Messere Panteon

Esattamente, il mio nome è Messere Panteon. Lo avessi saputo oggi, 25 Aprile giorno di libertà, avrei detto che di certo ò marciato convinto che la terra sta in una immensa pianura piatta di cui non si scorre la fine. Invece ò comminato sopra una sfera, anche a testa in giù, senza che me ne accorgersi. Di già, come è certo nel mio cognome vi è sì, certo un pensiero all’altitudine come espansione perche con il nome che ò sembra volessero chiamarmi, signore iddio. E comunque da quello strano, che fu il colabrodo del feudalesimo, per lì in su, e per di qui. Come dire tra la testa e il sedere, poco mi accorsi, forse, anche seppur posso ora esserne fiero, che da messere sono giunto a semplice signore, ma che con il cotanto ch’è il mio nome posso scrivere Signore. Già ma io mi chiamo Messere, ma così appare oggi come suona. E Panteon nel mio cognome, è di quasi un cagnome che dimora un po’ ovunque, come luogo dei tempi dove il pensiero andava in significato e in virtù aperse lo spazio in direzione del tutto. Oggi dunque come sempre mi dice che, chiaramente, attraverso e il momento e il contemporaneo l’umano tempo disserta tra l’utile e il dominio, senza vedere che sempre fa anche se sta. O babbo, ò fame dice il burattino Pinocchio, per divenire bambino a Geppetto il falegname che lo costruisce. E che i do figlio mio vogliamo fare con il pane, se lo troviamo già fatto, ci metto sopra un poco di olio, se lo troviamo già fatto e un poco di sale, se lo troviamo già fatto. O babbo ma chi è che fa queste cose? Pinocchio, ma il pane si fa dal grano, l’olio d’oliva, dall’oliva, lo dice il nome stesso e il sale lo lascia l’acqua del mare quando evapora. O babbo e ciò cos’è e chi lo à fatto, o bella l’avrà fatto il padre nostro ch’è nei cieli. O babbo e il papà ch’è nei cieli e chi lo à fatto? O bella si sarà fatto da sé. Proprio come me! Be’ che vuoi che ti dica Lucignolo mi sarò scoperto di fare come Dio. O babbo ò fame! Sembra che quando si ascolta questo racconto nella Cina di oggi, le persone sono prese da timore. Come si sa il ragionier Fantozzi mandato in educazione tra il senso del perche e il principio del ragionare senza un perche, fu mandato in vacanza premio in Cina. Scopri che i Cinesi avevano al posto della campagna altissimi grattacieli, e la classe operaia della campagna ora era addetta alla pulizia dei vetri dei grattacieli – sospesi nel vuoto attaccati a delle funi a pulire i vetri. Per tale motivo gli intellettuali cinesi ovunque andassero mangiavano soltanto patate a tutte le ore del giorno e anche della notte. Nessuno così avrebbe chiesto loro come si piantano e crescono, conoscendo tale risposta avrebbero potuto continuare come il ragionier Fantozzi a credere di sapere come si facessero il soldi. Quando un bel giorno ad uno di questi intellettuali, fu chiesto ciò che non avrebbe mai creduto e immaginato gli avessero, mai domandato, cioè, dopo avere pulito i vetri di un grattacielo all’interno, come si pulissero i vetri all’esterno, non avendo i grattacieli alcuna finestra. Il ragionier Fantozzi che fu presente a questo colloquio, fuggi sconcertato da tale evento, andò in Mesopotamia in cerca dei datteri da scambiare con le banane che le scimmie orango e tango mangiavano durante il giorno sdraiati sugli alberi. E alloro oggi io, Messere Panteon non riesco a comprendere come sia possibile non riuscire a separare un carciofo.

