La frecatura di Dio

In una piccola cittadina, un bel paese sulla costa adriatica. dove spirano venti da est asciutti e secchi, dove il vento da nord incontra le risalite da sud, e dove spira in estate una gradevole brezza da mare la mattina, sino le dieci per poi cambiare con un venticello che scende giù dai monti sino alle colline fin nella costa al mare, aveva sempre vissuto un tale di nome Beppo detto di Fracechi. La Sua vita l’aveva vissuta in campagna, si era alternato con il fratello con una piccola pesca, di quanto in quanto per aiutarlo, e vuoi con il tempo che passava e il mondo che cambiava aveva visto i suoi figli e quelli della famiglia, un po’ alla volta allontanarsi dalla terra con cui lui aveva vissuto e aiutato i figli, che ormai chi in un modo chi in un altro erano finiti in condomini e case a schiera e qualcuno in una bella villa dove far vedere la propria auto sul piazzale. E tanto era e Tanto avevano fatto che un bel giorno il mare la terra sembrarono non andare più bene per nessuno che manche il commercio del pesce aveva più significato. Beppo diceva che era come se si vivesse sopra una nuvola, per dire come fosse importante quello e come fosse meglio quell’altro, che spesso Beppo neanche sapeva di cosa stessero parlando e doveva arrabbiarsi ma non sapeva con chi perché gli dicevano che non era più di modo, in sostanza questo era il concetto che doveva assimilare dall’insegnamento della vita dei parenti. E allora un bel giorno Beppo, disse a se stesso, va bene mi decido, lascio tutto e mi metto in un giusta casa con un po’ di terra per giardino. Detto fatto trovò questa sistemazione e, quando vide il suo nuovo giardino si disse ci pianterò degli alberi con dei frutti che qui in questo posto del mondo e dell’Italia centrale non sono mai maturati. Così piantò un po’ di limoni e qualche arancio. Passarono alcuni anni e le piante crebbero, e Beppo soddisfatto si sedeva e vedeva quei limoni che rimanevano verdi e acerbi e le arance quasi non venivano su. Disse Beppo ecco così non avrò neanche il pensiero di dover avere dei frutti maturi da raccogliare. I limoni e le arance le comprerò come ò sempre fatto, non dovrò pensare più di raccogliere i frutti della terra. Diverse persone fecero le stesse cose che fece Beppo e piantarono gli stessi alberi con lo stesso pensiero.

Un bel giorno Bebbo guardò fuori in inverno e vide che i frutti delle piante incominciavano ad essere maturi, prima i bei limoni e poi le arance, rimase stupefatto e a bocca aperta non sapendo cosa dovesse fare. Le piante incominciarono a dare frutti quasi per tutto l’anno e Beppo e anche gli altri che videro accadere le stesse cose sulle loro piante, remassero anch’esse esterrefatte per quel che vedevano. I Parenti di Beppo che non erano lì gli dissero che non poteva essere e di continuare a comperare i limoni al negozio perché se vedeva le piante colme di frutti non potevano essere buoni. E così sia Beppo che gli altri continuarono a fare per alcuni anni. In realtà chi aveva provato i limoni li trovava belli e forti di succo in inverno e freschi e saporosi in estate. Ma questo fatto non tangeva il vero significato che i limoni era meglio se pur avuti sulla pianta così bella e a portata di mano, comprarli non poteva essere che si dovesse tornare a prendere i frutti così belli e a portata di mano. Bisognava comprarli. Tanto che una volta che furono finiti i limoni da comprare in quel giorno, Beppo con un gran mal di pancia, telefonò ai parenti per dirgli che non trovava un po’ di limoni per una limonata che avrebbe fatto tanto bene, ma nessuno gli disse di coglierli dai suoi alberi – del resto nessuno di loro li aveva mai veduti, ne avevano sentito parlare da Beppo.

Ma Un Bel giorno Beppo si rivolse direttamente a Dio e gli chiese se fosse possibile che i limoni fossero buoni, perché se gli aveva dato questa fregatura, così disse Beppo a Dio, almeno non lo lasciasse nel dubbio. Così Dio stesso disse a Beppo di provare i limoni che erano buoni, ma come Beppo fece per assaggiarlo non si accorse che morì e dopo il primo morso rivolto direttamente a Dio che lo guardava disse, Buono ai proprio ragione.

