Silvia Romano è un viso insolito nel panorama delle abitudini pubblicitarie ei riferimenti linguistici del Suo volto, sono consoni perche meglio riferibili qualora si volessero più specificatamente invece che in modo generale. E difatti dopo il sequestro vi è una giornalista araba che fa riferimento ad un programma sul Behaviorismo dei comportamenti e delle relazioni prossime o intime in una platea insolitamente mussulmana. E con un commento che cerca di riportare tutto al senso pratico per chi ascolta dal televisore.

Il Rapimento di Silvia Romano è avvenuto in un momento in cui l’aria marchigiana di riferimento da cui è partita come organizzazione era sensibile per più motivi anche internazionalmente, per una operazione sul traffico della droga conclusasi con sequestro e arresti anche prima della consegna – ma prevedibilmente il rapporto soldi scambio à relativizzato anche gli arresti. Sul mediterraneo ci sono avvenimenti che sembrano disarticolati e senza un collegamento diretto tra loro, ma si concatenano.  In mezzo al mare c’è una nave ong con dei bambini, da lì a poco in Marocco vengono uccise da una raggruppamento di rancore personale due donne Una Norvegese e una Danese, nel tragico modo ascoltato in altre occasione, o meglio soltanto una delle due in tale modo, così sembra essere stato detto. Poi ci sono altri rapimenti oltre quelli che già vi erano in altre logiche organizzative.

Silvia Romano è così felice che la gioia che sente la fa sentire vicina alla sua famiglia, alle persone con cui vive in quel luogo e vive e agisce avendo nel cuore soltanto la profondità autentica che trova nelle relazioni che à. Sa di essere lontana e sperduta che nessuno nel mondo sa che sta facendo e che quel che fa è dentro di sé. Un modo diverso dalla palestra in cui lavorava nelle relazioni tra quel cha si e che si fa, quasi non ci fosse né una mediazione né un tramite è sola e sa soltanto che ci sono le persone che le sono vicine è felice e ce lo comunica dicendo nei suoi messaggi quel che sente e con chi e per che non per chi. Ancora sente se stessa come potrebbe non esserlo dalla differenza del clima invernale da cui viene. Giungono i rapitori sparano e feriscono alcune persone, poi si chiedono tra loro se fosse, unica milanese in quel contesto, rapidamente la prendono intimidendola dicendo al villaggio che vogliono soldi, la portano via anche nella resistenza di qualche suo amico. Chi sono che stanno facendo, costoro, è evidente che agiscono non proprio per proprio riferimento che sapevano che le persone si sarebbero opposte e perche ànno osservato Silvia Romano. Sono ragazzi della giungla finiti in un altro mondo, credono e immaginano qualcosa di questa persona e perche non percepiscono quel che realmente c’è in quel luogo. Silvia Romano diviene dirompente come persona che ride, che pensa che sogna, che vive.

 

Il lavoro, il lavoro aggiunto e un poco di quadagn

Spett.ma Redazione Di MILANO,

Ho letto sul Vs. Giornale […   Venerdì 30 ottobre pag. 6:

“… In negozio le tasse non finiscono mai….”  – Si paga tutti i giorni – Il Signor F.S. si è dimenticato i trimestri ufficio commercialista, che non sono cifre da poco.

Sono anch’io una commerciante con 35 anni di attività e di contributi sempre versati. Sono andata ora in pensione con lire 516.935 mensili. Ho cercato e cerco con tutte le mie forze di mantenere in efficienza l’attività con tanti sacrifici e rinunce. Basti pensare che non mi sono mai presa il lusso di chiudere per ferie. Ho avuto tre gravidanze ma non ho usufruito di nessuna maternità. Grazie al buon Dio che mi ha dato la salute, anche tutt’ora è così. Quando arriva l’influenza prendo un’aspirina e apro il mio negozio, seguitando ancora a pagare tutti i contributi richiesti. Tutto perche contavo di lasciare l’attività a mio figlio disoccupato. Per farla completa faccio parte degli alluvionati del Fiume Tronto del 10 Aprile di Porto D’Ascoli (A.P.) cm.130 di acqua (allego foto). Fra non molto con la minimun tax dovrò abbassare le serrande. Per me non ci sarà buona uscita. Tutto finirà così – questo è il destino del commerciante “piccola impresa”.

Si mette in dubbio che non possiamo vivere con 700 mila lire mensili. Questo quando detto in una conferenza televisiva. Si da invece certezza che dobbiamo vivere con la pensione che come ripeto è di l. 516.935  = mensili. Quello che si denuncia non ci si può vivere: con quello che ci danno ci dobbiamo vivere. MEDITATE GENTE

Vi ringrazio dell’accoglienza tra Voi.

Sprono tutti i commercianti a non prendersela più di tanto.

In fondo arrivare a questo punto è stata una nostra scelta, ed ora abbiamo quello che meritiamo

Cordiali saluti

[…….

 

 

il resto fosse un poco o tanto di decadenza burocratica che non conosce la misericordia avuta, ch’è soltanto di Dio. ma! fortuna che sia un concetto. è arte è arte. teniamola un poco da parte.

immagine (7)

Donar Leo il tappetto di capodanno

Egidio che posso dirti mi succede tutte le notti che mi pare che sia il giorno uguale alla stessa notte. E il mattino, il mattino mi sento come tutta la notte.

Leo e certo mi sembra sentire qualcosa che suona ma non si ascolta, che mi tocca mettere a posto cose come non mi accadeva prima sono come nuove perche quel che non serve più, non serve riordinare, che mi sembra un nuovo ordine di fare tutte le cose come le stessi facendo ora, come mai prima di ora.

Egidio, come se la casa mi cade in testa e mi sveglio con il rumore e la mattina piango perche vedo che non posso tornare nella mia casa, è troppo rotta.

Ma dimmi Leo se potessimo fare qualcosa lo potremmo anche fare, e che per questo mi viene in mente una certa cosa.

Egidio dimmi cosa possiamo fare, fosse che riusciamo a risolvere questo che ci successe, come ora che ce lo raccontiamo.

Allora, ascolta Donar Leo che faremo. Questa notte quando avverrà che gli incubi ti assaliranno non svegliarti, ma nel sonno insieme ad essi esci di casa e aspettami sull’uscio e quando sarò giunto, insieme io e te proprio come ci vediamo adesso andiamo in cima al vulcano e gli diremo. Senti Etna adesso voglio un poco dormire e per questo ti metto un tappetto, quando ci saremo destati Donar Leo ed Io, Egidio verremo a toglierlo.

Così, Leo ed Egidio si salutarono con la promessa di rivedersi nella notte come stabilito e così fu.