Notre Dames de Paris

Nella grande chiesa di nostra Signora di Parigi, nel pomeriggio, nei vespri viene fatta la messa eucaristica. Non vi sono tante persone tanto da riempire la chiesa, poche appaiono per l’ampiezza della navata. Essi sono nei primi banchi dinnanzi all’altare. Ciò è sovente come in Notre Dames de Paris, come nelle chiese cattolico cristiane che sono nel mondo. Se io mi sedetti in uno degli ultimi posti nella grande chiesa, sentirei il suono del suo spazio, magari con il canto di una giovane donna. Se chiudo gli occhi e guardo in terra, vedo che al posto del pavimento vi è un prato verde, e, alzando gli occhi, vedo il soffitto ch’è aperto e guardo il cielo. Sono certo in un altra chiesa ch’è un poco similare a questa di Notre Dames de Paris, proprio oggi che sono qui seduto. Mi trovo per questo breve istante nella chiesa di San Gargano, in Italia, e tornando ad aprire gli occhi in Notre Dames de Paris, per un breve momento mi sembra immaginare la chiesa che intorno all’anno mille ci fu Santo Gargano, che attirò a sé, fede e miracoli, che infilzò la spada nella roccia, trasformando l’Elza nella croce dove si inginocchiava in preghiera. Sembra che giunti in questo millennio cristiano, anche gli edifici acquisiscano un suono, una voce. Nel terremoto dell’Emilia alcuni di essi, di storie del tempo di Gargano, è sembrato liberassero quel tempo e dopo mille anni anche la terra si è aperta naturalmente con il crollo di quegli edifici. Nell’incendio del tetto della cattedrale di Nostra Signora, con la foresta di alberi che bruciava sopra nelle innumerevoli travi del tetto anche i gogol disegnati nelle pietre scolpite che la rivestono, ànno sbuffato nel calore il loro soffio di giallo. Nelle fiammate pure e immacolate, senza inquinare l’aria, ogni tanto avevano il colore giallo. Mi sono domandato, dicendomi forse nella sua lunga storia i campanari che custodivano il tetto davano alle travi dello zolfo per proteggerle. E quelle soffiate le fiamme alimentate da alberi di antico lignaggio di quercia o grandi abeti d’incenso, ànno restituito l’umore nel colore delle fiamme. Notre dames de Paris appartiene a quei libri aperti che furono sempre le chiese, ampliando le sue pagine in mostra. Prima dell’era della riproduzione, i libri che si moltiplicavano erano le chiese che a manifesto del Pittore Giotto aprivano la spiegazione del tempo evangelico del Francescanesimo di San Francesco di Assisi. Le chiese di Notre Dames danno alla lettura come diedero per vocazione forse arbitraria, ma viva nel pensiero di ogni persona, tra la dimensione di un mondo sacro che si immerge in un mondo umano. Questi luoghi ànno mantenuto questo fascino, né discreto, né indiscreto può dirsi, ma manifesto del silenzio del suono dello spazio. La cattedrale di Notre Dames de Paris, à veduto, così si può dire il tempo e le situazioni umane di tanta gente, e, di molti momenti personali, della gente d’Europa e Francese, non soltanto di gioia ma anche tragici. La sua manifestazione estetica, fa liete e sorridenti, riflessive anche nello sguardo le persone che si trovano a Parigi. Ora, c’è il tempo di comunicare il da farsi per sentire che con la cattedrale di Notre Dames de Paris c’è il tempo per esservi in vicinanza interiore e comunicativa, nel silenzio o in un vuoto spazio. Oggi all’ora del vespro.