 

spilonga la milonga

una delle mi stragi incradibili so senza dubio fatte de bontà. una bontà strana mi si dirà. Certo perché la bontà le sempre strana. diciavano che le cose accadono per caso, sarà, ma me mi paria che qualche volta ce mette lo zampino cacheduno. Codesto certo sembra una racconto locale in qualche sperdu paesino dell’italiana penisola molto turistica e per questo piena de gante brava e buona. E allor me dico come è mai che non mi reesce de magnar più una porchetta bona, le sempre fredda che se debbono abbattere non so ben cosa. Che se poi la scalli el grasso legger del maiale te remano su lo stomaco. Bisogna sapè qualt’è che la coce e prenderla l’ per lì. E io che son sempre un mangiator de pizza, quai che me la tocca. Faccio un appello alle pizzaiole che saran belle ma me fan prima o poi litigar con pizzaiol che non se capisce s’è marito sposo, cosa. Per non dir de la gente che così sampiccia e crea un mar de chiacchere pe li stupidi – e gà se vero che so tutti stupidi. Be’ non so dir se per questo o per antro motiv, che un bel giorno mi compro de sera una bela pizza coi quattro formagi. Che dir mentre la magnavo me senti qualche cos de strano, ma non detti caso a ciò. il di dopo mi sentì di già pesante la mattina, che a un bel punto de la mattina un po’ per core un po’ per il da fa, mentre che te camino incomincio quasi a sentir che non possa, faccio a tempo a fermar la caminata e sederme, per reprender fiato quasi me mancasse un po’ tutto. Oh me ferm proprio davanti un fiorar che a pensarve ben è come che dicessa soltanto fior no apere de ben. Comunque che par che riesco a riprender lo fiato e tornar a la casa – prendo un fonendospopio e me asculto el cor. Me mancava dico e sento che se fermav ogni tanto in attesa de saltar il battiton e ripiar. Smetto de magnar e me sdraio a riposar, voio propri vede se il cor se guastato artimico o se se po’ repia. e così digiuno e letto, poi acqua co pe’ inizia qualche cucchiain de miele, poi un fetta de prosciut, du fett così pian pain. riso scondito così. e so che vado avat e par che me repien, ma par sempre che qualcun aspeta che roba, forse che vado giù o ma succed calco d’altro. o per canuscer l’ora, ma! Certo la cosa le ben strana, come se fosse una scommessa. Saria el fegaton grasso, ma grasso de che – saria un super dos de potassion da tant fatica de smaltir ie feci che staiam stao nel pizza. Or sanni che son passati che speria de mangiar pure una porchetta calda se potese m’è gradita. Se sape non se sape la gente rompe per che se sape come per dì meio che moresse. Ma statte bono mondo che a crepa o priam o poi capita a tutte pur a me, stavolt e finit ben, quel volte come sempre se ce se la fan. le dimagrii il muscol del tempo dello sport divenu grasso, fin 25 chili che che par de esser ancor più legero nell’ander nel salir con la biciclett le colline de monti.

UuResugne

È tutto steso come fosse un mondo che si appresta al fatto dentro un sogno. È un incubo più del sogno? Sempre sogno dicasi. A insomma lo scarto della roba, ce serve o ce sta! A insomma lo rifiuto o u sordo. Dicono che tutto sembra uguale. E poi quando pesa per la vita u sordo o a monnezza. È la gloria del mondo che persa sembra vita, come fosse per dire che c’è da fare da raccogliere per giorno e settimana, come fosse mese e anno – tutta la vita. E allora uno dei tanti che guardano i tempi dice a se medesimo. A se stesso ma che sto a fare solo monnezza che me cercano più sordi de carta de quante buste de carta se trovano in giro. Cioè se la stoffa sventola io me metto sotto la stoffa che posso dire. Insomma chi ti obbliga a fa le cose anche quando non le puoi fare, come ti dicessero tu paghi io parlo. E che vuole dire che la somma dei giorni che ho accumulata pe’ monnezza me valgono più di tutti l’altri. Allora c’è soltanto un posto dove anna’ a crepa sotto la stoffa della bandiera.