criptico

che à pensarci sembra musicale. forse come se aspettasse e insieme accadesse. e il maestro che svolge una mansione o forse non c’è. chi si crede si sente quasi deficiente oppure fa il cannibale e si crede onnipotente. sembrano due superstizioni belle e buone. ma vattela a pesca, cercala così che tanto non si sa se si trova. allora se la superstizione delira, il superstizioso è sordo o forse invisibile. come di chiamo come di dico se tu capisci che stai a fare. Fa No. come a dire non in Fa, oppure fa n do diesis, oppure Fa no Diesis. tanto inverecondo è il mondo che sobbalza con una partitura, quasi un timbro per la censura. passa invisibile e a chi pensa, che ti pensa. certo forse è soltanto un bolero un poco stonato ma la musica segue l’immagine che fa. non te ne interessare tutti la vedono ma nessuno se ne accorge, ma ciò è in un altra parte. sembra un altro racconto ma chissà. l’amore non si placa, e il dilemma del ci si crede cerca di essere ma non riesce ad apparire. non possono esservi altre imitazioni di ciò che non si può d’esservi di imitabile. il pensiero e l’attesa sono certamente identici è il fa diesis che non sa ancora di esservi?

 

Dora e Giovanni

Chi sono Dora e Giovanni. Mi viene da pensare due persone che si sono sposate per vivere insieme e amarsi. E allora, lei diviene per vocazione e lavoro ostetrica, figlia di un ufficiale delle poste, impiegato dello stato, quindi. Dora svolse la sua professione sia in forma autonoma che al servizio dello stato. Giovanni, macellaio di discendenza, si trasferisce dal paese dove vive e ricominciare da macellaio, dopo, aver avuto diverbi di vedute professionali con il padre. Entrambi, sia Dora che Giovanni, si trasferiscono nel paese dove si incontreranno. Quando decidono si sposarsi, Dora è vedova e madre di due figlie, dopo il matrimonio nasceranno altri due figli, un maschio e un altra femmina. Giovanni da solo è già riuscito ad avviare una macelleria sua e comprare casa. Ora i caratteri e le cose che accadono nel mondo e in particolare dove vivono ci mostrano anche il loro esservi con il loro carattere. Dora ch’è sempre molto energica, e Giovanni anche molto paratico economicamente. Tanto che un bel dì giunsero a dei diverbi. Dora fece molto per la sua famiglia, ma non soltanto, per altre sia di parenti, e altre e in genere dove e come poteva, anche nelle ostilità sociali che si manifestarono in tempi di fame e di guerra. Giovanni, contro ogni guerra, e in ragione di ciò anche per avere già perso il fratello in Grecia. E pertanto è che Dora per generosità dava più di quel che aveva tanto lo stipendio torna, come economia e quello che si dà di sé lo vede Dio. Era per questo Dora nella sua generosità molto economa, tanto che a distanza di tanto tempo i suoi nipoti vedono e usano il corredo dato alle figlie, Dora che non buttava un sacchetto di carta della spesa, perche era uno spreco. Giovanni, paradosso del giusto, una volta ospitò in casa sua un povero e amico, che mangiava a tavola al posto di capotavola, cui si voleva addossare la colpa di una calunnia, o fraintendimento legale che aveva coinvolto Giovanni, nel disorientamento delle persone nel tempo di guerra. Così un bel giorno, Giovanni e Dora decisero su proposta di Giovanni, che Dora con i suoi soldi poteva farci quel che riteneva giusto, ma lui doveva pensare a far quadrare i conti. Un giorno un nipote di Dora vide che aveva una fede grigia e chiese perche, forse la risposta che Dora gli disse fu: per comprare il pane. Dora tenne quella fede, anche dopo, l’altra la diete alla patria, credo perche qualcuno aveva piantato il grano nell’impero africano.

Del resto ora il mondo è cambiato, pensate all’Inghilterra prima della regina Elisabetta, prima erano rimbambiti, dopo rintronati, dalla musica dei Bitols.

Terreno e Adriatico

Nella Mitica corsa dei mari anche quest’anno si è prossimi al traguardo di San Benedetto del Tronto. La domanda sulla condizione dei corridori è sintetizzata nell’attimo stesso in cui il traguardo stabilirà il vincitore. Un saluto e un riconoscimento va a tutti quelli che per motivi di gara non sono più nel gruppo dei corridori. E, allora, giunti qui possiamo pensare anche a quelli che in tanti anni ànno voluto questa gara a San Benedetto del Tronto, uno su tutti come si direbbe nel gergo espressivo per un ciclista, ricordiamo Camiscioni che antesignano dell’era del turismo e l’immagine, dal podio di presidente dell’associazione albergatori, una delle prime un poco rompiscatole in Italia nella cultura appunto del ritorno dell’immagine, dal paradiso ora come allora ci direbbe, che l’Albula è il fiume Tronto, che il fiume Tronto è il torrente Ragnola e che quest’ultimo è come il fiume Po. E al riguardo va anche una menzione al Figlio, ex giocatore della nazionale italiana di Ragbi che per ben due volte a vinto il premio per il lustro portato nel mondo al nome di San Benedetto del Tronto, e, perche non dire che non c’è due senza il tre. Certo non paragonabile forse al primo ben più ridonante del Buatto d’ora, indetto e vissuto dai più della ritonda e della sala giochi, come antesignano ed emerito premio, nonché universale stilema dell’anti lustro. Premio che con grande onore à vinto Camiscioni. E come non ricordare anche la menzione speciale la buatta d’oro, sempre offerto dai rotunderos, nata alche l’assessore alla cultura si espresse dicendo, che si doveva fare una cernia delle associazioni. E ai mitici marinai e pescatori di San Benedetto il compito, se cotta arrosto o a mo di baccala. E allora con Camiscioni amante del ciclismo, pensiamo e diciamo che se tutti i mari portano ai fiumi, la stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto è il monte Bianco. In tal modo i campioni del ciclismo, scendono fino al mare e lo attraversano, dal mare tirreno, al mare Adriatico, passando per il mediterraneo, sin nella riviera delle palme nomea vera data dal Sig. Camiscioni. E nelle rimembranze della fatica del ciclismo, sapremo se i corridori si sono riposati dopo l’ultimo giro d’Italia, con Adam Yates tra i primi in tale arduo compito. Domani ultima tappa a cronometro sul circuito di San Benedetto del Tronto, e, oggi come non fu ieri, ma ieri l’altro senza tassa di soggiorno.

primo bruno e silvia

Già ogni tanto mi tornano in mente Primo Levi e Bruno Bethleem – che dire erano altri tempi anche se molto recenti. Altri tempi perche le tematiche da cui partivano sfociavano in un’ampiezza umana, più vere. Entrambi reduci dei campi di concentramento per prigionieri di razza ebraica, come venivano definiti nelle seconda guerra mondiale dalla razza Ariana dei tedeschi. Poi certo il principio e il fine dell’aberrazione, fu economico, anche dal concetto di Stalin per oblazione della classe come genere, insomma un umanesimo contro lo standard superiore dell’attributo traslato nel concetto massa forza. Una storia umana dell’umanità ridotta dal possesso della verità come pratica sociale, cosa fare quando la forza è in noi sentirsi qualcosa e ordinare il controllo per avere una specie nel carattere come nel movimento. E così fattispecie o genere uso e consumo. E proprio da ciò che sovviene la riflessione tragica e che non vedo esemplare della morte sia di Primo che di Bruno, persone che insieme a From ànno inteso l’uomo nella sua apertura in sé per partecipare con il prossimo non soggiogato dal transfert della partecipazione e come riproduzione di ciò ch’è vero nel sé umano senza che vi sia dentro di sé presente in solitudine o prossimo in compagnia. Quando Primo e Bruno decisero di porre fine alla loro vita, anche per me che avevo conosciuto di loro soltanto il piano della letteratura mi sembrò paradossale, loro che nell’enunciazione per mezzo di fattori di crisi riuscivano a rendere propositiva l’esperienza rendendola nell’umanità per amore. Evidenti i motivi personali che si paventano ignoti rimangono tali, ma il ritorno dei comportamenti negli enunciati di fattispecie umana, genere strumentale, possa avere innescato una crisi del presente tragica che ancora mi dà tristezza che vorrei già cancellare questo articolo. Primo si è suicidato buttandosi dalla tromba delle scale, Bruno infilandosi una busta di plastica in testa sino al soffocamento.