Ciao nini ciao atutti stateme bene e me raccomanno nu ve la piate solo co la momezza, ma piatevela a der c…. so sicuro.

Il mezzo più buono

E che ti debbo dire, quando mi ai detto quella cosa io ciò capito tutto. Tu mi ai detto mi vuoi troppo bene e io non posso che essere nell’invidia di tutto quello che mi dai perche tu non chiedi nulla in cambio. Sei troppo intelligente e io non mi voglio amare ed essere felice, io voglio godere e invidiarti ancora di più, perche sei sempre sincero libero e mi vuoi amare sempre. Mi dedichi il tempo e i pensieri, sai essere dolce e tenero passionale e meraviglioso. E io sono sempre lì ad attendere per dirti che non ti aiuterò mai se sei con il raffreddore e anche peggio, perche ti invidio ogni volta che mi baci anche se ciò l’influenza. Mi piace farti eccitare ma poi vorrei che mi baciassi da farmi impazzire come fai. Mi piace ma t’invidio e non voglio stare con te. Voglio parlare male di te dicendo anche le bugie, così sono meglio. Va bene se fai del bene ti invidiano. Ma se tu Mafalfa vuoi essere come Dio non ce la fai. Io non voglio essere come Dio ma come te che ama me. Eh! Me pari matta, matta come una campana che suona senza capire cosa fa. Lo sai che Lucifero invidiava Dio? Perche adesso che fa? Adesso non c’è più c’è Satana ch’è l’invidia che provi tu per me che vuoi essere Dio – e quando io ti amo da Dio tu non mi ami. Non è vero! Non è vero.

Allora dimmi che mi ami e fammelo capire. Ma chi se ne freca …. e ora Mafalda mi segue

Il momento Fernandol

Io penso che la questione di maggiore interesse per il mondo del pensiero contemporaneo, sia riferito a un momento di riflessione, riguardo le dichiarazioni di Fernandol. Per chi non le conoscesse e, per chi le abbia molto ascoltate, ormai da diversi giorni in tutti media del mondo – le riassumo facendo un piccolo sunto della dichiarazione, molto lunga. Fernandol a dichiarato pubblicamente che la sua perenne erezione del pene sia dovuta alla sua impronostica dovuta all’impossibilità di non potere fare sesso autorefenziale – ovvero masturbatorio. Fernandol a aggiunto e spiegato che senza fare all’amore non può provare piacere sessuale, e, quindi eiaculare. Del resto non può concepire il sesso a pagamento e per questo lo vediamo così come ci appare, che dialoga con il mondo e vi apprezza le sue posizioni.

Ora noi che abbiamo considerato queste sue dichiarazioni, possiamo aggiungere un analisi o un pensiero. O dobbiamo, meglio attenerci nel proprio pensiero nell’ascolto delle dichiarazioni di Fernandol? È un punto interrogativo cui rispondere ognuno pensando a Fernandol e alla Sua erezione.

…. anche i miti cedono ….

Non s’offedesse Signor Vulcano

Mo se o Vesuvio sbattesse o sballasse tutto il pianeta

Bè sembra una fetecchia.

Si alzava felice e con il sorriso nel cuore Mite e tutto il mondo nù poco sallibera, come a dire nùn famme sapé – che je vò bene – Famme vive. E il pensiero tutto il giorno ravviva e dove cerca e dove fa. Proprio esposito. Quanno tutta la scena sembra da voce atturne ò a voce che persone se litiga, pè niente e non se vo di niente bisogna stare solo a sentì sto amaro sibilo de nù caffè che nùn annasce mai – non se po’ di più che succede e non se po’ capì il vuoto infranto e, o Vesuvio tutto un botto da mite a mito si infrange e fa finta di sbottare – e je dico io mo: che voi vattenné – e pè nù momente non je a faccio chiù.

Dove sta, Dove sta me dico.

Il pianto e l’abbraccio