E allora che cosa c’entra Silvia in questo, la condizione di uno stato lontano che raggiunge un presente che non sa tipici di tutti gli inneschi contro il bene. Per quando si facciano tutti i possibili incroci Silvia Romano non è palese per nessun effetto possibile che riguardi lei per quello che stava facendo, dove e in che modo. La cosa che percepii e che per questo mi fece parlare di questo evento e questa persona era appunto che soltanto chi l’à rapita si poteva salvare e salvare Silvia prima di altri eventi o concause possibili tra i balordi rapitori Silvia e i luoghi compartecipi la savana. Silvia era stata raggiunta da un principio e un fine inerente il vero concetto di persecuzione ch’è presente nel mondo in questo momento e che tanto male e cattiveria sta producendo, quello della produzione del denaro possibile nella corruzione del traffico per mezzo del controllo sulla funzione e il debito. Se non ne fai parte ti si vuol fare indebitare, partecipare derubare oltraggiare e nella superficialità perche non peggio trasformare, senza remore o pensieri. Allora cosa è accaduto? Dalle notizie che rimbalzavano in quei giorni prossimi alle feste, oltre che rapimenti e guerre sulla linea dell’Africa centrale e anche i rimbalzi della lotta contro i traffici illeciti internazionali, c’è stato il rapimento di Padre Meccalli, dico ciò sul fatto che le informazioni fossero aggiornate, che dopo 15 o 20 anni che era lì viene rapito in Niger purtroppo credo soltanto per ritorsione e odio nelle logiche di qualche conflitto, c’è il rapimento di Silvia Romano e coincidenza se ricordo bene, di lì a qualche giorno in Kenia due ragazze siciliane rimangono coinvolte in un grave incidente automobilistico, accadono altre cose nel mondo che possono essere in qualche modo legate a questi fatti. Ma quel che più conta sono alcune dinamiche. Certo il silenzio è utile e strategico, ma che dire degli interessi e logiche finanziarie tra ambienti e situazioni che si vogliono rendere confacenti – la Farnesina con Di Maio e il ministro Romano portano in Kenia soldi che l’ambasciata o il governo del Kenia, darà in rapporto di situazione economica, magari anche al volontariato in relazione, chissà. Sinceramente nei limiti del possibile mi sono reso conto che il presidente del Kenia è onesto e cerca di mettere insieme un modo autentico nel paese, poi le visione dei luoghi vanno dove possono o meglio sperano. Nell’aria dell’Africa si sono costruiti nuovi rapporti o tipi di relazione. Poi c’è l’evidente strategia di non moltiplicare i fatti sull’opinione pubblica che vuole dire a stretto contatto informazioni agli interessati qualsiasi esse siano da parte di stati Europei. Comunque qualsiasi siano le situazioni economiche non mi interessano io ò sempre il diritto di pagare le tasse anche non in proporzione dello stare che vuol dire di più. Quindi il tema reale è questo, qui ora e per me, io credo che Silvia Romano sia ancora viva è pressappoco un mio sentire e che possa avere superato quella fase della possibile incertezza del rapimento. Quando sarà libera? Spero che accada ciò presto per lei.

totò e peppino ei grandi temi

E sì! va bene, ma sbagliare è umano, perseverare nell’errore è demoniaco.

Ebbè, se so pigliati la patente.

Ma di che patente parli?

Oh bella questa, ovvio, la patente di Dio, quella di ladri e assassini.

E allora lo sai che ti dico, se la patente gliela data Dio, che ci pensi lui, perche tocca sempre a me.

Ci pensa, ci pensa.

Be’, vorrei sapere quando ci pensa?

Ma ovvio quando ci pensi tu!

Sarà, ma a me non mi pare. E vorrei sapere come ci pensa?

Ma certo che ci pensa, senti questo ragionamento, a me piace. Tu sei un baccalà

Pure!

Viceversa se fossi uno stoccafisso, faresti il palo – invece come Baccalà te ne stai appeso al sole.

Ma senti un po’ chi se la prende la patente?

Il diavolo quello che dice che vince.

E io rimango Baccalà! pure baccalà.

Naturale, quando si muore la morte se la prende la natura.

Pure il baccalà si piglia.

E certo, cosa mi fai dire, e l’anima Dio.

Si, va bene, ma allora la patente a che serve?

Ma!

il dilemma dell’informazione

le uniche notizie della situazione sul campo dei sequestrati del centro Africa l’abbiamo dai terroristi. Ovvero gli stati coinvolti nella trattativa dei riscatti del pacchetto internazionale – così può essere definito ci ànno comunicato che la linea è quella della non ingerenza nello svolgimento sia del sequestro sia del sequestrato. Per non ingerenza si intende muro relazionale tra l’evento e il terrorista con possibile strategia militare nella ricerca dell’eventuale ostaggio. Quindi le possibili ipotesi nel variegato traffico, di armi droga, soldi organi umani e prostituzione internazionale è soggetto alla ricerca del conflitto strategico. Ciò appare come una netta differenziazione dei processi delle relazioni ma gioco forza ciò che muove i soldi e chi li segue o li rende strategici nel conflitto, diviene internazionale, da un incidente automobilistico sino ad un bombardamento. Il confronto sembra, il conflitto economico su base strategica del terrorista che fa mansione a ciò, come fa mansione a ciò il circuito tipo filiera del circuito economico che si sviluppa in progress. Quindi c’è di tutto dai predoni ai sviluppatori, e di tutto può essere il rancore che si sviluppa e si frappone, come inciampare per strada con uno stronzo è pieno di imbecilli, che non si distinguono in nulla, anzi fanno logica per logica per realizzare l’inciucio o il bislacco imbroglio. Ci sono persone che non possono essere avvicinate dalla criminalità, cosiddetta, ma a tale funzione finisce per essere demandata la funzione logica, o il contrapposto gioco d’interessi. Non è difficile accorgersi di ciò e magari farne un elenco degli effetti come delle strategie che appaiono sempre come sono per sostanza e per effetto. Ma il principio non è questo ma la prosopopea della superiorità morale – e dov’è la persona – La persona superba difficilmente scopre i propri talenti al più li trasforma in amorfe intenzioni superiori può essere persino contraria a chi li vede e gli apprezza. Perche appunto è mansionata, che vuol dire niente, ed è appunto ciò che deve essere e apparire: un super pirla, affetto da potere di interessi di potere, un pirla percentillizzato nella strategia globalizzata dello svolgimento corrotto del potere controllato. Certo che puoi piantare se puoi. invece vai a fare mansione nelle scuole del mondo per sperare di essere qualche ti viene detto quando e come. Pressappoco un testa di minghia da nord a sud del mondo: un pirla esecutivo e rappresentativo che spera nella spuma. Che vuole dire, niente, appunto una minghia rappresentativa non un diplomatico da mangiare. Ma allora lì vedete questi fantasmi insieme ad altri fantasmi che rompono dovunque e chiunque, perche ànno le loro logiche e strategie, le loro verità elencate soprusi patentati. Insomma tra i due litiganti il terzo gode, ma il quarto quello che si rompe i… ci dobbiamo giocare a cocoggette prenderli ognuno per la spanna dei capelli a sbattere la testa uno contro l’altro, così forse la finiscono di dire che fanno la guerra per la pace.

Mi auguro anche che gli uffici al turismo e spettacolo, tipo Farnesina, che servono anche per opportuni adepti dei luoghi di storno e interesse, rendano conto della condizione di disperso luogo ed evento le persone che per cause più che imprecisate sono soggette di sequestro o sparizione cogente, in dove quando e perche. Che il significato sia autentico e la persona nella sua possibile espressione.

Chakama

è mattino a chakama, e il sole che già rischiara si appresta ad illuminare. Una ragazza è un poco triste è davanti la porta dove c’è una scuola. Un suo coetaneo è insieme ad altri e mostra l’orologio che porta al polso. Un adulto guarda un poco incerto come se non volesse dire io sono qui e qui accade qual che accade, succede a me come ad un altro, quando succede. La terra non sporca i piedi se ci cammini scalzo, li tinge, colora di rosso. A Chakama la luce del giorno non spegne le lampadine elettriche della notte. Tutto comincia con alcuni suoni, poi le persone con le case in mattoni come scarsi edifici, si siedono o escono per cominciare il giorno. I “villaggi” con le case di terra e fango, sono da presso e frammiste nello spazio dell’Africa. Lo spazio è così molto più grande di questo piccolo luogo descritto con gli abitanti che vi vivono. A Chakama manca una persona e gli amici e chi l’à conosciuta è lì che spera e aspetta, prega. Per questo se accadono certe cose non è triste per le cose la ragazza dinanzi la scuola. L’amico di stanza forse non rimpiange il suo letto, i bambini forse non capiscono perche debba accadere così, ma che facciamo, si può immaginare pensino. A Chakama non sappiamo quando sia accaduto quel fatto, sembra che soltanto lì lo si sappia, gli altri nel mondo potrebbero conoscerlo in ogni altro istante del tempo, letto o raccontato, come fossero le stesse voci che sanno ch’è accaduto. Come se i giorni stanno ovunque ma pochi sanno. A Chakama una giovane donna si è vestita come se dovesse mediare tra la cultura e lo spazio, come se rappresentasse lo spazio fuori dalla cultura. Vestita da regina, o Dea sacrificale e simboli ancestrali e tempi della fede, come posizione o presenza. Lei forse con questo à mediato la frutta e il pomodoro, come per sentire che il colore è come il tempo. Come fosse un fuitina che non rappresenta ma comunica. E allora anche se non gioco, certo allegria, sicuramente confidenza. Dove nasce allora l’occultamento, da una reazione delle cose senza conoscenza, da intenzione d’intendi che non sono dove sono queste persone. Dal corpo come pretesa o simbolo, dal possibile “intermedio” che copre tutto per ristabilire un senso alla persona, di volontà o coscienza o pensiero, risolve o è augurabile. Un lavoro quella della mediazione come un linguaggio decodificato e uniformato, sembra una carriera sulla possibilità del non senso, o un conflitto su cui pensare. Ma c’è di mezzo la vita della persona che trasforma e cambia e vive altro o sceglie altro, la libertà come il sentimento. Ma il costrutto si muove e non differenzia, si rappresenta non a soggetto ma è ad incombenza. Allora chi rapisce Silvia Romano cerca o esegue – sta dove le persone cercano di differenziarsi dalle ipotesi come della coscienza, come di un villaggio mussulmano dove si spera si risolva ciò che non gli è proprio. Come dell’ipotesi della presenza a Chakama di persone note perche in passato aderenti a gruppi di propaganda estremistica, viste aggirarsi nel posto. Ma la sostanza dello spazio nel tempo e nell’intenzione, ci dice di chi può imprigionando ma non fa. Il tempo tra l’esecutore e il mandate è in un rapporto o in un controllo, il collasso dell’esecutore è palese o rappresentabile, il possibile che non sa dove fa a finire che coercizione di pensiero trova per risolvere un pensiero complesso e globale, ma una reale possibilità che la vita che imprigiona dà. La strada del possibile porta alla coscienza quella dell’impossibile alla dispersione. Se dovessi esprimere un mio convincimento in questo momento è quello che l’umana possibilità di darsi possa condurre la libertà stessa alla liberazione di Silvia Romano.